ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Fantastoria sul metodo stocastico del sorteggio per l’individuazione dei componenti togati del C.S.M. -piccola smisurata preghiera per non doverci affidare al Caso (pur facendoci caso)-

Fantastoria sul metodo stocastico del sorteggio per l’individuazione dei componenti togati del C.S.M.

-piccola smisurata preghiera per non doverci affidare al Caso (pur facendoci caso)-

di Gì d’Andrea

È apparso su tutti i principali quotidiani olografici del Belpaese 2.0 il contenuto delle intercettazioni dell’incontro avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 del mese Fiorile del calendario repubblicano rivoluzionario del 3.019 d.C. alla Pensione Spumante del Cern in Svizzera (così, un tocco di nonsense tra scienza e internazionalità): i componenti togati del CSM, designati a seguito dell’estrazione del superenalotto giudiziario di sabato scorso, hanno concordato con politici di spicco intergalattico di pilotare i meccanismi di designazione stocastica di alcuni ruoli direttivi, tra cui quello di Megaprocuratore presso la Procura della Contea intergalattica di Canicattì.

Grazie ai trojan inoculati nella popolazione a seguito delle vaccinazioni di massa, le forze dell’ordine - che nel frattempo si è scoperto non essere poi così tanto ordinate, ma dominate anch’esse dalle variabili stocastiche- hanno smascherato il bieco intento dei sodali: alterare la curva gaussiana di normale distribuzione probabilistica degli eventi in seno alla procedura aleatoria di designazione dei vertici di un ufficio giudiziario, procedura comunemente utilizzata anche per la designazione dei componenti del CSM di turno.

- Scusi, narratore, non ho mica capito, ma che stavano a fa’ questi?

- Taroccavano i bussolotti del sorteggio, inserendo tra i sorteggiabili soltanto i nominativi di quelli che, in cambio di un simbolico cadeau (poca roba, eh, un biglietto della lotteria di capodanno e un abbonamento annuale ad una sala bingo) avevano espressamente richiesto di essere sorteggiati.

- Ah.

(Nel mentre, grazie alla preziosa iniezione di risorse dello Stato, l’organizzazione e la geografia giudiziaria hanno mutato il loro volto e Canicattì, ingiustamente evocata nel corso del tempo come un posto sperduto qualsiasi per antonomasia, finalmente ha raggiunto dimensioni di ragguardevole significato nell’emisfero boreale, quantomeno stando ai principali referendum demoscopici sul punto, tanto da meritare l’istituzione di un super ufficio giudiziario intergalattico e di un’agenzia internazionale del pistacchio. La diffusione a tappeto dei meccanismi di sorteggio, invece, ha generato preoccupanti ludopatie, con trascurabili ricadute sul sistema sanitario nazionale).

Coloro, tra i lettori, che hanno avuto la sventura di essere criocongelati circa mille anni fa e decongelati oggi, ricorderanno forse che altri scandali si erano già verificati nel corso della storia repubblicana della magistratura.

In particolare, era già stata registrata intorno al 2019 e ss. d.C. una stagione di profonda crisi della magistratura italiana, segnata dal male della degenerazione correntizia, che aveva minato l’indipendenza dell’ordine giudiziario e privato la magistratura di ogni credibilità, esponendola ai rischi della delegittimazione sistematica, da parte della politica, della stampa, dei cittadini, dei magistrati stessi.

Le correnti - ci dicono gli storici del settore - all’epoca avevano infatti rinunciato ad esercitare il loro ruolo di centri di elaborazione culturale, e si erano concentrate, piuttosto, sull’attività di lottizzazione degli incarichi, senza nemmeno quel buon gusto - che gli storici invece provocatoriamente rinvengono nei periodi antecedenti all’invenzione dei trojan - di cooptare i migliori, ancorché individuandoli nelle fila di questa o di quella corrente.

