ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Intervista alle correnti. Cesare Bonamartini, Autonomia & Indipendenza

Intervista alle correnti. Cesare Bonamartini, Autonomia & Indipendenza 

di Riccardo Ionta

 

Deriva e scarroccio. L’imbarcazione subisce uno scostamento e la rotta effettiva non coincide più con quella necessaria. Deriva è l’effetto della corrente, massa in movimento verso una direzione sotto il filo dell’acqua, difficile da percepire in assenza di punti di riferimento. Scarroccio è l’effetto del vento, viene da una direzione battendo sulla superfice emersa, ed è sufficiente sentirne la forza. Correnti e venti possono perturbare la navigazione, sfavorirla. Possono anche, tuttavia, favorirla sospingendo l’imbarcazione nel giusto senso. Dipende dalla direzione delle forze, dal loro combinarsi, dalla consapevolezza di chi naviga.  

Giustizia Insieme è un’endiadi, uno spazio di libertà per la giustizia e il pluralismo, e nel momento in cui la magistratura è trascinata dalle correnti e battuta da plurimi venti, ha posto delle domande a quattro magistrati, (al momento dell’intervista) componenti di vertice dell’A.N.M., eletti per Area (Luca Poniz), Unicost (Giuliano Caputo), Autonomia e Indipendenza (Cesare Bonamartini), Magistratura Indipendente (Paola D’Ovidio).  

Venti e correnti, prima o dopo, passano. E in una lunga traversata, prima o dopo, altri e altre ne ritornano. In ogni caso, l’importante è aver ben chiara la destinazione, conoscere sia i venti, sia le correnti, ed avere comunque un buon governo del timone.

La seconda intervista è a Cesare Bonamartini (Autonomia e Indipendenza).

La prima intervista a Luca Poniz (Area)  è raggiungibile al link https://www.giustiziainsieme.it/it/le-interviste-di-giustizia-insieme/1182-intervista-alle-correnti-luca-poniz-area

Sommario: 1. Perugia; 2. Populismi; 3. Le correnti; 4. C.S.M.; 5. A.N.M. e C.S.M.; 6. Pesi e contrappesi; 7. Pubblici ministeri e A.N.M.; 8. Le elezioni del Comitato Direttivo Centrale; 9. Le elezione dei Consigli Giudiziari; 10. Futuro Prossimo.

 

1. Perugia

L’indagine di Perugia è un’indagine su ipotesi di reato di un ex consigliere del C.S.M. sfociata in un’inchiesta sul “dietro le quinte” del C.S.M.? Perché L’A.N.M. ha chiesto la trasmissione integrale degli atti dell’indagine di Perugia?

L’indagine di Perugia ha, in primo luogo, reso manifesta la degenerazione correntizia ormai radicatasi all’interno del C.S.M., fondando, purtroppo, i più foschi timori ormai da tempo manifestati da vari voci critiche all’interno della Magistratura, tra cui il gruppo di A&I.

Tuttavia, l’indagine di Perugia ha evidenziato anche una preoccupante tendenza dei componenti dell’organo di Autogoverno a consentire alla politica – o meglio a quella parte della politica che al confronto istituzionale aperto e leale preferisce contatti paralleli per lo più non conoscibili dalla collettività – di intromettersi in scelte riservate al C.S.M., rispetto alle quali ogni soggetto politico dovrebbe essere rigorosamente escluso.

La circostanza che alcuni dei politici fossero magistrati in aspettativa per mandato parlamentare, come Cosimo Ferri o Donatella Ferranti (comparsa nelle chat da ultimo pubblicate dalla stampa), non consente di ritenere in alcun modo legittimo, né opportuno il loro interessamento alle decisioni riservate al Consiglio Superiore, concretando tale ingerenza un vulnus al principio fondamentale della separazione dei poteri.

Personalmente, trovo stupefacente che non tutti i colleghi provino un sentimento di profondo sdegno di fronte a tali intromissioni, accettandole in virtù dello status di magistrati dei parlamentari coinvolti, perché in questo modo si verifica una lesione inaccettabile al governo autonomo della magistratura, che è presidio dell’indipendenza dell’Ordine Giudiziario.

