ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Intervista alle correnti. Paola D’Ovidio, Magistratura Indipendente

Intervista alle correnti. Paola  D’Ovidio, Magistratura Indipendente

di Riccardo Ionta

Deriva e scarroccio. L’imbarcazione subisce uno scostamento e la rotta effettiva non coincide più con quella necessaria. Deriva è l’effetto della corrente, massa in movimento verso una direzione sotto il filo dell’acqua, difficile da percepire in assenza di punti di riferimento. Scarroccio è l’effetto del vento, viene da una direzione battendo sulla superfice emersa, ed è sufficiente sentirne la forza. Correnti e venti possono perturbare la navigazione, sfavorirla. Possono anche, tuttavia, favorirla sospingendo l’imbarcazione nel giusto senso. Dipende dalla direzione delle forze, dal loro combinarsi, dalla consapevolezza di chi naviga. 

Giustizia Insieme è un’endiadi, uno spazio di libertà per la giustizia e il pluralismo, e nel momento in cui la magistratura è trascinata dalle correnti e battuta da plurimi venti, ha posto delle domande a quattro magistrati, (al momento dell’intervista) componenti di vertice dell’A.N.M., eletti per Area (Luca Poniz), Unicost (Giuliano Caputo), Autonomia e Indipendenza (Cesare Bonamartini), Magistratura Indipendente (Paola D’Ovidio).

Venti e correnti, prima o dopo, passano. E in una lunga traversata, prima o dopo, altri e altre ne ritornano. In ogni caso, l’importante è aver ben chiara la destinazione, conoscere sia i venti, sia le correnti, ed avere comunque un buon governo del timone. 


La terza intervista è a Paola D’Ovidio (Magistratura Indipendente).

La seconda intervista a Cesare Bonamartini (Autonomia e Indipendenza): https://www.giustiziainsieme.it/it/le-interviste-di-giustizia-insieme/1188-intervista-alle-correnti-cesare-bonamartini-autonomia-indipendenza

La prima intervista a Luca Poniz (Area): https://www.giustiziainsieme.it/it/le-interviste-di-giustizia-insieme/1182-intervista-alle-correnti-luca-poniz-area

Sommario: 1. Perugia; 2. Populismi; 3. Le correnti; 4. C.S.M.; 5. A.N.M. e C.S.M.; 6. Pesi e contrappesi; 7. Pubblici ministeri e A.N.M.; 8. Le elezioni del Comitato Direttivo Centrale; 9. Le elezioni dei Consigli Giudiziari; 10. Futuro Prossimo.

1. Perugia

L’indagine di Perugia è un’indagine su ipotesi di reato di un ex consigliere del C.S.M. sfociata in un’inchiesta sul “dietro le quinte” del C.S.M.? Perché L’A.N.M. ha chiesto la trasmissione integrale degli atti dell’indagine di Perugia?


A quanto si è appreso dalla lettura dei giornali (nessuno dei componenti del C.D.C. per il gruppo di Magistratura Indipendente ha avuto modo di leggere gli atti del procedimento penale in questione), l’indagine di Perugia ha ad oggetto una presunta condotta corruttiva posta in essere, tra gli altri, dal dott. Luca Palamara, ex consigliere del C.S.M.

Per accertare la fondatezza dell’ipotesi di reato gli inquirenti si sono avvalsi anche di un captatore informatico inserito nel telefono cellulare dell’indagato, che ha consentito di ascoltarne in presa diretta le conversazioni nonché di acquisire conoscenza del contenuto della memoria.

Da tali flussi informatici sembrano essere emersi, tra l’altro, fatti e circostanze relativi a numerose pratiche pendenti innanzi al C.S.M. e definite sia nel periodo in cui il dott. Palamara rivestiva il ruolo di consigliere, sia nel periodo successivo, fino alla data in cui il telefono cellulare a lui in uso veniva sottoposto a sequestro.   In particolare, sono stati rivelati alcuni retroscena di talune pratiche consiliari (relative alle nomine per incarichi direttivi e semi-direttivi ovvero a pratiche disciplinari), che paiono dai giornali essere state valutate e orientate dal dottor Palamara con alcuni altri consiglieri del CSM sulla base di criteri non fondati esclusivamente sul merito, bensì su rapporti privilegiati basati sulla conoscenza personale ovvero sull’appartenenza correntizia o su altri interessi personali da accertare.

