ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

L’ultima valutazione di professionalità della giudice Apostolico

Intervento in plenum del CSM
17 aprile 2026
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ABSTRACT

Grazie Presidente.

Questa delibera è un po’ una occasione persa.

Capisco, e capiamo tutti, che è persa perché in quest’aula non c’è accordo sulla questione se la partecipazione ad una manifestazione di piazza costituisca un comportamento che fa venir meno il prerequisito dell’indipendenza di un magistrato; indubbiamente, quindi, la soluzione più liquida era quella di limitarsi a prendere atto del fatto che la partecipazione della dott.ssa Apostolico alla manifestazione di solidarietà ai migranti imbarcati sulla nave Diciotti risaliva ad epoca precedente al quadriennio in valutazione. Si tratta di una soluzione rivolta esclusivamente alla definizione di una situazione concreta, peraltro relativa ad una collega ormai uscita dall’ordine giudiziario.

Ma io non voglio nascondermi dietro il dito che l’episodio della partecipazione alla manifestazione esulava dal quadriennio in valutazione.

Della questione della apparenza di imparzialità abbiamo già parlato altre volte.

Il consigliere Laganà ha avuto la bontà di ricordare un mio precedente intervento in cui su questo tema parlai di nicodemismo, ossia dell’atteggiamento di chi pensa una cosa ma, per necessità di sopravvivenza e per non turbare l’ordine del contesto in cui si trova, nasconde Il suo pensiero, elabora pensieri che non dice pubblicamente.

È una situazione che esprime un dilemma costante dell’animo umano: in talune situazioni, è meglio celare o è meglio manifestare quello che si pensa? Un magistrato non può non avere convinzioni culturali, religiose, ideologiche, politiche. È preferibile che egli le nasconda o che egli le manifesti? Si possono avere – e in quest’aula aula abbiamo – opinioni diverse.

Ma il punto non è nemmeno questo.

Stiamo ai fatti.

Nel 2018 la dott.ssa Apostolico lavorava in Corte d’Assise, non si occupava di immigrazione. Era una persona socialmente impegnata, nel senso che leggeva i giornali, aveva un pensiero politico e, ogni tanto, partecipava ad attività sociali; in questo caso, la manifestazione organizzata da varie sigle dell’associazionismo sociale e cattolico per portare solidarietà ai migranti imbarcati su una nave militare, la Diciotti, ormeggiata da giorni nel porto di Catania.

Cinque anni dopo – cinque anni dopo – la dott.ssa Apostolico ha cambiato settore professionale, non è più in Corte d’assise, si occupa di protezione internazionale. Adotta un provvedimento di non convalida del trattenimento di un richiedente asilo per il quale la Presidente del Consiglio si dichiara “basita”. Tale provvedimento – ci ha ricordato il professor Romboli, nella sua lectio magistralis – viene impugnato per cassazione dal Ministero dell’Interno; la Cassazione solleva il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione Europea (preciso, e non è una pedanteria, che per la Corte di cassazione, in quanto giudice di ultima istanza, il rinvio pregiudiziale era obbligatorio, mentre non lo era per il tribunale di Catania); in pendenza di questo rinvio pregiudiziale il Ministero dell’Interno rinuncia al ricorso; successivamente, la norma che il tribunale di Catania ha ritenuto non applicabile per contrato con il diritto dell’Unione e in relazione alla quale la Cassazione ha proposto rinvio pregiudiziale viene modificata dal legislatore. Direi che possiamo ragionevolmente concludere che quel provvedimento era giuridicamente corretto. Perché la Presidente del Consiglio sia rimasta “basita” non lo sappiamo.

Ma la cosa interessante di tutta questa vicenda, la cosa che avrebbe dovuto costituire oggetto di una pratica a tutela, è un’altra: è che la dott.ssa Apostolico è stata accusata di “fare politica” per aver emesso un provvedimento sgradito al Governo; se avesse adottato un provvedimento di segno opposto, gradito al Governo, sarebbe stata egualmente accusata di “fare politica”? Perché non si può dire che fai politica se adotti una decisione difforme alle aspettative del Governo, tanto da suscitare il “basimento” della Presidente del Consiglio, e che non fai politica se rendi una decisione conforme a quelle aspettative, che forse rende la presidente del Consiglio lieta della giurisprudenza catanese in materia.

Comunque, politica o non politica, dopo la pubblicazione di questo provvedimento inizia un’attività di ricerca, di scavo negli archivi – fatta, debbo immaginare, con la cooperazione dei soggetti che disponevano di quegli archivi – che ha portato al rinvenimento di un filmato di cinque anni prima, che rappresenta la dott.ssa Apostolico davanti al porto di Catania; tale filmato è stato consegnato ad alcuni giornali (gli house organs della odierna maggioranza) che sparano l’articolo sul giudice (poi ne sparano anche un altro con la foto della collega che conduce il motorino senza casco).

Allora, io penso che di questo si sarebbe dovuto, e oggi si debba, parlare; del fatto che c’è stato un provvedimento – sulla cui correttezza giuridica nessuno ha potuto dire niente – che ha determinato un’azione di ricerca mirata sulla vita del magistrato, cioè una profilazione, secondo quella che è diventata una moda negli ultimi anni: non si criticano le sentenze, si critica la biografia di chi ha fatto le sentenze. Forse perché le sentenze sono difficili da criticare, come, in questo caso, dimostra il successivo iter del procedimento giudiziario. E allora non potendo criticare la sentenza si critica la biografia del magistrato. E si critica la biografia del magistrato andando a scartabellare negli archivi e utilizzando la propaganda di giornali che fanno propaganda.

Ora, porci il problema del se fosse corretto o non corretto partecipare alla manifestazione per i migranti della Diciotti mi sembra comportarci come colui che guarda il dito invece della luna.

Ma voglio aggiungere una notazione personale. Molti di quanti hanno oggi sostenuto il buon diritto della dott.ssa Apostolico di partecipare alla manifestazione hanno tuttavia precisato che essi, personalmente, non lo avrebbero fatto. Io voglio precisare che, se fossi stato a Catania, a quella manifestazione ci sarei andato. Ci sarei andato perché ritengo che partecipare alle manifestazioni – senza picchiare nessuno, senza urlare, senza dire parolacce, senza mettersi le dita nel naso – faccia parte dei diritti costituzionali dei magistrati; con misura, con garbo, mettendosi anche la cravatta; ma penso che non si possa mettere in discussione il diritto dei magistrati di partecipare ad una manifestazione. Se poi la manifestazione degenera e diventa violenta, mi allontano, prima di tutto per salvaguardare la mia incolumità.

Grazie.