L’immagine della magistratura che è stata restituita dalle notizie di stampa relative all’indagine di Perugia ha gravemente incrinato la credibilità dell’ordine giudiziario anche se, all’evidenza, i fatti riguardano solo una parte non cospicua di magistrati e non afferiscono strettamente all’attività giurisdizionale. Anzi, l’esercizio della giurisdizione resta sostanzialmente preservato anche se temo che questa campagna di stampa rischi di ingenerare nei cittadini una sfiducia, in realtà ingiustificata, nella giustizia.  

Considerato che l’ANM rappresenta oltre il 90% dei magistrati italiani, è evidente l’assoluto interesse ad avere compiuta conoscenza del contenuto delle indagini, anche, a mio avviso, in un’ottica risarcitoria per il danno arrecato all’immagine della magistratura intera mediante costituzione di parte civile nell’eventuale processo che dovesse essere celebrato.

La disponibilità degli atti di indagine consentirà poi di valutare eventuali illeciti disciplinari ascrivibili agli associati che abbiano posto in essere condotte contrarie alle finalità dell’ANM o che abbiano gettato discredito sull’ordine giudiziario o violato il codice etico della magistratura.

 

2. Populismi

L’appello a un’immagine ideale del popolo, incitato a riprendere il ruolo che qualcuno gli ha indebitamente sottratto, è considerata una delle principali caratteristiche dei populismi. Esiste davvero un populismo giudiziario oppure esiste davvero una magistratura onesta e una magistratura disonesta?

Faccio fatica a calare la nozione di populismo sia nell’ambito dell’attività giurisdizionale che in quello della politica associativa. Il magistrato deve applicare la legge e, in quanto tale, l’attività giudiziaria non può essere populista.

Quanto all’attività associativa nelle proposte di riforma della magistratura, anche quelle che personalmente non condivido, quale l’introduzione del sorteggio per i componenti del CSM, è sempre presente una rivisitazione critica del sistema istituzionale per superarne i difetti visibili a tutti.

Non credo neppure in una distinzione tra magistratura onesta e disonesta, anche se, allargando lo sguardo, l’adozione di decisioni secondo logiche di appartenenza correntizia finisce per minare l’onestà intellettuale delle scelte adottate.

Tuttavia, credo sia necessario segnalare che anche nell’attività di alta amministrazione riservata al Consiglio Superiore della Magistratura gli ambiti in cui tali logiche correntizie hanno operato sono, tendenzialmente, limitati a pochi posti, più ambiti e spesso localizzati geograficamente.

Al di là degli inaccettabili casi di fatti criminali commessi da magistrati, credo necessario che l’onestà si esplichi quotidianamente nell’attività giudiziaria, avendo ben chiaro – in punto di impegno - che i procedimenti trattati corrispondono ad interessi nella vita delle persone e tenendo sempre presente, come detto da Papa Francesco proprio in occasione di un incontro con l’ANM, “la superiorità della realtà sull’idea” ad evitare che la nostra chiave di lettura deformi quanto abbiamo di fronte, adeguandolo al nostro pensiero.

 

3. Le correnti

Le correnti. Sono gruppi di pensiero organizzato, gruppi organizzati di potere o cosa sono?

A mio avviso attualmente le correnti hanno perso, in gran parte, la loro connotazione di gruppi di pensiero organizzato anche perché gran parte dell’elaborazione culturale offerta riguarda non tanto la giurisdizione, ma si rivolge essenzialmente verso l’attività consiliare e la sua organizzazione.

Credo che tale dato sia il presupposto logico che ha condotto le correnti a perdere l’originaria vocazione culturale e a dedicarsi soprattutto alla gestione della discrezionalità propria dell’attività del C.S.M..

