ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Referendum

Il voto fuori sede

Una strada ancora aperta
12 febbraio 2026
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ABSTRACT

L’11 febbraio 2026, con ottantasette voti favorevoli e cinquantotto contrari, l’Aula del Senato ha respinto tutti gli emendamenti al decreto legge cd. elezioni, compresi quelli delle opposizioni che prevedevano per il referendum sulla giustizia il voto per i fuori sede.

In occasione della consultazione referendaria, in programma per il 22 e 23 marzo 2026, dunque, i cittadini italiani, che si trovino fuori dal comune di residenza per motivi di studio, di lavoro o di salute, non potranno votare nella città ove domiciliano, ma dovranno tornare in quella di iscrizione elettorale. Prima la Camera e poi il Senato, infatti, hanno bocciato gli emendamenti dell’opposizione che consentivano una tale possibilità. Il d.l. 196/2025, entrato in vigore il 28 dicembre 2025, non prevedeva il voto al di fuori del proprio comune di residenza. Tutte le opposizioni hanno presentato emendamenti, più o meno simili, per garantire il voto a distanza, che è stato bocciato.

La decisione si pone in netta controtendenza rispetto a quanto fatto dal medesimo Governo in occasione delle ultime consultazioni elettorali.

Infatti, per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024, era stata data la possibilità di votare fuori sede ai soli studenti e se ne erano iscritti ventitremila. Lo consentiva l’art. 1-ter del d.l. 29 gennaio 2024, n. 7, introdotto, in sede di conversione, dalla legge 25 marzo 2024, n. 38 e lo disciplinava la circolare n. 27/2024 del Ministero dell’Interno. Gli elettori che, per motivi di studio, abitavano temporaneamente nel comune di una regione diversa da quella della lista elettorale cui erano iscritti, avrebbero potuto votare fuori sede. Apposita domanda doveva essere presentata entro il 5 maggio.

In occasione delle amministrative e del referendum abrogativo su lavoro e cittadinanza di domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025, la possibilità era stata estesa anche ai lavoratori ed alle persone in cura in comune di una provincia diversa da quella del comune di residenza. In tal caso, le iscrizioni erano state sessantasette mila. Tale facoltà era stata introdotta dall’art. 2 d.l. n. 27/2025, che ne disciplinava in via sperimentale le modalità. In tal caso, i c.d. elettori fuori sede, per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricadeva la data delle consultazioni referendarie, avrebbero dovuto presentare domanda al comune del domicilio temporaneo, entro il trentacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione; domanda che poteva essere revocata, con le stesse modalità, entro il venticinquesimo giorno antecedente la data della consultazione.

Si trattava di norme ad hoc che regolavano le singole elezioni. Una volta concluse, le disposizioni sono decadute e bisognava approvarle nuovamente, cosa che non è stata fatta per il prossimo referendum del 22 e 23 marzo 2026.

Gli unici altri stati membri privi di una siffatta disciplina sono Malta e Cipro. Tutti gli altri grandi Paesi dell’Unione Europea prevedono una forma di voto fuori sede.

In Italia, invece, l’unica opzione rimane il viaggio verso il proprio comune di residenza, un’incombenza che, tra costi e difficoltà, contribuisce a gonfiare i tassi di astensionismo, soprattutto nelle regioni meridionali, da cui proviene oltre un terzo dei fuori sede. Si pensi che, secondo le stime, i fuori sede sono circa cinque milioni, ossia il 10,5% del corpo elettorale.

A fronte dell’immobilismo parlamentare, cittadini ed associazioni si sono mobilitate. Il 4 luglio 2025 è stata lanciata una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. L’obiettivo di cinquantamila sottoscrizioni è stato raggiunto il 24 ottobre 2025, ben due mesi prima della scadenza. La proposta, tuttavia, ha appena iniziato il suo iter parlamentare. È stata depositata in Senato ad inizio dicembre e la Commissione Affari costituzionali ha avviato l’esame il 7 gennaio 2026. Dunque, i tempi tecnici non consentiranno di renderla operativa in tempo per il referendum. L’obiettivo dei promotori è di arrivare alle elezioni politiche del 2027.

Paradossalmente, allo stato, possono votare: a) gli italiani residenti all’estero, ai sensi della legge 27 dicembre 2001 n. 459 e del relativo regolamento di attuazione approvato con d.P.R. 2 aprile 2003, n. 104; b) gli elettori residenti in Italia che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi, nel quale ricade la data di svolgimento delle prossime consultazioni referendarie ex art. 138 della Costituzione (22 e 23 marzo 2026), nonché i familiari con loro conviventi, potranno esercitare il diritto di voto per corrispondenza a norma dell’art. 4-bis, comma 1, Legge 27 dicembre 2001, n. 459.

Non possono, invece, votare gli italiani che albergano in una città italiana diversa da quella di propria residenza.

Tuttavia, i fuori sede, che fossero interessati a votare al prossimo referendum sulla giustizia, possono ancora farlo. Basta diventare rappresentate di lista. Il rappresentante di lista non è una scorciatoia. È una figura essenziale nella democrazia, in quanto serve a garantire trasparenza, correttezza a controllo, durante tutte le operazioni di voto. Ai rappresentanti di lista è consentito votare in un seggio assegnato diverso da quello di residenza. I partiti dell’opposizione – che avevano presentato gli emendamenti bocciati dal Governo – stanno riservando la possibilità di essere nominati rappresentanti di lista proprio a tutti coloro che si trovino fuori dal comune di residenza per le ragioni più disparate e che non possono rientrare in occasione della consultazione referendaria. Un atto simbolico che consentirebbe ad appena centoventimila fuori sede di votare. È necessario compilare i format messi a disposizione sui vari siti internet con i dati necessari per la nomina. Domenica 22 o lunedì 23 sarà, poi, sufficiente presentarsi al seggio assegnato con carta di identità, tessera elettorale e la nomina, svolgere il ruolo secondo le regole previste e, quindi, votare in quella sezione, anche se non si è residenti.

 

Per candidarsi come rappresentante di lista:

 

Gli elettori residenti in Italia temporaneamente all’estero, dovranno compilare questo modulo ed inviarlo al comune nelle cui liste elettorali sono iscritti entro mercoledì 18 febbraio: