ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Veneto. La giurisdizione veneta e l’emergenza epidemiologica

Veneto. La giurisdizione veneta e l’emergenza epidemiologica

di Ines Maria Luisa Marini

"Giustizia Insieme" è da sempre attenta a raccontare la giurisdizione attraverso lo sguardo dei territori, e dei suoi protagonisti, per valorizzare il pluralismo della giustizia e mostrare l’attività giudiziaria nella sua più concreta esperienza.

Nel proseguire, anche durante l’epidemia, questo viaggio nelle diverse realtà giudiziarie la Rivista ha chiesto - al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Ancona Sergio Sottani[1], al Presidente della Corte di Appello di Palermo Matteo Frasca e alla Presidente della Corte di Appello di Venezia Ines Maria Luisa Marini - di raccontare, ciascuno a suo modo, la giurisdizione d’appartenenza di fronte all’emergenza.

In momenti di frenesia normativa e organizzativa è opportuno precisare che gli scritti sono stati redatti tra la fine del mese di aprile e l’inizio del mese di maggio ed è doveroso ringraziarne gli autori.

 

Nella foto Palazzo Corner Contarini dai Cavalli e Palazzo Grimani, edifici che ospitano parte della Corte d’Appello di Venezia

Sommario. 1. Una risposta unitaria e distrettuale all’emergenza; 2. Gli obiettivi prefissati e le misure organizzative congiuntamente adottate dal Presidente della Corte e dal Procuratore Generale; 3. Le iniziative adottate a livello distrettuale e il loro scopo 4. Le misure organizzative interne della Corte d’Appello per la prima e seconda fase; 5. Le misure di prevenzione del contagio per la prima e seconda fase; 6. Le misure sono state adottate nel settore amministrativo e per il personale; 7. Le misure organizzative per l’attività giudiziaria nella prima e nella seconda fase e il fine perseguito; 8. Modalità organizzative uniche per la prima e per la seconda fase; 9. Le misure adottate per l’UNEP di Venezia; 10. Uno sguardo rivolto al futuro.

1. Una risposta unitaria e distrettuale all’emergenza

I due mesi di emergenza sanitaria hanno improvvisamente cambiato il senso della vita: la morte e l’angoscia del destino, rimossi nei tempi moderni, sono tornati ad essere sentimenti coi quali vivere quotidianamente. Ma la rivoluzione più grande è stata nei comportamenti e nella capacità di adeguare in tempi rapidissimi la struttura organizzativa generale all’incalzante evolversi della situazione epidemiologica. Ciò è avvenuto anche nel mondo della Giustizia, benchè ancora legata a procedure rigide che ne disciplinano l’iter dei provvedimenti organizzativi.

La Corte di Appello di Venezia e il suo distretto, che conta sette Tribunali e relative Procure della Repubblica, oltre al Tribunale per i Minorenni ed al Tribunale di Sorveglianza, hanno retto la sfida, moltiplicando l’effetto degli sforzi organizzativi grazie anche alla azione unitaria nei settori di comune interesse con il coordinamento degli uffici di vertice (Corte di Appello e Procura Generale).

Ciò che ha contraddistinto il distretto della Corte di Appello di Venezia nell’affrontare l’emergenza sanitaria sono stati: 1) l ’azione unitaria degli uffici di vertice; 2) le iniziative assunte dalla Corte a livello distrettuale per individuare strumenti uniformi per la risoluzione delle problematiche comuni nel periodo dell’emergenza, nell’ottica della “filiera” e della ottimizzazione delle risorse; 3) la adozione da parte della Corte di provvedimenti organizzativi interni per disciplinare contestualmente sia la prima che la seconda fase , in una visione d’insieme proiettata sin dall’inizio al “dopo”.

2. Gli obiettivi prefissati e le misure organizzative congiuntamente adottate dal Presidente della Corte e dal Procuratore Generale

Le misure organizzative congiuntamente adottate dal Presidente della Corte e dal Procuratore generale hanno avuto l’obbiettivo: di creare strutture organizzative comuni per ottimizzare la gestione della emergenza epidemiologica anche nei rapporti con le autorità sanitarie regionali; di eliminare gli spostamenti fisici dei fascicoli e delle persone, fonte di possibile contagio, grazie alla implementazione della informatica nelle reciproche comunicazioni; di dare linee di indirizzo comune agli uffici giudicanti e requirenti del distretto allo scopo di armonizzarne e semplificarne le procedure organizzative.

