Secondo molti storici del pensiero il gusto per il meraviglioso è antico quanto i greci. Sta di fatto che nel secondo libro delle sue Storie, Erodoto giustifica la sua accurata descrizione dell’Egitto per il fatto che secondo lui questo paese “possiede moltissime caratteristiche meravigliose”; e nel corso della narrazione lo storiografo non manca di riferire molte notizie curiose. Già prima di Erodoto era stato forte presso i greci l’interesse per il meraviglioso (thaumasion) o paradossale (paradoxon), o per ciò che presenta proprietà peculiare (idion). Omero aveva nell’Odissea descritto fatti e personaggi meravigliosi; egli era riuscito a costruire un personaggio che per sua volontà o perché costretto dal fato si misura con realtà paradossali: Odisseo è diventato nei secoli il paradigma vivente della curiosità umana. Questo gusto del paradossale si trasformò in un vero e proprio genere letterario quando nacque la scuola peripatetica. Da quel momento in poi molti si dedicarono a raccogliere il materiale più vario e a selezionarlo. La curiosità e le conoscenze del “meraviglioso” aumentarono sempre di più con la conquista di Alessandro Magno che ampliò a dismisura i confini del mondo greco non solo in senso geografico. C’è un’opera il “De mirabilibus auscultationibus” erroneamente attribuita ad Aristotele ma sicuramente di scuola aristotelica e scritta a più mani in periodi diversi, in cui sono raccolti in 178 capitoli mirabilia e paradoxa senza limiti di ambientazione territoriale dall’India alle colonne d’Ercole. Proprio per tale ragione i più sono convinti che l’autore o meglio gli autori dell’opera sono vissuti dopo Alessandro Magno perché solo allora potevano circolare conoscenze così diverse per argomento e… luogo di nascita. Siete diventati un po’ curiosi? «Narrano che presso gli Sciti detti Gemoni, vi sia un animale di insolita grandezza, difficile da cacciare sia per questo, sia per la mutazione del colore del pelo; esso si chiama tarandro. Si dice che cambi colore del pelo a seconda dei luoghi in cui si trova; e infatti assume il colore degli alberi e dei luoghi e di tutto ciò presso cui si aggira. Il cambiamento del colore del pelo è estremamente mirabile. Infatti i restanti animali, come il polipo e il camaleonte cambiano la pelle…» E ancora «Nel Pantheon c’è un olivo che si chiama callistefano. Tutte le sue foglie nascono al contrario rispetto a quelle degli altri olivi; infatti sono verdi all’esterno e nere all’interno. I ramoscelli spuntano come nel mirto simmetricamente a corona». Eracle prese un virgulto di quest’olivo, lo piantò a Olimpia: da questa pianta si ottengono le corone per gli atleti. Oltre a questi e ad altri argomenti che potremo definire in senso lato naturalistici, vale a dire zoologici e botanici, ci sono poi capitoli che riportano notizie meravigliose riguardo le fonti e i fiumi: «Si dice che a Tiana ci sia un’acqua sacra a Giove custode dei giuramenti, la chiamano Asbamea; il suo fiotto sgorga sempre gelido ma ribolle come i lebeti. Con chi giura il vero essa risulta dolce e benigna, per gli spergiuri la giustizia arriva immediata». Non meno affascinanti sono i mirabilia di tipo mitografico: «Dicono che le isole delle Sirene si trovino in Italia nel braccio di mare che giace di fronte allo stesso promontorio. Il luogo è sporgente e separa i due golfi, quello in cui si trova Cuma e quello che comprende la città chiamata Posidonia. Qui si trova anche un tempio delle Sirene, che sono sommamente venerate dagli abitanti del luogo con riti sacri e solenni. Ne ricordano anche i nomi chiamandole Partenope, Leucosia e la terza Ligeia…» Al prodigioso spesso si accompagna il timore: «In una delle sette isole dette di Eolo, che si chiama Lipari, narrano che vi sia una tomba, a proposito della quale circolano molte dicerie, anche fantasiose, ma tutti sono concordi nell’ammettere che non ci si può avvicinare a quel luogo di notte; infatti si sente in forma distinta un’eco di timpani e di cimbali e un riso con strepiti e suoni di nacchere…» Spesso mi chiedo se, a parte i prodigi in natura, siano atemporali le espressioni della creatività umana; quale il confine tra la fantasia e la realtà; se il prodigioso appartenga ad una dimensione metareale o se invece più semplicemente in tutti i momenti della sua storia l’uomo abbia mescolato neppure troppo inconsciamente i due piani. Abbiamo davvero perduto la bellissima suggestione dovuta alla meraviglia? Siamo definitivamente orientati alla ricerca di terre rare e tesori materiali nascosti a costo di sangue, guerre e soprusi? Come al solito non ho risposte, pongo solo problemi, anzi mi piace provocare la curiositas mia e degli altri e fra poco giuro… mi sollevo a mezz’aria almeno di trenta metri come il Colosso di Rodi così può darsi che finalmente la potenza dei prepotenti ne risulterà umiliata!