Dunque, l’indagine della Procura di Perugia, per quanto appreso dalle notizie di stampa, sembra aver portato alla luce prassi e condotte che, se confermate, disvelano l’estensione di un fenomeno gravissimo ed inacettabile, che deve assolutamente essere espunto dalla Magistratura, .la quale esercita una delle tre fondamentali funzioni dello Stato ed ha il dovere costituzionale di svolgere tale funzione in maniera autonoma ed indipendente nell’interesse preminente della collettività.

E non c’è dubbio che i valori della imparzialità, dell’equilibrio, della terzietà devono essere rispettati anche nell’esercizio dei poteri di autoregolamentazione interna della magistratura.

In tale prospettiva, la richiesta degli atti si è resa indispensabile per acquisire compiuta e completa conoscenza dei fatti (allo stato conosciuti solo tramite le notizie di stampa), onde accertare l’eventuale sussistenza di condotte rilevanti ai fini dello Statuto A.N.M., ossia tali da integrare possibili violazioni del codice deontologico da sottoporre a sanzione.

Va tuttavia precisato che l’A.N.M. ha chiesto la trasmissione degli atti processuali alla Procura di Perugia in due occasioni: dapprima nel giugno 2019, quando sono stati pubblicati sulla stampa stralci parziali di conversazioni relative ad incontri tra consiglieri del C.S.M. ed esponenti politici; di seguito nel maggio 2020, quando taluni giornali hanno pubblicato stralci di ulteriori conversazioni/comunicazioni che vedono coinvolti altri magistrati.

In proposito, non si può non evidenziare che si sono registrate dissonanti decisioni assunte dall’A.N.M. in occasione dei due snodi essenziali della vicenda, in contrasto con le più elementari regole di coerenza, oltre che di imparzialità e terzietà: infatti, nonostante in entrambi i frangenti l’A.N.M. avesse a disposizione per le proprie valutazioni solo parziali notizie giornalistiche relative a frammenti isolati di conversazioni, essa così provvedeva:

1) in data 5 giugno 2019, il C.D.C. votava all’unanimità una delibera con la quale deferiva  ai probiviri gli associati coinvolti nei fatti all’epoca riportati dalla stampa e  scriveva, fra l’altro: “In questa fase estremamente critica, il Comitato Direttivo Centrale dell'ANM chiede che gli ulteriori consiglieri direttamente coinvolti nella vicenda rassegnino le loro immediate dimissioni dall'incarico istituzionale per il quale, evidentemente, non appaiono degni”; 

2) in data 18 maggio 2020, a fronte di ulteriori notizie giornalistiche che coinvolgevano altri associati, la G.E.C., per contro, non investiva i probiviri di alcun accertamento e scriveva: “L'A.N.M. è in attesa della trasmissione degli atti per operare una ricostruzione completa di ciò che è stato anticipato dalla stampa, sin da ora assicuriamo l'applicazione del medesimo rigore nella valutazione dei fatti che emergeranno”.

Gli atti del processo di Perugia non sono ad oggi arrivati ma, ciò nonostante, il 20 giugno 2020 il C.D.C. ha comunque irrogato le sanzioni disciplinari dell’espulsione e della sospensione per cinque anni rispettivamente nei confronti del dott. Palamara e di uno dei consiglieri coinvolti nei fatti emersi nella primavera del 2019. Per i fatti, altrettanto gravi, riportati dai media nel maggio 2020, e poi anche nella prima metà del giugno dello stesso anno, nessuna menzione, nessun interessamento dei probiviri, nessuna significativa iniziativa da parte dell’A.N.M., solo quella generica “assicurazione” del 18 maggio, priva di orizzonti temporali e di qualsiasi volontà di approfondimento.

  

2. Populismi

L’appello a un’immagine ideale del popolo, incitato a riprendere il ruolo che qualcuno gli ha indebitamente sottratto, è considerata una delle principali caratteristiche dei populismi. Esiste davvero un populismo giudiziario oppure esiste davvero una magistratura onesta e una magistratura disonesta?

 

Il populismo giudiziario è un grave errore culturale.

Il compito del magistrato non è inseguire o assecondare il consenso di una base elettorale, e la giurisdizione non può sostituirsi né affiancarsi alla politica in un corto circuito intriso di protagonismo e malintesa supplenza, che nei casi peggiori si trasforma finanche in contiguità, competizione o conflitto. Ciò vale anche e a maggior ragione nei casi di involuzione e arretramento della politica, laddove quest’ultima, incapace di fornire risposte ai problemi dei cittadini, spinge il proprio baricentro verso un panpenalismo di imperante aggressività spesso senza prove e con una certa stampa troppe volte a favore.

