RIFORME del PROCESSO PENALE
Il laboratorio annunciato nell’editoriale Il lascito della campagna referendaria: un dialogo da alimentare e rapporti da coltivare prosegue con approfondimenti dedicati al processo penale e all’esecuzione della pena.
L’epoca in cui viviamo ci consegna un rito ormai datato in tutte le fasi che lo caratterizzano. Nella fase delle indagini preliminari, ad esempio, occorre affrontare in maniera sistematica il tema dei limiti alle enormi potenzialità di interferenza di chi indaga rispetto al diritto alla riservatezza di chi è indagato. Occorre garantire il rispetto della vita privata e, al tempo stesso, consentire indagini che assicurino il miglior accertamento possibile dei fatti.
È essenziale riconsiderare le misure cautelari in ottica di presunzione di innocenza e adeguatezza.
Occorre poi restituire centralità alle garanzie processuali di oralità e immediatezza e, contemporaneamente, assicurare all’imputato, così come alla persona offesa, un processo che sia breve. L’irragionevole durata dei processi costituisce una criticità strutturale grave della giustizia nel nostro Paese, come d’altro canto è sistematicamente stigmatizzato nei rapporti annuali della Cepej; per questo motivo l’Italia occupa l’imbarazzante posizione di Paese con il più elevato numero di violazioni.
L’obiettivo della ragionevole durata dei processi dovrebbe sollecitare una drastica riconsiderazione dell’effettiva coercibilità di talune condotte, bilanciando la concreta sanzionabilità di alcuni reati con la loro reale pericolosità e l’allarme sociale che essi destano. L’ultima grande depenalizzazione è stata realizzata nel 2016 con i decreti legislativi n. 7 e n. 8. Questo trend è stato però ribaltato dal 2023 a oggi attraverso un percorso di “penalizzazione” che ha condotto all’introduzione di ben 57 nuovi reati, tutti di discutibile gravità. Al tempo stesso, sempre nella prospettiva della ragionevole durata, bisognerebbe riconsiderare il tema dell’accesso ai riti alternativi e la ragionevolezza, in un’ottica generale, delle limitazioni introdotte con riferimento a taluni reati.
L’esecuzione della pena, per le condizioni in cui versano le carceri italiane, appare sempre più lontana dal realizzare il principio rieducativo. Il legislatore sembra preoccuparsene sempre meno, ma anche di questo occorre parlare. Gli interventi di riforma – questo è essenziale – dovrebbero essere inseriti nella prospettiva di un disegno complessivo, senza costituire di volta in volta la risposta a necessità contingenti. Le soluzioni migliori, infine, sono quelle che emergono all’esito di un confronto ampio e senza pregiudizi, che coinvolga accademici e operatori del processo in un contesto che veda interessata anche la società civile.
L’occasione di confronto tra giuristi e società civile e lo spirito collaborativo che ha caratterizzato la difesa della Costituzione durante la campagna referendaria – come abbiamo anticipato con l’avvio del laboratorio – ci hanno convinto a mantenere attivi gli spazi di discussione. Essi sono la base fondamentale per un sistema democratico partecipativo e una garanzia contro ogni tentativo di esclusione dei cittadini dalla res publica e dai dibattiti sull’etica civile. Con questa ulteriore iniziativa si intende proseguire nell’obiettivo di mettere sul tappeto temi e proposte sulle quali discutere.
Paola Filippi
direttrice scientifica
di Giustizia Insieme

