ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Tra Roma e Monaco di Baviera, un grande giudice: Vincenzo Di Cerbo

Tra Roma e Monaco di Baviera, un grande giudice: Vincenzo Di Cerbo

                                                                    di Guido Raimondi 

Quando Paola Filippi e Roberto Conti mi hanno detto che Giustizia insieme non poteva lasciar passare il 70° compleanno di Vincenzo Di Cerbo senza che la Rivista celebrasse degnamente la conclusione del suo percorso in magistratura, e di aver pensato a me per la redazione di uno scritto a lui dedicato, ho avuto qualche preoccupazione per la responsabilità che gli amici Paola e Roberto consegnavano nelle mie mani. Mi sono sentito però, oltre che onorato, felice di avere l’occasione di esprimere, una volta di più, la mia immensa considerazione per le straordinarie qualità professionali e umane di un grande magistrato, per l’appunto Enzo Di Cerbo.

Mi sia consentita una notazione personale. Sono da sempre un ammiratore di Enzo Di Cerbo, che è un esempio per tutti i magistrati e quindi anche per me. Un esempio per la passione sempre profusa per il lavoro di giudice, inteso come servizio per la collettività e di elemento essenziale della democrazia, per il rigore dei comportamenti, la continua tensione verso lo sviluppo e l’affinamento delle proprie competenze professionali e l’assoluta integrità. Non avevo però avuto modo di frequentarlo molto, sino all’anno scorso, quando, nel mese di maggio, ho fatto ritorno alla Corte di cassazione dopo un’assenza notevolmente lunga. In quel momento Enzo, Presidente titolare della Sezione Lavoro, mi ha accolto in sezione, prima come consigliere, poi come presidente non titolare, accordandomi subito una fiducia e un credito che non davo assolutamente per scontati. Sebbene avessi ricoperto durante la mia assenza responsabilità di un certo rilievo, sarebbe stato del tutto legittimo dubitare, da parte sua, delle mie reali capacità di riadattarmi ad una Corte che, nel frattempo, aveva conosciuto riforme profondissime. Non è stato questo il caso. Enzo mi ha fatto sentire subito di nuovo a casa, integrandomi in quella meravigliosa struttura che è la Sezione Lavoro della Corte di cassazione, e facendomi il dono prezioso della sua amicizia. Un gran colpo di fortuna per chi scrive!

La carriera di Vincenzo Di Cerbo, nel cui contesto la Corte di cassazione e il diritto del lavoro occupano un posto assolutamente eminente, è molto ricca e rivela la varietà dei suoi interessi culturali, oltre che la sua capacità a guardare al di là dell’orizzonte puramente nazionale e la sua passione per l’innovazione, con costante attenzione ai modi di utilizzazione delle nuove tecnologie a servizio della funzione giurisdizionale.

Tre principali direttrici sono evidenti nello straordinario percorso professionale di Enzo Di Cerbo: il diritto del lavoro, praticato da giovane magistrato come giudice monocratico di primo grado, in seguito, ancor giovane, ma con una già lunga esperienza, da giudice di appello, poi al Massimario della Corte di cassazione, ed infine alla Corte, prima come consigliere, poi come presidente di sezione e Presidente titolare della Sezione Lavoro; il diritto della proprietà intellettuale, del quale si è occupato ad altissimo livello come giudice dei Boards of Appeal dell’Ufficio europeo dei brevetti di Monaco di Baviera; l’informatica giuridica e le nuove tecnologie, settore nel quale egli ha esercitato le importantissime funzioni di Direttore del C.E.D., il Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione.

Tutti e tre questi campi hanno poi offerto a Vincenzo Di Cerbo spunti per una vasta produzione scientifica e per un’importante attività nel campo della formazione, in particolare assicurando per molti anni l’insegnamento del Diritto del lavoro presso la scuola di perfezionamento per le professioni legali - Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e contribuendo a molteplici attività della Scuola della Magistratura e delle strutture di formazione decentrata.

La lunga esperienza di Enzo Di Cerbo come giudice lavorista è stata importante nei gradi di merito, ma ha certamente raggiunto la sua piena maturità presso la Cassazione. La Corte di cassazione deve molto a Di Cerbo, il cui contributo in tutte le responsabilità assunte presso il giudice di legittimità, dal Massimario a quella di consigliere e di presidente, e a quella di Direttore del C.E.D., senza contare quella di componente del Consiglio direttivo, di Presidente della Commissione Flussi e tante altre, è stato sempre offerto a livelli di eccellenza. Tra queste responsabilità, la più visibile è senza dubbio quella – che egli ha appena lasciato – di Presidente titolare della Sezione Lavoro. 