Purtroppo nel Paese si affacciano forme più o meno estreme di questa “dottrina”, che va respinta con decisione.

Questo clima si è nutrito della delusione per l’inefficiente funzionamento sia dell’ordinamento politico che del servizio giustizia, a cui occorre però reagire con proposte innovative ed efficaci.  

La larghissima, stra-grande maggioranza dei magistrati non solo è moralmente onesta, ma è perfettamente in grado di cogliere questa distruttiva confusione di ruoli ed è professionalmente e culturalmente attrezzata per saper prendere le distanze da indebite pressioni interne ed esterne, isolando i colleghi disonesti, gli ambiziosi e gli avidi di potere.

 

3. Le correnti

Le correnti. Sono gruppi di pensiero organizzato, gruppi organizzati di potere o cosa sono?

 

Partiamo dalla memoria: nell’immediato dopo guerra, finché non fu istituito il Consiglio superiore della magistratura (1959) e la Corte costituzionale (1956), i magistrati dovettero interrogarsi sul modo di intendere la giurisdizione e l’applicazione delle leggi, alcune varate nel ventennio fascista, nel nuovo quadro di garanzie e di valori costituzionali di libertà. Questo impegno di elaborazione si è sviluppato, specie negli anni sessanta, con la nascita delle “correnti” (MI nel 1962, MD nel 1964, per parlare di quelle tuttora esistenti) che, in un periodo di rapide trasformazioni sociali, hanno declinato, ciascuna, un’idea della giurisdizione nell’ambito di una dialettica, anche aspra, interna all’A.N.M. dove, nel quadro di valori condivisi, si perveniva a un sintesi, spesso alta.

Con il riconoscimento della valenza politico-costituzionale dell’esercizio della giurisdizione (Congresso A.N.M. di Gardone nel 1965) e di un sistema di guarentigie professionali strettamente attinenti al modello di giudice necessario in una società democratica e pluralista, le correnti hanno pian piano visto attenuarsi, sul piano fenomenologico, l’originaria spinta ideale. Si sono trasformate, negli anni (e sarebbe utile, avendo lo spazio per sviluppare il ragionamento, indagarne le ragioni) in luoghi di formazione del consenso per il raggiungimento di obiettivi di potere. Questa deriva del sistema, che trova plastica evidenza nella captazioni relative alla vicenda del dr. Palamara, ha suscitato grave sconcerto e generale riprovazione, e va ora drasticamente interrotta con un processo culturale all’interno della magistratura e con una radicale rigenerazione dei gruppi associativi. 

Se il pluralismo che tutt’oggi connota l’A.N.M. rappresenta un valore da custodire, perché costituisce luogo di confronto e di crescita professionale e culturale di coloro che prendono parte al dibattito sui temi più vari, occorre, allora, chiedersi quale debba essere il ruolo e quali siano le prerogative delle correnti della magistratura.

Il confronto effettivo delle idee, delle proposte e di programmi, invero ampiamente possibile, almeno in astratto, in seno alle libere associazioni ovvero alle correnti, costituisce la più splendida forma di democrazia; già solo per questo le correnti meritano d’essere sostenute, tutelate e, soprattutto in questo momento storico, rinnovate; ad esse occorre guardare come consessi in cui germogliano le riflessioni più nobili, le proposte più valide volte a tutelare lo status del magistrato; lo scopo precipuo delle riflessioni deve essere sempre e soprattutto l’elaborazione di proposte sulle condizioni in cui ciascun magistrato è chiamato a operare.

E’ innegabile che il continuo aumento della domanda di giustizia abbia reso il magistrato l’anello debole della catena, quello cioè sul quale si incentrano le critiche della collettività, che ritiene la magistratura tutta responsabile dell’incapacità di fornire adeguata e tempestiva risposta alle istanze della collettività. Orbene, in quest’ottica ea a mero titolo esemplificativo, non può che rimarcarsi l’impegno profuso da un’ampia porzione della magistratura volto ad individuare standard concreti e tangibili di produttività, non piegati a meri schemi previsionali dei singoli Uffici giudiziari, ma finalizzati a tracciare una forte linea di demarcazione tra la responsabilità della magistratura e la responsabilità politica di chi amministra la giustizia; siffatto impegno, nato in seno ad una delle libere associazioni di magistrati, oggi costituisce un progetto ampiamente condiviso da una larga parte della magistratura. Sicché l’idea che il confronto su detti temi possa essere frenato, impedito, oppure condizionato, regolamentato o ancor peggio orientato e perimetrato in un’unica sede è impraticabile ed eversiva.

