ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

In ricordo di Pietro Calogero

8 aprile 2026
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ABSTRACT

Pietro Calogero è stato, insieme a Vito D’Ambrosio, il principale protagonista della storica decisione che portò, con la conclusione della esperienza consiliare del quadriennio 1986-1990, alla nascita e formale fondazione del Movimento per la Giustizia come nuova formazione di un gruppo di magistrati (in gran parte provenienti da Unità per la Costituzione in cui era confluito, con esiti ampiamente insoddisfacenti, Impegno Costituzionale) mossi da un autentico spirito di rinnovamento e di recupero dei grandi slanci ideali che avevano ispirato, nei decenni precedenti, l’esperienza associativa e gli sforzi per la attuazione della Costituzione, a partire da quelle sul Csm. Certamente non è possibile dimenticare, con i grandi “Verdi” della prima ora (Zagrebelsky, Tamburino, Di Nicola e tanti altri autentici assertori e strenui difensori del pluralismo culturale e ideale nella magistratura) l’esclusivo ruolo di Mario Almerighi, instancabile promotore della nascita e dello sviluppo del Gruppo prima all’interno, e poi “in proprio” al di fuori di UPC, e il contributo determinante della figura di Giovanni Falcone e della sua storica ed ingiusta “non nomina” alla direzione dell’ufficio Istruzione di Palermo.

Da tutto ciò però, Pietro (insieme a Vito) trasse la assoluta e non removibile convinzione della impossibilità di operare rimanendo all’interno di una compagine correntizia tradizionale, come tale incapace di elaborare e proporre le giuste e indilazionabili risposte necessarie per avviare a soluzione, in un quadro di effettiva attuazione dei principi costituzionali, i (già allora) gravi problemi di efficienza e qualità del “servizio giustizia”.

L’intransigenza e integrità di Pietro, in questa sua ferrea determinazione, furono decisive nel trascinare ciascuno di noi verso la direzione così indicata, inducendo molti a superare ogni pur comprensibile esitazione e perplessità nel compimento di un passo che era certamente coraggioso ma non avventato, in realtà meditato e sofferto perché ampiamente giustificato per una molteplicità di ragioni che si sono approfondite e dipanate fino ai giorni nostri.

Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare, per un periodo di quasi cinquant’anni, dapprima da grande distanza, come comune cittadino fruitore di informazioni giornalistiche e televisive, e poi molto più da vicino, l’opera e il pensiero di Pietro Calogero, e debbo dire che nessuno, amico o sostenitore, avversario o rivale, potrà mai negare, con la necessaria onestà intellettuale, che la sua scomparsa priva irrimediabilmente la nostra umanità di una rara testimonianza di pervicace e invincibile fiducia nella forza delle idee e dei valori sinceramente e strenuamente professati.

Scorrono nella memoria i ricordi dei primi anni ‘70, del mio servizio militare a Treviso e della lettura (di nascosto, su una panchina pubblica) di un settimanale con la notizia di un giovane sostituto (appunto P. Calogero) e poi di un G.I., proprio di Treviso, Giancarlo Stitz, che avevano, per la prima volta, individuato una “pista nera” padovana (Freda e Ventura) per la strage di Piazza Fontana; poi del 1979, il “7 aprile” con tutte le infinite diramazioni processuali e polemiche giornalistiche, per quel terribile periodo degli “anni di piombo” di cui conservo innumerevoli impressioni e ricordi, in territori e realtà molto lontani per me giovane magistrato siciliano impegnato in questioni ambientalistiche; ma soprattutto mi rimane il mio ammirato stupore per i contenuti e le sensazioni di una lunga intervista di Enzo Biagi a Pietro all’interno familiare della sua casa di Padova, e per i tributi di riconoscimento e gratitudine dei cittadini padovani in particolare di quelli operanti in ambienti universitari; quindi, nella seconda parte degli anni ‘80, la conoscenza “fisica”, ravvicinata, da collega a collega, del “mito Calogero”, così semplice e schietto nella serena e non celata manifestazione di una naturale integrità e risolutezza delle scelte. Dopo, con la elezione (sua) al Csm del 1986 e (mia) del 1990, e fino alle diverse permanenze nella Procura Generale di Venezia (con la sua ancora una volta “coraggiosa” circolare sui criteri di priorità), le comuni scelte associative, i numerosi incontri e confronti, a volte anche dialetticamente vivaci ma sempre contrassegnati dalla medesima cifra che ha accompagnato la straordinaria figura del Magistrato e amico Pietro Calogero, mai disposto a rinunziare ad una battaglia o ad un impegno da lui sinceramente e pienamente condivisi

Grazie Pietro, non sarà tanto facile fare a meno di te e non sarà possibile rinunziare alla tua memoria.