Un giudice “speciale”
Non intendo ripercorrere la prestigiosa carriera e l’impegno “plurale” di Giacomo nell’istituzione giudiziaria, vorrei solo ricordarne alcuni tratti che ne facevano una persona straordinaria e perciò un giudice “speciale”.
Quando si discuteva Giacomo privilegiava l’ascolto delle ragioni degli altri per poi esprimere la sua opinione, con libertà assoluta ma con moderazione e rispetto: il suo animo gentile gli valeva l’attenzione e spesso l’adesione dell’interlocutore.
Era indipendente, scrupoloso e attento alla ricostruzione dei fatti prima ancora di trarre le conclusioni in linea di diritto, perché come uomo di grande cultura sapeva bene quanto fosse importante tenere insieme i valori della verità e della giustizia.
La virtù che meglio definisce la figura del magistrato Giacomo e ne evidenzia l’originario stampo nuorese a me è sempre sembrata l’umiltà dello studioso, accompagnata dal silenzioso coraggio delle scelte decisorie.
Il suo recente e inedito impegno giudiziario a San Marino come giudice di appello prima e di legittimità poi lo ha visto protagonista di una rinnovata e apprezzatissima stagione di “collegialità culturale” con Renato Bricchetti, Gianfranco Iadecola e altri magistrati o professori universitari italiani in pensione.
Non riesco a immaginare di non poter più dialogare in presenza o da remoto con jamesmog@libero.it o con l’asinello del suo WhatsApp, ancora non ci credo.
Giovanni Canzio
Avvocati e magistrati: con Giacomo, un progetto condiviso
Il ricordo del presidente Giacomo Fumu è per me legato ai convegni siracusani dell’ISISC allora diretto da Luisella De Cataldo e alla breve stagione del Laboratorio su esame e contresame di Ettore Randazzo. La qualità di quei due grandi protagonisti di una fertile stagione intellettuale dice tutto di Giacomo, del suo impegno e delle sue idee.
È passato poco più di un decennio, ma sembra quasi un’era geologica: ci fu un tempo in cui era possibile che avvocati e magistrati potessero pensare a progetti comuni, sentirsi parte di un’assemblea di valori culturali condivisi, lavorare insieme ad idee di cambiamento su temi come la prova scientifica, materia cui da presidente della prestigiosa quarta sezione della cassazione diede un contributo determinante. Ricordo la stesura di protocolli, la preparazione di convegni e le conversazioni che partendo dal diritto scivolavano sulla vita vissuta e le confidenze personali. C’era molto da discutere allora: la prova scientifica aveva fatto una potente irruzione nel processo penale. Si trattava di governare un fenomeno inarrestabile: la sua sezione sfornava sentenze che ancora oggi costituiscono pietre miliari grazie a magistrati di primissimo ordine. E non era sempre facile mediare tra personalità di grande livello ed altrettanto difficile carattere. Ha legato il suo nome ad alcune fondamentali sentenze in tema di gestione del rischio, definizione dei limiti della posizione di garanzia, i contorni della colpa omissiva ed una più precisa determinazione del concetto di prevedibilità dell’evento. Basti citare le sentenze sul disastro ferroviario di Viareggio e l’alluvione di Genova. Ricordo alcune conversazioni nei convegni sulla possibilità di applicare i principi epistemologici della sentenza Cozzini anche alle scienze cognitive applicate al processo penale. Quella stagione così fervida durò poco e si è spenta: proprio oggi che la sfida dell’ IA pone nuovi interrogativi che sicuramente lo avrebbero appassionato. Era un uomo elegante e discreto e con passo leggero e dolce se ne è andato. Spero che il suo esempio, il suo modo di essere gli sopravvivano
Cataldo Intrieri
Lo sconfinato amore per l’essere magistrato
Giacomo Fumu ha offerto, lungo tutto il suo percorso professionale e anche dopo la cessazione dalle funzioni, un’immagine alta e rigorosa di magistrato.
Non ho titolo per soffermarmi sulle sue qualità di giudice penale o di consigliere e di presidente di sezione della Corte di cassazione. Altri, con piena cognizione, potranno farlo. Ciò che resta invece, anche per chi lo ha conosciuto in contesti diversi, è il modo in cui ha continuato a essere magistrato, ben oltre l’esercizio attivo delle funzioni.
In lui si coglieva la continuità di un legame profondo con la magistratura, vissuta non come semplice appartenenza istituzionale, ma come scelta di vita. Un legame rimasto integro, anzi forse ancora più consapevole quando la distanza dagli impegni giudiziari avrebbe potuto attenuare l’attenzione e invece gli ha consentito di regalarci spazio di riflessione cocciutamente autonoma e indipendente.
La sua esperienza alla Scuola Superiore della Magistratura restituisce bene questo tratto, espressivo di uno sconfinato amore per l’essere magistrato, mai peraltro esibito – …mi metto in un angolino… – mai retorico ed invece riconoscibile in un modo di essere insieme colto, autoironico e profondamente umano, capace di tenere uniti rigore culturale e consapevolezza dei limiti, senso istituzionale e misura.
Fumu ha continuato a interrogarsi e a sollecitare gli altri a interrogarsi sul futuro della magistratura, sul suo ruolo nella società, sulle trasformazioni in atto e sui rischi che esse comportano. Non c’era in questo atteggiamento alcun compiacimento né distacco, ma una partecipazione vigile che non rinunciava mai alla libertà del giudizio.
