ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Come si dice in polacco “due pesi e due misure”? È quello che si chiedono i magistrati onorari italiani…

Come si dice in polacco “due pesi e due misure”? È quello che si chiedono i magistrati onorari italiani…

di Patrizia Tilli*  

“La sentenza di oggi in Polonia non può restare senza conseguenze. Il primato del diritto UE deve essere indiscusso. Violarlo significa sfidare uno dei principi fondanti della nostra Unione. Chiediamo alla Commissione europea di intraprendere l’azione necessaria”. Lo ha detto il Presidente del Parlamento Europeo, On. David Sassoli, il 7 ottobre 2021 a commento della clamorosa decisione della Corte Costituzionale polacca che ha enunciato che non esiste supremazia europea sulla Costituzione nazionale.

Anche i magistrati onorari Italiani - come cittadini europei  favorevoli ad una U.E. coesa e forte e desiderosi di veder affermati i principi fondanti dell’Unione in ogni Paese membro - concordano pienamente con le parole del Presidente Sassoli e con le analoghe dichiarazioni della Presidente von der Leyen.

Tuttavia i medesimi che da anni esercitano stabilmente la giurisdizione in Italia, privati di ogni diritto economico e previdenziale, si trovano costretti a denunciare purtroppo l’ipocrisia del nostro Paese che non fa seguire alle enunciazioni di principio la concretezza dei fatti.

Infatti anche il nostro Paese infrange i principi stabiliti dal diritto dell’Unione e ignora le sentenze interpretative della CGUE.

In particolare, la sentenza della CGUE cd. “UX” del 16.07.2020 ha chiarito che i magistrati onorari italiani (GOT-Giudici Onorari di Tribunale, VPO-Vice Procuratori Onorari e GDP-Giudici di Pace), da anni in servizio in ogni ufficio giudiziario, che trattano e decidono oltre la metà delle cause nazionali civili e penali, sono organi giurisdizionali secondo il diritto europeo e che ad essi deve essere senz’altro riconosciuto lo status di lavoratori. Secondo la normativa dell’Unione, richiamata nella decisione, per il principio di non discriminazione i magistrati onorari hanno quindi pieno diritto di vedersi applicato il medesimo trattamento economico e previdenziale dei lavoratori comparabili (che la CGUE individua nei magistrati di ruolo).

È passato un anno e il Governo Italiano continua a sostenere che non di “lavoratori” si tratta, ma di “volontari”, così negando qualsiasi prerogativa giuslavoristica e addirittura perseverando nel compensarli con pagamenti a “cottimo puro”, sistema abiurato e vietato da ogni trattato internazionale1. Questo comportamento viola tra l’altro la Carta Sociale Europea.

Lo scorso 15 luglio, ad oltre cinque anni dalla chiusura negativa del caso EU-Pilot (7779/15/EMPL – DPE 0007062 P-4 22.17.4.5 del 10.6.2016) la Commissione europea ha inviato una durissima lettera di messa in mora al Governo italiano, aprendo una procedura d’infrazione (n. 2016/4081) e lasciando aperte le petizioni relative inoltrate alla Commissione per le Valutazioni .

La Commissione  contesta, in particolare, che il negato riconoscimento dello status di lavoratori impedisce ai magistrati onorari di beneficiare delle protezioni offerte dal diritto del lavoro dell’Unione e li espone ad abusi inaccettabili, che riguardano ogni aspetto dell’attività lavorativa.

Le violazioni riguardano la direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato; la direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale; la direttiva 2003/88/CE sull’orario di lavoro; la direttiva 92/85/CEE sulle lavoratrici gestanti.

Il mancato riconoscimento dello “status” comporta che i magistrati onorari italiani non godano della protezione offerta dal diritto del lavoro della UE e risultino penalizzati dal mancato accesso all’indennità in caso di malattia, gravidanza, infortunio, dall’obbligo di iscriversi presso il fondo INPS per i lavoratori autonomi, nonché da divari retributivi e relativi alla modalità di retribuzione, dalla discriminazione fiscale e dal mancato accesso al rimborso delle spese legali sostenute durante procedimenti disciplinari e  al congedo di maternità retribuito. Non sono sufficientemente protetti contro gli abusi derivanti da una successione di contratti a tempo determinato e non hanno la possibilità di ottenere un adeguato risarcimento per tali abusi. L’Italia non ha, inoltre, istituito un sistema di misurazione dell’orario di lavoro giornaliero di ciascun magistrato onorario. Infine la Commissione rileva che la nuova normativa del 2017 non ha ancora fornito soluzioni al riguardo.

La reazione del Governo Italiano non è stata quella di adeguare immediatamente la legislazione interna a quella dell’Unione come richiesto, ma semplicemente quella di prendere (o perdere) tempo, compiendo tra l’altro un altro atto gravissimo  che è stato quello di prorogare sino al 31.12.21, cioè sino ad una data successiva a quella fissata per la risposta alla lettera di messa in mora, proprio la legge regolatrice dello status dei magistrati onorari indicata dalla Commissione come contraria alla legislazione dell’Unione.

Per di più continua la superproduzione di circolari ministeriali tese a privare i m. o. di ogni minimo diritto. Ad esempio il Ministero con circolare del 5.8.21 (quindi successiva alla contestazione delle violazioni sopra riportate, inviata in data 8.9.21 alla Procura di Napoli), su richiesta di un gruppo di VPO, i quali, “sulla scorta dei rilievi degli organi giudiziari europei  ed ormai di non isolate pronunce della Magistratura del Lavoro”, chiedevano  che la posizione dei giudici onorari fosse considerata alla stregua del rapporto di lavoro subordinato, con il conseguente riconoscimento dell’orario di lavoro (citavano l’intervento della CGUE nel caso Matzak - C-518/15), ha  escluso che sia applicabile al caso di specie la pronuncia UX né che possa essere applicata analogicamente o estensivamente (con conseguente mancato pagamento ai VPO dei periodi di attesa tra un processo e l’altro) citando per di più la sentenza della Corte Costituzionale n.172/21 del 23.7.21 (successiva anch’essa alla comunicazione della lettera di messa in mora) la quale  considera  non rilevanti “tutte le attività accessorie alla celebrazione dell’udienza (per i GOT) e alla partecipazione ad essa (per i VPO) se svolte fuori dalla durata dell’udienza stessa. Per entrambe le categorie di magistrato onorario, in altre parole, non dà diritto al compenso l’impegno speso in attività preliminari – in particolare, nello studio degli atti- o successive all’udienza anche se a questa strettamente legate”. Ergo: i GOT non possono essere retribuiti per le sentenze pubblicate e le riserve sciolte fuori udienza; i VPO devono restare a disposizione tra un processo e l’altro senza che tale periodo venga calcolato ai fini della determinazione della doppia indennità.

Nel frattempo, si è assistito a una inedita disputa giurisprudenziale tra la Corte di Cassazione e il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio in merito alla designazione del giudice  competente sui ricorsi depositati dai magistrati onorari che lamentano proprio la violazione dei diritti indicati dalla Commissione Europea e individuati dalla “UX” della CGUE. La Cassazione ritiene competente il TAR; il TAR ritiene competente il Giudice del Lavoro; il Consiglio di Stato, investito dell’appello sulla pronuncia del TAR, ha accolto la prospettazione della parte ricorrente – che assumeva la propria equiparazione ai giudici professionali – rimandando al TAR per il merito, in riferimento al quale il TAR potrà benissimo negare la correttezza della prospettazione della parte. La conseguenza è che, in questo momento, in Italia apparentemente non c’è un giudice cui possa ricorrere un magistrato onorario per ottenere il soddisfacimento delle proprie ragioni e la definizione del proprio status.

La situazione sul versante giurisprudenziale successivo alla UX, quindi, vede una strenua resistenza del Ministero e, duole dirlo, anche delle Magistrature Superiori e della Corte Costituzionale, all’applicazione dei principi chiaramente indicati nella lettera di messa in mora.

Nelle more, davanti alla Commissione Giustizia del Senato Italiano prosegue l’esame della legge modificativa del d. Lgs. 116/17 (conosciuto come “Legge Orlando” dal nome del Ministro della Giustizia dell’epoca), identificata come DDL 1438/19  cui sono state riunite altre proposte di modifica, con relativo deposito di centinaia di emendamenti.

Nella recente seduta del 27 ottobre, il sottosegretario Sisto si è presentato davanti alla Commissione in rappresentanza del Governo chiedendo un rinvio dei lavori “per non meno di trenta giorni” asserendo che “funzionari ministeriali sono in questo momento a Bruxelles a raccogliere informazioni sulla natura del provvedimento, che la Commissione Europea starebbe considerando in funzione della contestazione dell’infrazione euro-unitaria sulla materia oggetto dei disegni di legge in titolo”. L’ex Presidente del Senato Pietro Grasso, membro della commissione, ha evidenziato “l’eterogenesi dei fini” per cui una procedura di infrazione – secondo la prospettazione che ne dà il Governo – invece di accelerare la risoluzione del problema, paradossalmente la decelera. Il sottosegretario ha replicato che la pausa servirebbe per “rimuovere efficacemente le cause della prospettata infrazione”.

Pur mantenendo la certezza che la Commissione operi in maniera corretta ed imparziale e che sia ontologicamente e istituzionalmente insensibile alle interferenze, i magistrati onorari italiani hanno espresso inquietudine a fronte di contatti impropri con rappresentanti del Governo italiano in ordine alla apertura della procedura di infrazione.

Ancora una volta, alla luce di quanto accaduto, non si può che rilevare come il Governo italiano perseveri nei pluriennali comportamenti dilatori, tanto più incomprensibili nel momento in cui sta per ricevere dall’Europa ingenti contributi del Recovery Fund  alla condizione ben nota che, per quanto riguarda il settore della Giustizia, venga smaltito l’arretrato del settore civile. Il Ministero della Giustizia punta, per ottenere tale risultato, sul reclutamento di migliaia di giovani laureati non formati, da inserire nel cd. “Ufficio del Processo”, dove, senza essere cancellieri né giudici e con un contratto a tempo determinato ma ben più lauto e garantito di quello inesistente dei magistrati onorari, dovrebbero aiutare i giudici professionali, formando un team per effettuare ricerche di giurisprudenza  e non si è capito cos’altro, poiché certo non hanno né possono avere la possibilità di scrivere le sentenze al posto dei giudici professionali, né tantomeno di firmarle.

L’alternativa, già esistente e molto più economica, sarebbe stata proprio quella di trattare da lavoratori ed impiegare con maggiore razionalità i magistrati onorari attualmente nelle funzioni, che, potendo emettere sentenze, potrebbero smaltire l’arretrato, ove venissero loro riconosciute tutele e  giusta mercede per il lavoro svolto.

La realtà è quella colta nella sentenza UX ed è semplice; i magistrati onorari – per come sono stati utilizzati dallo Stato datore di lavoro nei tribunali – sono lavoratori e non volontari e da questa semplice premessa deve discendere ogni tipo di conseguenza, in punto di diritti giuslavoristici di rango costituzionale e di quantificazione delle retribuzioni.

Il Presidente Sassoli ha parlato in difesa della primazia del diritto Europeo, possibile che l’Italia voglia mantenere una posizione così disinvolta e palesemente lesiva dei principi e dei Trattati Europei?

Continua così, di rinvio in rinvio, di proroga in proroga, la vita come lavoro a cottimo, precario e umiliante di 5.000 lavoratori.

Fino a quando, ci si potrebbe chiedere? Il segno è stato passato da tanto tempo, e solo la misconosciuta coscienza di servitori di uno Stato che non li considera consente a questa categoria di lavoratori di andare avanti nel lavoro, senza il quale la Giustizia Italiana crollerebbe e forse crollerà, quando saranno giunti allo stremo, umiliati dallo Stato italiano.

Mentre si assiste a tutto questo, i magistrati onorari continuano a lavorare e ad emettere  provvedimenti per i quali non sono pagati. “Dum differtur, vita transcurrit”, diceva Seneca. Mentre si rinvia, la vita scorre.

A patto di non incontrare Nerone.

 

*GOT presso il Tribunale di Terni  

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