La corrente come luogo di confronto e di conflitto delle idee è un patrimonio al quale la magistratura non può e non deve rinunziare; il conflitto delle proposte, delle idee, delle argomentazioni è la forma più alta di democrazia, come tale va alimentata non regolata, va valorizzata non mortificata, va esaltata non demonizzata.

Per converso occorre dotarsi di poderosi anticorpi avverso l’inadeguatezza, l’ambizione, l’improvvisazione di coloro che hanno provato nel passato anche non recente a trasformare le correnti da fucine di idee a centri (oligarchici) di potere. Le correnti devono tornare a veicolare costantemente ed esclusivamente proposte concrete di riforma del sistema giustizia (ancor meglio se volte ad una riduzione della relativa domanda), necessarie a risolvere la grave crisi di efficienza in cui versa il sistema giudiziario italiano, astenendosi al contempo da sollecitazioni in ambiti diversi da quello giudiziario al fine di non alimentare uno scontro tra Istituzioni tutt’altro che auspicabile e del quale noi magistrati saremmo così responsabili.

Non ci sarà nessun recupero di dignità dell’associazionismo giudiziario in tutte le sue articolazioni, della fiducia dei magistrati nelle aggregazioni associative e dei cittadini nei magistrati senza un sussulto di autorinnovamento che avrebbe dovuto (forse) alimentarsi prepotentemente dall’interno e non essere imposto dagli accadimenti esterni e che, se autentico, netto e deciso, potrà finanche sterilizzare le più nefaste proposte di riforma della magistratura. Preoccupa alquanto la celerità con cui si stanno elaborando, senza il contributo della magistratura tutta, di tutte le sue sensibilità, i progetti di riforma dell’Organo di Autogoverno, del suo sistema elettorale, e più in generale dell’ordinamento giudiziario. Sembra si sia imposto un modello di repentino intervento sul piano ordinamentale in cui alla tempestività dell’azione corrisponde una inaccettabile mortificazione del dibattito interno alla magistratura, del più genuino dipanarsi del conflitto delle idee prima all’interno delle singole libere associazioni di magistrati e poi in seno all’Associazione Nazionale Magistrati; la causa di ciò sembra albergare nella scarsa fiducia della collettività e della politica nella capacità della magistratura di elaborare proposte credibili nelle sedi naturali e di veicolarle all’esterno in maniera unitaria.

A siffatta scarsa fiducia occorre replicare valorizzando il dato del necessario rinnovamento dei consessi associativi, rendendo più fecondo e proficuo il confronto e la dialettica interna attraverso il coinvolgimento del più cospicuo numero di magistrati.

E’ il “banco di prova” dell’associazionismo giudiziario: se saremo capaci di fare autocritica e immaginare nuovi scenari, diversi dal passato, l’associazionismo avrà un futuro. Non bisogna avere paura di proporre e sperimentare percorsi nuovi, di innovare sul piano ordinamentale e associativo. Ma, per percorrere nuove strade, occorre maturare prima, con sincera autocritica, la consapevolezza della necessità di cambiamento, ed avere “nuovi occhi”. La frase più pericolosa in assoluto è, come diceva la matematica Grace Murray Hopper, “si è sempre fatto così”.

 

4. C.S.M.

Il C.S.M. è titolare di molteplici poteri discrezionali - non solo riguardo alle nomine - nelle cui sfuggenti dinamiche si insinuano le derive correntizie, anche perché i magistrati interessati non godono di forme di partecipazione. E’ necessario ridurre i poteri, la discrezionalità? E’ sufficiente implementare la trasparenza del potere e le forme di partecipazione?

 

Il C.S.M. è un organo al quale, nelle varie scelte, è stata affidata una discrezionalità che si è cercato di autolimitare attraverso la predeterminazione di criteri volti a rendere trasparente le proprie decisioni e ciò attraverso l’emanazione di delibere sui diversi aspetti su cui è chiamato a decidere.

Per fare un esempio concreto, per la nomina dei direttivi e semi direttivi, è stato varato il Testo Unico sulla dirigenza in cui sono stati elencati diversi criteri di valutazione dei profili professionali dei canditati che, correttamente applicati, dovrebbero portare ad una decisione trasparente che dia conto del percorso motivazionale del Consiglio basati su elementi di merito (i cd. titoli), ove però  non sono indicate -in maniera netta e chiara- le priorità di un criterio rispetto ad un altro e, conseguentemente, basta valorizzarne uno al posto di un altro, per posizioni simili se non identiche, potendo giungere a decisioni opposte sulla base del rapporto di forza (rectius: voti) che i gruppi consiliari hanno all’interno del Consiglio.

Quindi, il primo problema da risolvere è stabilire in maniera netta e chiara quali siano i criteri prioritari tra quelli menzionati nel T.U. e non lasciarli tutti in un unico calderone che possa portare la discrezionalità del Consiglio a sfociare nell’arbitrio.

Poi, il secondo problema è quello della trasparenza, in quanto le delibere del Consiglio, che formalmente possano apparire ben motivate, non rendono palesi gli elementi fattuali sulla base dei quali vengono elaborate: occorre, quindi, che tutti gli atti (curriculum, titoli, documenti, pareri, progetti organizzativi, etc. etc.) che delineano i profili professionali dei candidati vengano resi pubblici sul sito del C.S.M. a pena d’inammissibilità della domanda per un posto dirigenziale.

D’altronde si tratta di posti pubblici e di grande responsabilità e, per tale ragione, ogni candidato che aspiri a diventare un dirigente non può invocare la privacy, atteso che va a svolgere un ruolo di rappresentanza dello Stato ed è diritto di tutti i cittadini conoscere chi dirigerà gli uffici che amministrano la Giustizia in nome loro.

Allo stesso modo, tale ragione di trasparenza, rappresenta l’assunzione pubblica di responsabilità da parte dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura per le decisioni che devono prendere ove dovranno rendere conto a tutti se le loro motivazioni siano aderenti o meno agli elementi fattuali dei profili professionali esaminati.

Infine, per eliminare in radice qualsiasi dubbio sugli abusi delle decisioni consiliari (se orientate ad una appartenenza correntizia rispetto al merito), occorre abolire l’art. 5 della legge 3 gennaio 1981 attinente alla non punibilità dei componenti del Consiglio superiore per le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni.

Questa è una norma che non ha ragione d’essere, atteso che nelle decisioni sul conferimento di un incarico direttivo o semidirettivo, trattandosi di un concorso pubblico per “titoli”, l’organo consiliare non svolge alcuna funzione “politica”, e per tale ragione al pari di qualsiasi concorso pubblico, se si commettono degli abusi occorre risponderne.

 

5. A.N.M. e C.S.M. 

A.N.M. e C.S.M. rappresentano la stessa sostanza sotto forme diverse?

 

No, A.N.M. e C.S.M. hanno forma e soprattutto sostanza ben diverse: associazione privata l’una e organo istituzionale l’altro.

L'A.n.m. è un organo rappresentativo di gran parte dei magistrati italiani che tutela gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria. Svolge la sua attività attraverso documenti, proposte di riforma legislativa, convegni, seminari, in relazione alle riforme necessarie ad assicurare un migliore servizio giustizia.

Il C.S.M. è l'organo di rilievo costituzionale che assicura il rispetto dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura. È un organo di governo autonomo rispetto agli altri poteri dello Stato.

Soltanto coloro che hanno dismesso le vesti e quindi i valori di magistrati per elargire incarichi giudiziari con grezze trattative fondate su alleanze correntizie hanno snaturato entrambi gli organismi determinando quella commistione patologica che è stata di recente disvelata in tutta la sua gravità. D’altra parte, chi ha inteso gestire l’A.N.M. imitando malamente metodi della più bassa politica per meri fini elettorali di bottega, chi ha rifiutato il dialogo culturale tra le varie componenti, chi ha dimostrato di essere fortemente parziale non censurando in alcun modo comportamenti di incontestabile evidenza, ha in tal modo tradito gli stessi scopi originari dell’organismo associativo, ossia garantire le funzioni e le prerogative dell’ordine giudiziario, tutelare gli interessi morali dei magistrati, il prestigio e il rispetto della funzione giudiziaria, 

Questi sono gli scopi in cui crediamo e che vogliamo tornino a segnare l’azione di una rinnovata Associazione Nazionale Magistrati, che si riappropri del ruolo di vera anima rappresentativa della maggior parte della Magistratura, fatta di persone che hanno scelto questo percorso professionale perché si sentono partecipi e garanti dei valori di indipendenza, integrità e giustizia, che attuano  nel loro lavoro quotidiano, lontano da ogni clamore, e che desiderano siano rispettati anche nei loro confronti dai colleghi che li rappresentano ad ogni livello, sia nell’Associazione Nazionale Magistrati che nel Consiglio Superiore della Magistratura. Ed è per questo che Magistratura Indipendente aveva proposto all’attuale C.D.C., e poi all’assemblea degli associati del settembre 2019, di arginare la deriva dell’associazionismo quale sicuro trampolino di lancio per ottenere l’elezione al Consiglio Superiore della Magistratura, ponendo la non candidabilità dei componenti del C.D.C. dell’ANM alle prime elezioni del  C.S.M. successive al termine del loro mandato, ricevendone un pervicace rifiuto per le ragioni che sono ora sotto gli occhi di tutti.