Per porre un argine al fenomeno della degenerazione correntizia, si erano levati all’epoca da più parti appelli per la riforma del sistema elettorale del CSM, sul presupposto che soltanto modificando i criteri di selezione dei suoi componenti si sarebbero ridotti i margini di esposizione ai rischi delle manipolazioni perpetrate per il tramite delle lobby correntizie.

In quel contesto e in quell’ottica, si diffuse pure l’idea di adottare, in alternativa alle elezioni, un sistema di designazione dei componenti del CSM mediante sorteggio. O, per i più sensibili al dato costituzionale all’epoca vigente, l’idea di circoscrivere l’elezione non a candidati che si fossero candidati, ma a magistrati che fossero stati sorteggiati, alla stregua del c.d. “sorteggio temperato”. Sul presupposto inespresso che i magistrati dell’epoca non fossero capaci di eleggere qualcuno di valido e che quel qualcuno, quand’anche valido, non fosse capace, una volta eletto, di resistere alle lusinghe del correntismo, di sottrarsi ai gangli tentacolari delle logiche spartitorie, di fuggire le occasioni prossime di peccato.

A pochi, evidentemente, era venuto in mente che il problema potesse essere di ordine culturale e morale, prima che di tecnica elettorale. 

Ad ogni modo, mentre la politica procedeva per i fatti suoi a riformare il sistema elettorale del CSM (mica la prima volta, in fondo, dal 1958, che si modificava quel sistema), fu indetto dall’ANM un referendum consultivo per comprendere che cosa ne potessero pensare, della questione, gli iscritti.

Gli esiti di quel referendum dell’ANM sono stati portati alla luce con fatica dagli storiografi, i quali non erano originariamente riusciti a rinvenire traccia scritta dei risultati nella mailing list ufficiale ANM.

In un primo momento, essi ritennero che la percentuale di adesione allo sciopero del personale impegnato sui mezzi di superficie fosse stata pari all’11% del personale impegnato su tram bus e filobus, mentre la Linea 1 metropolitana aveva funzionato regolarmente con la sola soppressione temporanea e chiusura al pubblico della fermata Toledo, riaperta subito dopo il cambio turno pomeridiano, ancor prima della fine delle agitazioni dalle ore 14.50. 

In un secondo momento – acclarato che i risultati elettorali non erano stati prontamente diffusi sulla mailing list a causa di un disservizio informatico, e non a causa di una deliberata opera di boicottaggio – gli storiografi chiarirono altresì che i risultati sopra riportati erano il frutto di un errore per così dire euristico, consistente nell’aver ricercato notizie del referendum sul sito ufficiale dell’ANM, senza prendere tuttavia in adeguata considerazione l’ipotesi che il primo indirizzo internet indicizzato da Google come riferito all’ANM non fosse quello dell’Associazione Nazionale Magistrati, ma dell’ Azienda Napoletana Mobilità S.p.A.

Svelato l’arcano, non senza difficoltà si riuscì a comprendere che il 27 e 28 gennaio del lontano 2022 d.C. si era svolto, con voto online, un referendum consultivo indetto a norma dell’art. 55 dello Statuto, con i seguenti risultati:

quanto al primo quesito, sorteggio sì o sorteggio no: su 7.872 elettori, si pronunciarono 4.275 magistrati, con un'affluenza pari al 54,31% degli aventi diritto; 2.745 magistrati avevano detto “No al sorteggio”; 1.787 avevano detto “Sì al sorteggio”.

Sul secondo quesito, avente ad oggetto la manifestazione di preferenza per un sistema elettorale maggioritario oppure proporzionale - su 7.872 elettori si pronunciarono 4.091 magistrati, con un’affluenza pari al 51,97% degli aventi diritto: 3.189 magistrati avevano preferito un sistema ad ispirazione proporzionale, mentre 745 magistrati avevano optato per il sistema ad ispirazione maggioritaria.