Così ridefinito l’ambito principale di operatività delle correnti, su di esso si è innestata la degenerazione spartitoria resa evidente dall’indagine di Perugia, dovendosi rimarcare come non sempre i colleghi si siano avvicinati ad un gruppo associativo perché ne condividevano le impostazioni culturali o i programmi ma, piuttosto, perché pensavano che il sostegno di una corrente fosse l’unico modo per poter coltivare con successo eventuali domande per i posti ambiti (di solito direttivi, semi direttivi o di legittimità).

 

4. C.S.M.

Il C.S.M. è titolare di molteplici poteri discrezionali - non solo riguardo alle nomine - nelle cui sfuggenti dinamiche si insinuano le derive correntizie, anche perché i magistrati interessati non godono di forme di partecipazione. E’ necessario ridurre i poteri, la discrezionalità? E’ sufficiente implementare la trasparenza del potere e le forme di partecipazione?

Credo che certamente la previsione di forme di pubblicità (penso alla pubblicazione dei curricula dei candidati ad incarichi direttivi) e di partecipazione (con audizioni degli interessati, come già ora avviene più di frequente), possa dare un ausilio nella direzione del buon andamento dell’amministrazione consiliare.

Tuttavia, non posso non notare che, quando sono entrato in magistratura, nel 1998, il funzionamento del C.S.M. era sostanzialmente oscuro ai più, mentre a partire dal 2006 hanno avuto inizio una serie di comunicazioni volte a consentire di seguire i lavori consiliari, con una rincorsa che degenera, non di rado, in una vera e propria gara da parte delle correnti per fornire per primi le informazioni ai colleghi così ingenerando l’idea, invero non corretta, di “monopolio” delle correnti medesime di accesso alle fonti di conoscenza privilegiate e influenti.

Tale pubblicità, tuttavia, non ha in alcun modo inciso sulle trasparenza delle nomine per i posti direttivi e semi-direttivi, rispetto ai quali il testo unico licenziato nella passata consiliatura ha consentito di fare uso di una discrezionalità prossima all’arbitrio.

Credo che sia indispensabile, pertanto, che il Consiglio introduca criteri chiari di valutazione dei magistrati al fine di limitare gli eccessi di discrezionalità.

Mi permetto, peraltro, di segnalare la necessità che tutti coloro che operano a livelli diversi nella redazione dei profili dei magistrati abbiano maggiore attenzione a restituire un quadro fedele della professionalità dei colleghi, perché la redazione di rapporti e pareri in chiave costantemente elogiativa non consente di apprezzare le differenze che indubbiamente sussistono tra i magistrati, finendo per condurre ad una palude di opacità in cui è pressoché  indistinguibile – in virtù dei dati formali - il magistrato che è punto di riferimento di un ufficio giudiziario da quello che “vivacchia”, magari collezionando incarichi apparentemente indicativi di grande professionalità.

Essenziale è, poi, la valorizzazione dei pre-requisiti di equilibrio, indipendenza ed imparzialità che costituiscono l’essenza del magistrato ed in assenza dei quali l’esercizio della giurisdizione non può mai essere apprezzabile.

Peraltro, a mio avviso è essenziale una preliminare opera “culturale” che chiarisca nuovamente ai colleghi che i magistrati si distinguono solo per funzioni, in modo da ridurre la corsa sfrenata ai posti direttivi e semidirettivi,  cui è sottesa l’idea che l’esercizio della giurisdizione svincolato da tali incarichi sia “minore”, quando dovrebbe essere chiaro a tutti che abbiamo superato il concorso per fare i giudici e i pubblici ministeri e non gli “organizzatori”.

 

5. A.N.M. e C.S.M.

A.N.M. e C.S.M. rappresentano la stessa sostanza sotto forme diverse?

Nonostante la sostanziale identità degli aventi diritto al voto e la presenza di gruppi corrispondenti in seno ad ANM ed al C.S.M., con ovvia possibilità di comunicazione, non credo possa affermarsi l’identità di linea “politica” tra le due realtà.

Credo, però, che sia auspicabile un allentamento del collegamento tra correnti, e loro interessi, rispetto alle dinamiche di costituzione e funzionamento del C.S.M., che consentirebbe anche all’Associazione un dibattito “politico” sulle generali direttive di azione e decisione di quest’ultimo, non più tarpato da patti tacitamente rispettati, nell’osservanza del principio di reciprocità, per non disturbare il manovratore.