 

6. Pubblici ministeri e A.N.M

Perché i vertici dell’A.N.M. sono quasi sempre ricoperti da pubblici ministeri?


E’ effettivamente un dato che balza agli occhi e che può spiegarsi sia con una maggior dimestichezza del Pubblico Ministero a interloquire oralmente, a prendere la parola nell’attività giudiziaria e segnatamente nel processo, sia con la maggiore facilità di combinare l’impegno lavorativo con quello associativo - che si aggiunge al primo non essendo previsti distacchi sindacali – essendo la Procura un ufficio impersonale.

Incide anche, sicuramente, una forte preponderanza nel dibattito pubblico dei temi legati alla giustizia penale, con una continua enfatizzazione delle notizie legate ad atti di indagine che, a sua volta, rischia di determinare un anomalo circuito mediatico-giudiziario. Sovrapponendosi causa ed effetto, i Pubblici Ministeri si trovano perciò più portati a proporsi per incarichi di vertice ovvero comunque di rappresentanza dell’A.N.M. per continuità con l’impegno lavotrativo; vi è però il rischio di privilegiare, quantomeno nella percezione pubblica, la trattazione di tali temi a scapito di quelli più generali ed anche più complessi del funzionamento della giustizia civile e di quelli assolutamente centrali relativi al funzionamento degli uffici giudiziari che devono invece essere al centro dell’azione associativa.

 

7. Pesi e contrappesi

La realizzazione degli scopi statutari sembra richiedere all’A.N.M. di attivarsi anche, e forse soprattutto, nel controllo dell’organo di autogoverno. E’ mancato questo controllo?

 

Non condivido l'idea che l'A.N.M. abbia tra le sue funzioni quella di attivare forme di controllo del C.S.M.

Il Consiglio Superiore della Magistratura adempie la funzione assegnatagli dall'art. 105 della Costituzione: esso si pone come organismo costituzionale che assicura il rispetto del principio di autonomia ed indipendenza dell'Ordine giudiziario. Proprio in ragione di tale funzione è prevista una sua composizione mista di laici e togati ed è stabilita, per la legittimità delle sue deliberazioni, una presenza numerica minima sia di laici sia di togati.

La rilevanza dei compiti assegnati dalla Costituzione al Consiglio comporta di per sé che il suo corretto e tempestivo funzionamento sia assicurato anche  dalla piena consapevolezza, da parte di ogni singolo consigliere, della rilevanza della funzione svolta e quindi dall'adozione, da parte sua, di regole di comportamento coerenti col ruolo affidatogli. 

Attribuire ad un organismo associativo, come l’A.N.M., un potere di controllo verso il C.S.M., presieduto dal Presidente della Repubblica, mal si concilia con lo svolgimento delle funzioni istituzionali demandato ai consiglieri.

La magistratura associata, però, per il miglioramento del sistema giudiziario, deve mantenere e consolidare quelle forme di dialogo propositivo già avviate da tempo con l’istituzione consiliare attraverso la partecipazione a tavoli tecnici, commissioni di studio, audizioni, sulle principali tematiche inerenti l'ordinamento giudiziario e l'attività di normazione secondaria dell’organo di governo autonomo della Magistratura, ed in particolare: i criteri di nomina dei dirigenti degli Uffici, i carichi di lavoro, le valutazioni di professionalità, ma anche le criticità dell’organico e la carenza di personale amministrativo.

 

8. Le elezioni del Comitato Direttivo Centrale

La mancanza di condizioni per l’azione politica - diversamente argomentata da ogni corrente - ha portato al ritiro “politico” dalla G.E.C di praticamente tutti i componenti. Perché, viste anche le annunciate riforme, ciò non ha condotto allo svolgimento immediato delle elezioni del Comitato Direttivo Centrale?