All’indomani del voto, i sostenitori del sorteggio sostennero, più o meno, che quasi la metà dei magistrati avesse mostrato una netta preferenza per il sistema del sorteggio temperato, unica strada percorribile per l’estirpazione della degenerazione correntizia. Talché il metodo del sorteggio – tecnicamente stocastico – doveva essere preso in seria considerazione. Per il bene dei cittadini.

Gli statistici petulanti precisarono che, tecnicamente, non si trattava di quasi la metà dei magistrati tout court, ma di quasi la metà dei magistrati votanti in quell’occasione, ossia 1.787 su 4.091 votanti, e che la percentuale “quasi la metà” era destinata ineluttabilmente ad essere rivisitata al ribasso, se rapportata al numero degli aventi diritto, 7.872, e ancor più se rapportata al numero complessivo di magistrati ordinari, tra i 9.000 e i 10.000 circa per la questura.

Le maggioranze, poi, hanno sempre la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi.

Nessuno studio, statistico o psico-attitudinale, fu mai condotto su coloro che avevano contemporaneamente votato sì al sorteggio e sì al proporzionale.

Nessuno studio sociologico fu mai condotto sugli astensionisti, sulle ragioni del non voto, reso peraltro maggiormente agevole dalla possibilità di fare clic da casa in pigiama; secondo alcuni, trattandosi di referendum consultivo interno, il non voto doveva essere interpretato come interesse per il mantenimento del sistema elettorale all’epoca vigente, ossia il proporzionale; secondo altri, invece, partendo dal presupposto che l’adesione all’opzione del sorteggio equivalesse, nella sostanza, a un nichilistico “fate vobis”, il non voto doveva essere interpretato come manifestazione di interesse per la questione persino inferiore rispetto a quello sottostante all’opzione “fate vobis”.

Che i referendum consultivi non siano strumenti adeguati a garantire, quantomeno nel breve periodo, la soluzione migliore per la collettività, ce lo attestano gli esiti del referendum condotto da Ponzio Pilato in Giudea intorno al 33 d.C., quando, come noto, l’opzione Barabba prevalse – al netto degli asseriti brogli – sull’opzione Gesù di Nazareth.

Ad ogni modo, al di là delle contingenze storiche, dei numeri del referendum, dei toni più o meno ironici, l’attenzione rivolta al metodo del sorteggio merita di essere seriamente analizzata.

Chi scrive non è sicuramente un costituzionalista, né un politologo, per cui, tra le righe del raccontino fantastorico, l’autore deve necessariamente fermarsi al livello delle suggestioni, e delle domande. Con l’auspicio, anzi, la smisurata preghiera, che altri, di competenza, avanzino delle risposte.

Partiamo dai quesiti generali: il metodo stocastico di selezione dei componenti del CSM che significato ha? E perché la questione è divenuta così attuale nel 2022 d.C.?

La storia, pare, abbia offerto alcuni esempi di democrazie ispirate al criterio aleatorio, già nell’Antica Grecia. Che si trovava pressappoco dove sta la nuova Grecia. Il concetto è semplice: si tira a sorte chi governa. Lo si può fare coi bussolotti, con la conta ad ambarabaccicciccoccò, con l’estrazione dei numeri della lotteria. Il mezzo è irrilevante.

È interessante, semmai, capire perché ci si debba affidare al fato, piuttosto che scegliere.

Non si tratta di chiedersi se Dio giochi a dadi, o se vi giochi la magistratura (l’accostamento con la divinità non tradisce certo improbabili sentimenti di onnipotenza degli appartenenti all’ordine giudiziario, non fosse altro che lezioni di umiltà e schiaffi virtuali giungono ai magistrati da ogni dove).

Non è un problema di determinismo o di meccanica quantistica, nessun dibattito tra Einstein e Bohr, è una questione molto pragmatica.

Di democrazia e autogoverno.

Proviamo a drammatizzare alcune posizioni dialogiche in campo, al netto delle inevitabili semplificazioni. Lo facciamo grazie alla partecipazione speciale, nella veste di candidati – anzi di designabili al CSM – dei consiglieri Paolino Paperino, Gastone Paperone e Voltaire – che ringraziamo per la disponibilità accordata.

Gastone Paperone: “Dobbiamo adottare un sistema che affidi alla sorte la designazione dei componenti togati del CSM: solo così potremo eliminare il fenomeno della degenerazione correntizia, solo così saranno assicurate pari opportunità a tutti i magistrati, solo così si elimineranno le infiltrazioni lobbistiche”.

Voltaire: “Monsieur Gastone, non condivido quello che dici, ma darei la vita per permetterti di dirlo, in ossequio alla più abusata formula del pluralismo ideologico. E ci tengo a precisare che io non ho mai pronunciato quella proverbiale frase, di cui erroneamente mi viene attribuita la paternità”.

Paolino Paperino: “S’annamo a pijà un gelato?” (sì, l’indifferenza di Paolino Paperino è ispirata a uno dei personaggi di Zerocalcare, in assenza delle licenze d’uso, ndr.)

Gastone Paperone: “L’assunto inespresso, che qui esplicito, è che il CSM sia un organo a carattere amministrativo, per quanto di alta amministrazione. Non servono le correnti, anzi sono dannose, perché ricettacolo di condotte clientelari. Ciò di cui abbiamo bisogno è gente onesta, senza legami con le correnti, che sono paludi dove attecchisce la corruzione; abbiamo bisogno soltanto di gente onesta che sappia leggere e interpretare norme e circolari, lo possono fare tutti. Solo la sorte è equa, è una dea bendata, come la giustizia, che non guarda in faccia gli amici degli amici”.

Voltaire: “Se fosse vero che il CSM è un organo meramente amministrativo, mi si spieghi perché ne fanno parte pure membri laici, ossia politici. Non credo che basti essere magistrati, e saper leggere e interpretare norme e circolari. Una visione politica c’è e ci deve essere, sempre, necessariamente”.

Gastone Paperone “Sei un ipocrita, finto democratico”

Voltaire “E tu un nichilista qualunquista populista demagogo”.

Gastone Paperone: “Ah, ci vuole una visione politica? D’accordo. Ma qual è la tua, o del tuo gruppo?”

Paolino Paperino “Buuuuu, tutti corrotti, tutti furfanti. Privi di stile e di senso istituzionale. Estraete a sorte chi vi pare, col bussolotto, con la monetina. Anzi, ve la tiro io la monetina, addosso però. Buuuu. Torno ai miei decreti ingiuntivi. Anzi, prima me ne vado a pijà un gelato.”

Chi votereste voi tra Gastone, Voltaire, Paperino? C’è qualcuno che non votereste?

Ognuno dice qualcosa di giusto. O di sbagliato. O non dice quello che dovrebbe dire.

Adesso immaginate invece, per un attimo, che tutti e tre possano essere designati quali componenti del CSM sulla scorta del metodo stocastico puro. D’accordo, è incostituzionale, è inverosimile che si arrivi a tanto. Ma è un’astrazione, funzionale a studiare “in vitro” il modello.

Se all’esito dell’estrazione pura, nel sorteggio “intemperato”, il bastoncino più corto rimanesse nelle mani del consigliere Paolino Paperino, che non ne voleva nemmeno sapere del CSM, che si fa?

A chi tocca nun se ngrugna? Gli incarichi istituzionali non si chiedono, né si rifiutano?

Sarà un bravo consigliere, in quanto senza rivali nell’emettere decreti ingiuntivi? È un bravo tecnico, sicuramente. Ma questo basta? La pretesa apoliticità del CSM risponde alla realtà? O è un argomento evocato impropriamente per fare presa sulla pancia della magistratura, realmente sfiduciata dal sistema correntizio?

