ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Protesta e repressione in Italia

28 ottobre 2026
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Genova, 20 luglio 2001. Carica della polizia a Corso Torino. Foto di Ares Ferrari. Fonte Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

Genova, 20 luglio 2001. Carica della polizia a Corso Torino. Foto di Ares Ferrari. Fonte Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0

ABSTRACT

 

È l’immagine iconica del nostro presente, e forse del nostro prossimo futuro, quella di genitori e nonni che si interpongono tra i ragazzini manifestanti e i poliziotti che li inseguono roteando i manganelli. È l’immagine di una società in liquefazione e di un potere che, di fronte al dissenso anche violento, non sa fare altro che reprimerlo anziché prevenirlo, manganellando i manifestanti, creando reati fasulli, fermando senza prove anche i minorenni.

Provvedimenti che in tempi normali sarebbero stracciati dalla Corte costituzionale. Espressioni di un potere che è già regime. Ma niente accade per caso e la repressione odierna replica modelli lontani. Chiarisco subito che chi devasta, saccheggia e aggredisce deve essere perseguito: la violenza non è mai legittima, nemmeno se chi vi ricorre è portatore di una comprensibile istanza.

È però incredibile, per chi è stato come me poliziotto, sia pure per meno di due anni, dover constatare che in tema di ordine pubblico in cinquanta anni non sia cambiato sostanzialmente niente. Sia chiaro, in tutti questi anni gli organi di polizia sono enormemente migliorati: più professionalità, più efficienza in tutti i settori di impiego, più rispetto delle garanzie per i cittadini. Migliorati in tutto – grazie anche al rapporto di diretta disponibilità della Polizia giudiziaria da parte dell’Autorità giudiziaria, attuativo dell’articolo 109 della Costituzione – tranne che nella gestione dell’ordine pubblico.

Il ricordo ancora vivo dei gravi fatti del 2001 di Napoli e Genova – la “macelleria messicana” – preoccupa chi avverte oggi lo stesso clima avvelenato di allora. Come mai? Ci sarà un perché. La mia risposta porta direttamente alla politica di governo e alle solite misure repressive che, nel caso dell’ordine pubblico, non servono, oggettivamente, ad altro che a rassicurare i poliziotti, liberandoli psicologicamente dalle naturali auto inibizioni.

Gli abusi e le violenze inutili della polizia, che dovrebbe presidiare le manifestazioni di protesta per prevenire le violenze, non per attizzarle, spesso sono il prodotto della paura degli agenti e della inadeguatezza dei funzionari che dovrebbero dirigere il servizio, ma si dimostrano talvolta tragicamente impreparati. Oggi come ieri. Allora i manifestanti violenti venivano definiti provocatori e le loro azioni più eclatanti inquadrate nella cosiddetta “strategia della tensione”.

E oggi? Dopo cinquanta anni, ci ritroviamo di nuovo ai punti interrogativi cui solo una Magistratura autonoma e indipendente potrà dare, ancora una volta, risposta.