 

La mancata indizione di una data ravvicinata per la elezione di una nuova compagine associativa è stata la motivazione che ha determinato l’allontanamento anticipato di Magistratura Indipendente dal C.D.C. E’ stata una scelta dolorosa ma meditata: non ci siamo più riconosciuti nei valori fondativi della A.N.M.

Sarebbe stata necessaria una maggiore e diversa sensibilità, ma gli altri gruppi si sono coalizzati votando per un rinvio di oltre 5 mesi, a nostro giudizio non giustificato in virtù sia della condizione già in essere in prorogatio dei poteri sia per la assoluta straordinarietà del momento.

Nell’ultima riunione del 23 maggio a cui abbiamo partecipato (la registrazione è disponibile su radio radicale) abbiamo assistito nostro malgrado a un susseguirsi di accuse e contro accuse tra Area e Upc, di dimissioni di singoli componenti dalla G.E.C. a cui ne sono seguite altre dal C.D.C. nei giorni successivi, frutti avvelenati dello stillicidio giornaliero messo in atto dagli organi di stampa che pubblicano i messaggi tratti dal telefono del dott. Palamara.  

Un fiume di fango trasversale che avrebbe dovuto suggerire una accelerazione verso il rinnovo dell’associazione e non già l’opzione di auto-conservazione. Ci siamo chiesti con quale credibilità e autorevolezza l’attuale C.D.C. possa essere rappresentativo dell’intera magistratura italiana e sedersi ad un ipotetico tavolo di riforme quando la stampa si spinge finanche ad additare addirittura la A.N.M. come la vera loggia eversiva che mina la democrazia, equiparando la vicenda “magistropoli” alla P2 .    

Non abbiamo mai chiesto e non chiediamo, in questa pur terribile fase, di esprimere giudizi sommari su singole responsabilità individuali, come invece avvenne da parte di altri un anno fa con spregiudicata e impudente ferocia. Abbiamo piuttosto semplicemente ritenuto che la via del voto fosse quella più lineare, corretta e, in qualche modo, auspicabilmente riparatrice dei gravi errori commessi.

Non potevamo rimanere indifferenti di fronte al rifiuto di una rapida svolta: occorreva al più presto cambiare il volto della rappresentanza dell’A.N.M., con proposte concrete e credibili per intraprendere un incisivo percorso di recupero della dignità e della autorevolezza della Magistratura.

Questo C.D.C. è in regime di “prorogatio”, situazione che già di per sé è del tutto anomala, ancorché determinata dall’emergenza sanitaria.

Oggi tale regime di proroga non è più giustificato, sia perché è urgente porre fine al più presto alle delegittimazioni che stanno vedendo come protagonisti alcuni rappresentanti, anche autorevoli, della G.E.C., sia perché non sono ravvisabili ostacoli per organizzare le elezioni attraverso il voto telematico (sarebbe stato sufficiente pagare un sovraprezzo alla società incaricata perchè concludesse le sue attività tecniche in tempo utile per svolgere le elezioni entro luglio, lavorando anche nei giorni festivi), sia perchè il voto telematico, comunque, è stato pensato per facilitare ed accelerare le operazioni di voto e non certo quale alibi per allontanarle il più possibile, sicchè, se necessario, ben poteva rinviarsi il voto telematico a tempi più consoni ed andare alle urne a luglio con le modalità consuete, essendo ripresa anche l’attività giudiziaria ed essendo venuti meno dunque gli impedimenti legati alla emergenza sanitaria .

Ci è stato però risposto laconicamente che occorre tempo per mettere a punto i profili tecnici della nuova piattaforma di voto. Ci è sembrato un modo surrettizio di argomentare, irrispettoso degli associati che stanno vivendo un periodo di grave sconcerto ed incertezza e che hanno il diritto di esprimersi con il voto; insomma una opzione miope ed egocentrica, che ci ha visti in totale disaccordo.     

Voltare al più presto pagina, ricominciare un nuovo corso, è un dovere che va al di là degli interessi dei singoli gruppi, è un dovere superiore che tutti noi abbiamo verso la nostra associazione, verso i nostri associati, verso la Magistratura.

Nel quadro di delegittimazione emerso, protrarre questo C.D.C. sino ad ottobre inoltrato significa sottrarsi alle nostre responsabilità, significa rinunciare ad ogni credibilità dell’Associazione, significa ritardare - per quanto ingiustificatamente possibile – di sottoporsi al giudizio dei magistrati che rappresentiamo.