E se venisse sorteggiato Gastone Paperone? Soggetto libero da legami con le correnti (al massimo aveva alle spalle un movimento che propugnava lo scioglimento delle correnti e il primato della sorte, un movimento, mica una corrente!). Una volta designato quale componente togato del CSM, sarà sol per questo irraggiungibile per le eventuali lobby maliarde e seduttrici? Sarà sol per questo irreprensibile nella sua condotta? O il rigore morale e il senso istituzionale sono, alla pari dei vizi, attributi dell’essere umano, e non discendono dal metodo di designazione?

E del consigliere Voltaire, già militante nella corrente Toghe Illuminate, che ne facciamo? Lo espungiamo dagli estraibili, in ragione della sua pregressa militanza? Lo spazio della democrazia aleatoria è uno spazio di libertà negativa, e non positiva? Occorre cioè che nessuno abbia idee e che chi le ha le rinneghi, vi abiuri, o basta che non partecipi?

E poi: ma il consigliere Voltaire, alla fine dei conti, che idee aveva?

Immaginiamo ora invece l’ipotesi in cui il metodo democratico dell’elezione si innesti sull’estrazione a sorte. È il cosiddetto sorteggio temperato, formalmente rispettoso del dato costituzionale (all’epoca vigente). Senza soffermarci su quanto fosse rispettoso di quel dato costituzionale contingente: a monte, il sorteggio temperato è un criterio sensato?

Se in un certo qual modo i nomi di Gastone Paperone o di Paolino Paperino o di Voltaire già qualcosa possono evocare nell’elettorato, in ragione di verosimili pregresse diffuse letture fumettistiche/enciclopediche, cosa succederebbe se venissero estratti i nominativi di Tizio e di Caio?

A chi scrive risultano dei perfetti sconosciuti. Si sa niente di loro. O meglio, è ragionevole immaginare che entrambi facciano parte della magistratura. I nomi “Tizio” e “Caio”, d’altronde, sono piuttosto diffusi nella letteratura giuridica. E pure nei pareri per l’esame d’avvocato, pare di ricordare. Sì, sono magistrati, l’accendiamo. 

Ma sulla base di cosa potremmo ragionevolmente e consapevolmente votare Tizio o Caio? Che cosa pensa Tizio? Che cosa pensa Caio? In che cosa ci potremmo sentire rappresentati da loro, esattamente? Qual è l’elemento aggregativo dei sorteggiati? L’essere tutti fortunelli? (o sfortunelli, dipende dalle prospettive individuali). Avere un quadrifoglio in tasca e un cornetto rosso nel portafoglio? Non avere idee? Aver rinnegato ogni idea? Il meccanismo rappresentativo che si innesta sul previo sorteggio presuppone che l’elettore possa riconoscersi nel candidato sorteggiato sulla mera scorta del suo profilo tecnico, del suo curriculum?  E ancora, i sorteggiati a chi rispondono del loro operato? (La risposta della catechesi “Alla Legge” non vale, è scontata).

In definitiva, qual è l’utilità del sorteggio temperato, se comunque sul sorteggio si deve necessariamente innestare una scelta democratica, articolata attraverso il meccanismo rappresentativo? Già questo dato evidenzia una certa contrarietà con il principio del rasoio di Occam, tale per cui, metodologicamente parlando, il sorteggio temperato è inutile. Assolve forse una funzione più importante? Quella di bypassare i corpi intermedi? Se così fosse, siamo sicuri che far dipendere un messaggio culturale e valoriale, in cui l’elettore temperato possa riconoscersi, dall’estemporaneità di un individuo sorteggiato sia un meccanismo idoneo ad assicurare democrazia, trasparenza e indipendenza dell’autogoverno? È davvero una prospettiva migliore rispetto a quella garantita dai corpi intermedi (epurati dalle logiche deviate, certo)?

