ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Riflessione a margine della relazione del primo Presidente

Riflessione a margine della relazione del primo Presidente di Giuseppe Santalucia

La Relazione del Primo presidente della Corte di cassazione offre importanti spunti di riflessione.

La grave crisi pandemica – evidenzia il Primo presidente – ha imposto una forte accelerazione nella ricerca e nella messa a punto di soluzioni che hanno fatto crescere la qualità della organizzazione degli uffici, ha consentito l’acquisizione di nuove competenze di gestione e ha elevato la consapevolezza della necessità di un coinvolgimento di tutti gli attori della giustizia e del ricorso alla tecnologia, soprattutto informatica.

Sono parole che costituiscono straordinari spunti di riflessione. La crisi reca con sé un potenziale di innovazione che bisogna saper cogliere e utilizzare al meglio. La crisi è il punto di svolta; può essere, se ne siamo capaci, l’inizio di una forte ripresa. Segna la frattura con il passato e con il suo carico di problemi atavici, offre una opportunità, non facilmente ripetibile, di cambiamento.

Sono quindi parole che sostengono quanti, come l’Associazione nazionale magistrati, deve fare i conti con una altrettanto rilevante crisi, intrisa di indignazione, di delusione e di rabbia, sentimenti che scaturiscono dalle pesanti rivelazioni di chi per anni è stato al vertice dell’associazionismo giudiziario e del governo autonomo della magistratura; e che di esse si alimentano.

Rivelazioni che ora trovano nel libro dato alle stampe dal dott. Palamara, ex presidente dell’Anm ed ex componente del Csm, e dal dott. Sallusti, importante firma del giornalismo italiano e direttore de “Il Giornale”, un ulteriore veicolo di diffusione.

Lo sconcerto è forte e solo lo sconcerto spiega quel silenzio dell’Anm che taluno ha voluto in questi giorni evidenziare.

Questo non è il tempo dei silenzi, che possano apparire ammissioni di colpe e riconoscimento di collusioni e compromissioni con il cd. sistema.

È il tempo della reazione indignata contro chi, per comprensibile convenienza, non si immerge nella faticosa opera di distinguere i fatti e i comportamenti dei singoli ma cuce con suggestione narrativa tanti diversi episodi per tratteggiare con le fosche tinte del complotto l’esistenza di un “sistema” in cui la Magistratura si muoverebbe come un Corpo unitario, animato da convenienze faziose e interessi, appunto, corporativi.

È un affresco che dileggia una Istituzione dello Stato, che reca un grave torto alla realtà, in cui i magistrati sono ancora e autenticamente un potere diffuso, non governabile e non orientabile da mediatori improvvisati.

Le responsabilità dei singoli dovranno essere accertate e dovranno trovare la giusta risposta nelle giuste sedi. Quanti sono chiamati in causa spiegheranno e diranno la loro verità e chi ne ha il potere distribuirà torti e ragioni.

Quel che non può tollerarsi è che una intera Istituzione, la Magistratura, paghi oggi un prezzo elevatissimo in termini di sfiducia collettiva e di pericolosa delegittimazione per l’opera di quanti hanno creduto di poterla utilizzare per personale tornaconto.

I magistrati italiani, nella loro stragrande maggioranza, hanno le risorse culturali e di sensibilità istituzionale per venir fuori, e in fretta, da questo triste periodo; e ne sapranno conservare memoria, per evitare che la smodata ambizione di pochi possa di nuovo offuscare la limpidezza del quotidiano gravoso esercizio del render giustizia.

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