La A.N.M aveva (ed ha) tutte le necessarie capacità e risorse umane, economiche e tecnologiche per proporre il voto, se non a luglio, quantomeno entro il mese di settembre, e anche questa mediazione era stata del resto offerta da Magistratura Indipendente, ma invano.  Non c’era la volontà politica e di questo abbiamo preso atto e ne è conseguito un gesto di responsabilità verso tutti gli associati e verso la stessa A.N.M. quale luogo di autentico e genuino confronto e di rappresentanza anche esterna della Magistratura nel suo complesso.

 

9. Le elezioni dei Consigli giudiziari

In occasione delle elezioni suppletive per il C.S.M., l’A.N.M. ha cercato di favorire un metodo di candidatura svincolato dalle correnti. E per le elezioni dei Consigli giudiziari?


Il punto critico dell’attuale sistema elettorale del C.S.M. con collegio unico nazionale non è nel momento di individuazione delle candidature poiché ciascun magistrato, previa raccolta di sole 25 firme di presentazione, può proporre autonomamente e individualmente la propria candidatura.

La vera questione è la difficoltà per il candidato di farsi conoscere al di fuori del distretto di appartenenza, svolgendosi come detto la competizione elettorale in un collegio unico nazionale, ed è qui che il supporto delle correnti diventa decisivo e fortemente condizionante il risultato finale.

Le elezioni dei consigli giudiziari si svolgono nel più limitato ambito del distretto di ciascuna Corte d’Appello che consente un più diretto rapporto fra elettore ed eletto. In questo caso l’A.N.M. non deve occuparsi né rivendicare un proprio ruolo dell’individuazione delle candidature; deve, invece, soprattutto in un momento come questo, lasciare tutto lo spazio ai singoli magistrati limitandosi ad organizzare momenti di informazione e di confronto distrettuale per far conoscere le candidature.

 

10. Futuro prossimo

Quale futuro si prospetta per le correnti e l’A.N.M.?

 

Le correnti, come luogo di confronto su diversi modelli di magistrato e modi di intendere la giurisdizione, sono espressione della libertà di associazione e di manifestazione del pensiero, garantite a tutti i cittadini ed anche ai magistrati, in quanto tali; esse sono, in certa misura, ineliminabili.

Questo non vuol dire non accorgersi, e non combattere gli elementi di degenerazione del sistema, tra cui il carrierismo che si è sviluppato, dal 2006 in poi, con la riforma del T.U della dirigenza giudiziaria.

I recenti avvenimenti hanno disvelato un malcostume intollerabile. Un’ondata di sdegno attraversa la magistratura ma anche l’opinione pubblica.

Secondo l’ultimo studio condotto da Euromedia Research l’indice di fiducia nella magistratura è crollato di 12,3 punti, scendendo fino al 26,4%, e ben 7 italiani su 10 non credono nell’imparzialità e nel funzionamento dell’ordine giudiziario.

E’ un fatto grave, atteso che  la giustizia viene amministrata in nome del popolo.

Mai come ora dobbiamo però avere speranza in un rilancio dell’associativismo giudiziario. Scriveva Pablo Neruda “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”.

Ci troviamo dinanzi ad un bivio e dobbiamo decidere se cambiare il sistema nell’interesse, prima ancora che dei magistrati, dei cittadini che guardano attoniti agli avvenimenti di questi mesi.

O se, come vediamo in alcuni contesti associativi, fingere di cambiare, fare opera di maquillage, per lasciare “gattopardescamente” tutto come prima.

Non basta interrogarsi sulle ragioni di fondo che hanno portato all’attuale degenerazione e formulare, come si legge in certi interventi sulle mailing list, dotte dissertazioni e analisi acute. Serve una reazione morale, un moto d’orgoglio delle diverse componenti associative e dell’A.N.M. nel suo complesso. La A.N.M. che verrà dovrà farsi portatrice autorevole, senza i compromessi e i conflitti di interesse che imbrigliano purtroppo gli attuali suoi dirigenti dimissionari, di proposte concrete e realmente praticabili nell’immediatezza.

Magistratura Indipendente ha indicato alcuni punti fermi del processo di rinnovamento, come la riforma del sistema elettorale del C.S.M. in modo da valorizzare il rapporto di conoscenza diretto tra candidato/elettore, le modifiche di legge e dei regolamenti interni sul versante degli incarichi direttivi onde ridurre gli spazi di discrezionalità consiliari, l’attuazione di un sistema di incompatibilità tra cariche nell’A.N.M. e nel C.S.M. per evitare l’osmosi impropria tra le due istituzioni e il meccanismo delle c.d. “porte girevoli”.

 

 

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