Se gli esiti della drammatizzazione dovessero essere ritenuti verosimili, all’autore piace credere – ma è solo la modesta Weltanschauung di uno che a stento arriva alla prima valutazione - che l’organo di autogoverno della magistratura possa e debba essere espressione di un sistema democratico, non aleatorio, non stocastico. E ovviamente non clientelare, certo.

Scegliere, anziché delegare il fato, è un atto di fiducia nel genere umano. L’auspicio è che ciascuno, sulla base delle sue possibilità e, nella media dei fatti umani, con buone intenzioni, possa sforzarsi di partecipare, più o meno direttamente, alla vita pubblica, offrendo il proprio contributo, anche attraverso l’elezione consapevole di quelli che reputa essere i più adatti a governare.

Le opzioni elezione/sorteggio, quindi, non sono e non possono essere alternative, non stanno sullo stesso piano. 

Da una parte si sceglie, tra idee, progetti, (pluralismo di idee, prima che di nomi e di generi);

dall’altra non si sceglie, si lascia fare al caso, apice della mortificazione dell’umanesimo, alibi perfetto per la deresponsabilizzazione, individuale e collettiva (salvo prendersela poi con le stelle).   

La differenza tra eleggere e sorteggiare merita un’ultima precisazione, non marginale.

È vero che le due opzioni non sono alternative, ma a una condizione: votare ha senso nella misura in cui l’elettore si riconosce in un assetto culturale e valoriale che presenta una fisionomia chiaramente delineata e nella misura in cui il candidato, che condivide quell’orizzonte culturale e valoriale, ne sia un’espressione credibile. Perché tutto questo avvenga, occorre innanzitutto che il corpo intermedio, cardine del sistema di rappresentanza indiretta, un assetto culturale e valoriale ce l’abbia.

Il rilievo è banale, e l’autore se ne scusa, ma in fondo qui si tratta soltanto di una preghiera.

Questo si può e si deve chiedere ai corpi intermedi: che le correnti siano centri di effettiva elaborazione culturale; che si parli di contenuti; che ci siano dei contenuti.

Se mancheranno quei contenuti, se mancherà la credibilità e la coerenza di chi se ne sarà fatto portavoce, risulterà difficile negare che mettere una croce su un nome o sul simbolo di una corrente sia un’operazione radicalmente diversa da quella che si risolve nell’estrazione di un nome a caso da un bussolotto.

E a quel punto, sulla questione, tanto varrà metterci una democratica croce sopra.

Con questa battuta scenica finale, discutibile al pari delle altre, qui l’autore si ferma.

Ma non certo perché non voglia tediare oltre il paziente lettore. Ma solo perché gli sta chiudendo il tabacchi sotto casa e non ha ancora acquistato il gratta e vinci per i posti semidirettivi vacanti. Il sistema dei bussolotti, si sa, vale solo per direttivi e CSM. Chissà poi, nel mentre, chi sarà stato sorteggiato per l’incarico di Megaprocuratore presso la Procura della Contea intergalattica di Canicattì. Chissà chi è il più quotato alla SNAI. Chissà che sorte avrà la magistratura, se il futuro sarà migliore. L’autore crede di sì. Dai, scommettiamo?!

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Ὁ μύθος δελοι οτι: parafrasando le parole del regista nel film “Aprile”, “Correnti, dite una cosa di sinistra… O anche non di sinistra… Di civiltà… Ma dite una cosa, dite qualcosa. Reagite!”.

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DISCLAIMER

Ogni riferimento a personaggi storici, di fantasia, persone esistenti o esistite, fatti realmente o probabilisticamente accaduti nel passato, presente o futuro, nomi cose città animali è puramente stocastico. Sull’utilizzo ridondante del termine “stocastico”, honni soit qui mal y pense! Per la stesura del presente scritto non sono stati sfruttati m.o.t., stagisti, schiavi frigi, addetti all’ufficio per il processo, né sono stati maltrattati paperi Disney.

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