 

6. Pubblici ministeri e A.N.M

Perché i vertici dell’A.N.M. sono quasi sempre ricoperti da pubblici ministeri?

Ho imparato sulla mia pelle, durante l’anno passato in GEC, che l’attività associativa richiede, oltre che impegno, assidua presenza fisica.

Alla luce di tale esperienza credo che la relativa maggiore rappresentanza dei magistrati requirenti abbia due ragioni, una delle quali, assai banalmente, è di carattere “logistico”, in quanto non è prevista, neppure per i vertici nazionali della A.N.M., esenzione alcuna dal lavoro giudiziario. I requirenti sono in generale più liberi di organizzare i propri impegni di servizio, essendo il pubblico mistero un ufficio impersonale, mentre i giudicanti hanno vincoli tabellari rigidi in termini di calendari di udienze, composizione dei collegi, immutabilità del giudice: ciò è difficilmente compatibile con impegni associativi a livello nazionale che, per i vertici, richiedono gravosi, frequenti e a volte repentini impegni istituzionali e trasferte.

È poi vero che, sempre in generale, il dibattito su temi ordinamentali e processuali di interesse associativo involge maggiormente quelli relativi alla giurisdizione penale e, dunque, la sensibilità e l’impegno dei penalisti in A.N.M. può essere statisticamente più frequente di quello dei civilisti.

 

7. Pesi e contrappesi

La realizzazione degli scopi statutari sembra richiedere all’A.N.M. di attivarsi anche, e forse soprattutto, nel controllo dell’organo di autogoverno. E’ mancato questo controllo?

Francamente credo che questa sia una delle principali critiche che si può muovere all’attività dell’A.N.M..

In seno alla A.N.M. si sono spontaneamente strutturati i diversi gruppi, o correnti, sulla base delle diverse sensibilità e visioni culturali - e latamente politiche - dei magistrati. Sul versante dell’elezione dei componenti togati del C.S.M., secondo il modello costituzionale, è stato fisiologico il ruolo di corpi intermedi tra rappresentanti e rappresentati che, naturalmente, è stato svolto da quegli stessi gruppi associativi, anche per la sostanziale coincidenza dei due corpi elettorali. La corrente tradizionale è così divenuta un “Giano bifronte”, che si manifesta sia come gruppo associativo, che come gruppo consiliare.

Ciò ha, spesso fatto, impedito alla A.N.M. di assumere posizioni realmente ed efficacemente critiche di fronte a prassi e decisioni (o mancate decisioni) consiliari censurabili: ricordo distintamente, a fronte di una delibera consiliare relativa a ricollocamento in ruolo dopo mandato parlamentare, un comunicato del C.D.C. che si esprimeva in termini di auspicio rivolto verso i colleghi ad usare “misura” nelle proprie aspirazioni, a mio avviso con ben poca incisività.

Orbene, la A.N.M non può essere certo una sorta di controllore delle singole decisioni dell’organo di governo autonomo, per la semplice ragione che non è quello il suo compito, ma certamente deve avere una attenzione critica verso i provvedimenti consiliari, con una sorta di “monitoraggio culturale” della relativa attività per essere pronta – e libera – per  denunciare eventuali situazioni scarsamente comprensibili alla luce della normazione secondaria vigente.

 

8. Le elezioni del Comitato Direttivo Centrale

La mancanza di condizioni per l’azione politica - diversamente argomentata da ogni corrente - ha portato al ritiro “politico” dalla G.E.C di praticamente tutti i componenti. Perché, viste anche le annunciate riforme, ciò non ha condotto allo svolgimento immediato delle elezioni del Comitato Direttivo Centrale?

Devo precisare che, quale componente di GEC di A&I, non ho mai inteso revocare la disponibilità del mio gruppo a comporre la giunta esecutiva centrale perché, in un momento in cui la politica, anche fondando la propria determinazione sulle notizie di stampa comparse, manifestava le prime intenzioni di procedere a riforme dell’ordinamento giudiziario, ritenevo necessario avere una A.N.M. forte e pienamente rappresentativa.