Non è questa la sede per analizzare l’imponente azione svolta sul piano organizzativo da Enzo Di Cerbo nel quadro della Sezione Lavoro della Corte di cassazione. Basti dire che, come ha osservato egli stesso, sotto la sua guida la Sezione Lavoro ha cercato in particolare di cogliere le potenzialità gestionali offerte dalla legge 26 ottobre 2016 n. 197, di conversione del D.L. n. 168 del 31 agosto dello stesso anno, aumentando l’impegno relativo all’esame preliminare dei ricorsi garantito dall’Ufficio spoglio sezionale  in stretto coordinamento con quello sotto sezionale corrispondente presso la Sezione Sesta, e all’inserimento dei relativi risultati nel sistema informatico della Corte, in modo da rendere possibile un’analisi immediata e allo stesso tempo articolata dell’intero contenzioso sulla base dello strumento informatico. Ciò al fine di consentire una gestione del contenzioso che, anche in deroga rispetto al tradizionale criterio della trattazione dei processi secondo l’ordine cronologico stabilito dalla data di presentazione del ricorso, consenta l’agevole accorpamento delle cause sulla base dell’identità delle questioni giuridiche trattate, delle materie affrontate e delle relative problematiche.  Tutto questo in coerenza, del resto, con le indicazioni contenute nelle “Tabelle di organizzazione” vigenti, nelle quali viene esplicitamente espresso un orientamento favorevole ad un modello organizzativo che privilegi, nell’ambito della singola sezione, oltre alle udienze seriali, anche le udienze monotematiche.[1]

Ho posto l’accento su quest’azione, una tra le tante iniziative realizzate da Di Cerbo sul piano organizzativo, perché essa riflette una sua costante preoccupazione, che chi scrive condivide profondamente, circa la funzione della Corte di cassazione. L’esigenza cioè, per usare le sue parole, del “… formarsi di una giurisprudenza di legittimità che, evitando contrasti giurisprudenziali che non siano frutto di un approfondito dibattito all’interno del collegio o, nei casi più rilevanti, dell’intera sezione, offra agli operatori del diritto e, in particolare ai giudici del merito e al foro, principi di diritto più coerenti ed affidabili.”[2]

Sia consentito a chi scrive sottolineare non solo la grande importanza di questo obiettivo in una società democratica, ma anche la sua piena sintonia con una delle affermazioni sulle quali la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo insiste con maggior forza, quella cioè della sécurité juridique, senza la quale non vi è un buon funzionamento dello Stato di diritto, e che riposa sulla stabilità e sull’affidabilità della guida che le corti supreme devono offrire alla comunità giuridica con la loro giurisprudenza.

Come componente giurista delle Camere di ricorso (Boards of Appeal) dell’Ufficio europeo dei brevetti, Enzo Di Cerbo ha partecipato da membro del collegio giudicante alla trattazione e decisione di oltre quattrocento procedimenti. In particolare, è stato estensore di alcune rilevanti decisioni che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO Official Journal). Fra queste merita di essere ricordata la decisione T 1173/97 IBM - Computer program product, la prima in tema di brevettabilità del software, decisione che ha avuto larga eco in Europa e negli Stati Uniti.

Le realizzazioni di Enzo Di Cerbo nell’ambito del C.E.D. sono innumerevoli, e non è possibile ricordarle tutte in questa sede. Una però mi sembra particolarmente importante, anche perché in linea con la sua costante preoccupazione sulla qualità e la coerenza della giurisprudenza di legittimità. Mi riferisco al cosiddetto "ARCHIVIO RUOLI" - all'interno del SIC (Sistema Informativo della Cassazione). Si tratta di un programma di "navigazione", pienamente operativo, attraverso i singoli fascicoli processuali; il programma consente, fra l'altro, di effettuare, in modo rapido, facile ed intuitivo, ricerche incrociate attraverso parole chiave e altri elementi identificativi, così da migliorare, anche facilitando l'opera di accorpamento dei ricorsi, le capacità di gestione del contenzioso e ad evitare contrasti inconsapevoli di giurisprudenza.

A proposito dell’attività scientifica e di formatore di Enzo Di Cerbo, senza riprodurre qui l’elenco delle sue numerosissime pubblicazioni e delle sue molteplici attività accademiche e di formazione, vorrei semplicemente esprimere una volta di più la mia ammirazione per la sua parola – scritta e non – una parola sempre chiara, sempre competente, sempre accessibile.

*  *  *

Si dice che siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile. Forse è vero, quando si pensa ad istituzioni importanti e complesse come la Corte di cassazione, ma lasciatemi dire, ed è un pensiero strettamente personale, che per me questa Corte non sarà la stessa senza Enzo.

Fortunatamente non sarà senza Enzo la mia vita, e quella dei tanti colleghi della Corte – e di tanti altri – che sono onorati dalla sua amicizia e che potranno goderne, è un auspicio forte e sincero, per tanti, tantissimi, anni a venire.

A lui e alla sua bellissima famiglia gli auguri più affettuosi. 
           

[1] V. DI CERBO e AMENDOLA, Misure organizzative per la nomofilachia: l’esperienza della sezione lavoro della Corte di Cassazione, in Lavoro, Diritti, Europa, Rivista on line, pubblicato il 25 luglio 2019, disponibile in rete.

 

[2] DI CERBO, Informatica e giudizio di cassazione, in ACIERNO, CURZIO e GIUSTI (eds.), La Cassazione civile, Lezioni dei magistrati della Corte suprema italiana, Bari, 2015, p.586.

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