Le sue riflessioni sulla formazione e, in particolare, sulla “scommessa” affidata alla Scuola dalla riforma Cartabia di concorrere alla preparazione degli aspiranti magistrati mostrano bene quanto egli percepisse il nesso profondo tra formazione e identità della funzione giudiziaria. Non si doveva promuovere, nella sua prospettiva, unicamente una Scuola capace di trasmettere nozioni tecniche, ma di contribuire a formare un certo modo di essere magistrato, consapevole dei principi, capace di ragionamento attento ai diritti, disponibile al confronto.
Rimangono nel foro interno gli ultimi messaggi, gli ultimi incoraggiamenti, gli ultimi sorrisi, le ultime parole sussurrate con naturale semplicità, ma capaci di lasciare un segno che oggi avvertiamo ancora più profondo. Grazie, Giacomo.
Roberto Giovanni Conti
Il Presidente della Commissione esami di Magistratura
Ho conosciuto Giacomo a Roma nel 2007 perché era il Presidente della Commissione esami di Magistratura, di cui ero componente, e sino al 2009 ho potuto godere dei suoi insegnamenti, non solo giuridici, e apprezzare il modo capace, autorevole, signorile e al tempo stesso fermo con cui svolgeva il ruolo. Ho potuto godere anche, e mi sento fortunata per questo, della sua amicizia autentica e solida. Con Giacomo abbiamo condiviso, assieme anche ad altri componenti della Commissione con cui si era saldata una calorosa vicinanza, tanti momenti di intenso lavoro e anche tanti preziosi momenti liberi, dove ci si conosceva meglio scherzando e apprezzando la ottima cucina del Cadorna o del Garigliano, suoi posti preferiti.
Abbiamo cercato dopo il 2009, terminati i lavori della Commissione, di ritrovarci con periodicità e costanza e ci siamo riusciti quasi ogni anno, sia a Roma che nei luoghi di alcuni di noi per le vacanze, e sono felice di aver potuto stare ancora con Giacomo sia nelle montagne delle Dolomiti, che saliva con passo costante e sportivo, che al mare di Sestri, di Albarella, di La Maddalena, di Cagliari. Ricordo con nostalgia i racconti di Giacomo sulle cose della vita, ricordo le sue abitudini, ricordo in particolare Giacomo mentre cantava una canzone sarda di sera quando eravamo tutti seduti vicino al mare con un bicchierino di filu e ferru e il suo viso ci diceva quanto era legato a quest’isola di Sardegna.
Carissimo Giacomo grazie ancora per tutto quello che mi hai insegnato, per il tuo aiuto e la tua vicinanza sempre, nel lavoro e nella vita. Buon cammino caro Giacomo nel posto dove sei ora e noi siamo ancora con te.
Manuela Fasolato
Un Giudice, affidabile e umano
Se esiste una sintesi tra autorevolezza e semplicità, levatura professionale e candida umanità, Giacomo Fumu l’ha mirabilmente incarnata. Ovunque ho avuto la fortuna di incontrarlo, nel comune lavoro giudiziario, alla Scuola di Magistratura, così come in contesti associativi in cui entrambi abbiamo militato e militiamo, Giacomo è stato sempre un formidabile compagno d’esperienza. Mai inopportuno o sopra le righe, assertivo o sostenuto, sempre pronto al confronto, invece, con l’umiltà del perenne principiante e un pacato rispetto per l’ascolto e l’attenzione. E anche per il dubbio. Si, il dubbio. Perché nel suo corredo umano domandare e domandarsi era la regola; non per esitazione o peggio per diffidenza, ma come tramite di persuasione; un habitus perfetto, per non dire ideale, del vero giudice, affidabile e umano.
Un giudice in sneakers e polo, tanta grandezza intellettuale e altrettanta semplicità formale; insomma, per dirla alla David Bowie, un autorevolissimo absolute beginner, la cui perdita lascia tutti noi dolorosamente sorridenti in suo omaggio.
Dino Petralia
Una parola che costruisce, sempre di
Quando sapevi che nelle riunioni, negli incontri, nei convegni c’era lui sapevi che avresti certamente vissuto una esperienza fatta di una accoglienza intellettuale naturale e di una comunicazione che era sempre una costruzione. Incontrare Giacomo Fumu era questo.
La prima volta che mi capitò di incrociarlo da studiosa fu ad un convegno. E quella certezza dell’ascolto e della costruzione, in una forma che era essenziale, al punto, senza sovrastrutture, è rimasta sempre.
Quando nel contesto del Centro Internazionale Magistrati Luigi Severini poi ho avuto l’onore di interagire più di frequente questa capacità rara di sapere vedere la strada che unisce senza perdere in rigore né in precisione mi è parsa in ogni snodo, da quelli più organizzativi a quelli istituzionali e comunicativi. Accadde quando decidemmo di avviare l’esperienza del Forum sulla alta cultura della giurisdizione, accadde nella predisposizione di Atti accadde nella bilanciata ricerca dei modi pratici concreti per dare forma e sostenibilità a qualcosa in cui credeva profondamente: la cultura. Nelle nostre riunioni al sabato mattina o alla domenica mattina dal perimetro della vita di ciascuno arrivava una voce, quella di Giacomo Fumu che portava immediatamente un’allure di veritas di vita. Incommensurabile valore.
Daniela Piana