Ciò premesso e dato atto delle decisioni altrui, a me – invero  - parse scarsamente intellegibili durante la seduta, osservo che l’individuazione della data di ottobre per il voto discende dalla delibera, adottata nel corso della medesima seduta del CDC all’unanimità, compresa Magistratura Indipendente, che ha previsto lo svolgimento delle elezioni con modalità telematica e con spoglio a livello nazionale.

Tale modalità di voto, prescelta per i noti motivi di ordine sanitario e, comunque, essenziale per eliminare – finalmente  - qualsiasi possibilità di controllo del voto (che era possibile soprattutto in distretti piccoli), richiede la costituzione dell’elenco degli aventi diritto al suffragio, comprensivo dei loro recapiti telefonici (di cui ANM non dispone al momento) cui dovranno essere inviate le credenziali e l’OTP (come per le operazioni di home banking) necessario per garantire che il voto telematico sia personale e segreto.

Considerato che la costituzione dell’elenco dipende anche dalla diligenza e tempestività nella risposta da parte degli iscritti all’A.N.M. e che si tratta del primo esperimento di voto telematico, pertanto da costruire ex novo e con maggiore attenzione, e tenuto conto delle indicazioni “cronologiche” ricevute dalla società cui è stata affidate parte delle operazioni materiali di organizzazione era materialmente impossibile svolgere le elezioni prima dell’estate.

Né appare possibile, ora, prevedere lo svolgimento delle elezioni in forma tradizionale a fine luglio, considerando che tale cadenza temporale non consente di disporre di un periodo congruo per un effettivo confronto sui progetti che devono costituire “l’azione di governo dell’A.N.M” proposti dai candidati, circostanza che, inevitabilmente, consegnerebbe l’espressione del voto alla mera vicinanza correntizia, a prescindere dalle idee concretamente espresse.

 

 

9. Le elezioni dei Consigli giudiziari

In occasione delle elezioni suppletive per il C.S.M., l’A.N.M. ha cercato di favorire un metodo di candidatura svincolato dalle correnti. E per le elezioni dei Consigli giudiziari?

La attuale legge elettorale dei Consigli Giudiziari prevede un sistema proporzionale a liste contrapposte: è naturale conseguenza che esse rispecchino quei “corpi intermedi” che, anche a livello locale, sono i diversi gruppi associativi, o correnti. Tuttavia, in una dimensione distrettuale, la conoscenza diretta personale e professionale dei candidati, da parte degli elettori, e successivamente il controllo immediato dell’attività degli eletti in C.G., consentono già non solo un suffragio meno vincolato alla appartenenza, ma anche l’elezione di candidati “indipendenti”, e a volte anche la presentazione di liste indipendenti. A livello locale e almeno in certe realtà, insomma, questo relativo svincolo tra candidature e correnti che la A.N.M. oggi persegue anche a livello nazionale è già lo stato delle cose.

 

10. Futuro prossimo

Quale futuro si prospetta per le correnti e l’A.N.M.?

Personalmente ritengo che il pluralismo dell’associazionismo giudiziario sia un bene da preservare, ma è necessario che venga abbandonata la logica del correntismo, quale conseguenza patologica, fine a se stesso ed espressione di potere, e che le correnti tornino ad essere centri di elaborazione culturale maggiormente orientati verso la giurisdizione.

Il modello di giurisdizione, la sua evoluzione, la sua attualità, efficienza e adeguatezza rispetto alle trasformazioni sociali, oggi sempre più veloci, che ci pongono di fronte a sfide anche estremamente complesse in ordine alla tenuta del sistema e alla relativa necessità di attrezzarsi, dovrebbe essere il tema centrale d’interesse e di confronto di tutti i magistrati come singoli e come gruppi strutturati.

Credo che in questo modo anche l’ANM potrebbe realmente dare un supporto ai magistrati nello svolgimento delle funzioni, che deve essere sempre considerato il profilo essenziale dell’attività di magistrato.

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