In tale ottica il Presidente della Corte e il Procuratore generale:

- già il 24 febbraio (solo cioè due giorni dopo le prime ordinanze delle autorità centrali ed un giorno dopo il decreto legge che introducevano ”misure eccezionali volte a ridurre il rischio di contagio”) hanno emanato le disposizioni precauzionali da seguire, anche in termini di limitazione degli accessi negli uffici giudiziari, di riduzione degli orari delle cancellerie e di interventi di pulizia straordinaria, a seguito del cluster epidemiologico accertato nel Comune di Vò (PD) e dei casi di infezione riscontrati in altri Comuni del Veneto. Hanno inoltre indicato i comportamenti da adottare nell'ipotesi di avvenuta contaminazione degli uffici giudiziari da parte di persona (dipendente o pubblico) positiva al Covid-19;

- hanno costituito una Unità di Crisi distrettuale con il compito di trasmettere ogni informazione di rilievo al preposto organismo presso il Ministero della Giustizia;

- hanno costituito una Unità di coordinamento informativo distrettuale per l'emergenza sanitaria della quale fanno parte i rappresentanti dell'Area di programmazione e prevenzione sanitaria della

Regione Veneto, della Protezione civile e della AULSS3 Serenissima, per la cui operatività immediata è stata anche costituita una chat di WhatsApp. L’Unità di coordinamento viene convocata (da remoto) con funzione consultiva, quando devono essere adottati provvedimenti organizzativi della attività giudiziaria allo scopo di preliminarmente definire quali presidi siano indispensabili, o comunque opportuni, per garantire la sicurezza delle persone che lavorano e che accedono negli uffici giudiziari di Venezia (ubicati in 8 distinti edifici, in parte in laguna ed in parte in terraferma) a cui – in tempi di ordinaria attività – accedono quotidianamente oltre 3.000 persone. Dato di riferimento quest’ultimo ineludibile, con particolare riguardo al previsto progressivo rientro di magistrati e di personale amministrativo negli uffici nella “fase due”, con riflessi sulle problematiche della sottoposizione a test, della rilevazione della rilevazione della temperatura per l’accesso agli edifici pubblici e della dotazione di ogni altro presidio (schermi, mascherine, guanti monouso). In tale ottica verranno a breve effettuati anche sopralluoghi da parte della autorità sanitaria regionale allo scopo di avere migliore contezza delle peculiarità e delle esigenze delle otto sedi;

- hanno sottoscritto un Protocollo per l’attivazione, tramite consolle civile (SICID), dell’accessibilità telematica dei fascicoli relativi ai procedimenti nei quali sono stati emessi dalla Corte provvedimenti da sottoporre a visto o parere da parte del Procuratore generale;

- hanno emanato Linee di indirizzo congiunte agli uffici giudicanti e requirenti del distretto ex art 83 decreto legge 18/2020;

- hanno redatto un Piano di intervento, sottoscritto anche dal Responsabile PSPP, per prevenire la diffusione del coronavirus Covid-19 negli ambienti di lavoro non sanitari, comprensivo delle iniziative di divulgazione delle informazioni e delle raccomandazioni all'interno del posto di lavoro, della riduzione degli sportelli delle cancellerie e segreterie aperti al pubblico, della programmazione di accessi limitati, delle disposizioni sull'igiene degli ambienti di lavoro;

- hanno congiuntamente disposto l’aggiornamento del piano di sicurezza sui luoghi di lavoro in relazione alla epidemia da coronavirus;

- hanno dato disposizioni congiunte per evitare l’accesso del pubblico al Palazzo Grimani, sede della Corte di Appello penale e della Procura Generale, quando la Corte disponga la celebrazione dei processi a porte chiuse per ragioni di pubblica igiene ai sensi dell’art. 472, comma 3, c.p.p.

3. Le iniziative adottate a livello distrettuale e il loro scopo

Le iniziative adottate dalla Corte di Appello a livello distrettuale hanno avuto lo scopo di individuare linee organizzative uniformi per la risoluzione delle problematiche comuni nel periodo dell’emergenza, e ciò anche attraverso la condivisione delle informazioni e delle strutture organizzative, la armonizzazione delle “prassi” e la centralizzazione degli acquisti. In particolare:

- ai Tribunali del distretto è stato trasmesso il piano di intervento della Corte per prevenire la diffusione del coronavirus Covid-19 negli ambienti di lavoro non sanitari, comprensivo delle iniziative di divulgazione delle informazioni e delle raccomandazioni all'interno del posto di lavoro;

- è stata creata una chat su whatsapp con i Presidenti dei Tribunali del distretto, per la comunicazione istantanea delle emergenze e delle informative, anche a livello normativo;

- tutti i provvedimenti d’interesse vengono pubblicati nel sito internet della Corte, nella maschera appositamente creata, denominata “emergenza coronavirus”, così da renderli liberamente ed agevolmente conoscibili a tutti. Vengono inseriti anche i provvedimenti emanati dalla Procura generale il cui sito contiene un link di rinvio a quello della Corte;

- per far fronte alla grave difficoltà operativa degli Uffici di Sorveglianza del distretto in relazione all’emergenza carceraria e al pericolo di diffusione del virus, è stato disposta la applicazione di personale amministrativo e di magistrati di Tribunali del distretto;

- è stato, sin da subito (prima ancora delle circolari del Ministero della Giustizia che lo hanno imposto) concentrato presso la Corte di Appello l’acquisto per tutti gli uffici del distretto (previa individuazione del fabbisogno nel periodo di prevedibile durata della emergenza sanitaria) dei presidi di protezione individuale, in considerazione delle difficoltà di rifornimento riscontrate dai singoli uffici e per ottenere migliori condizioni contrattuali. Inoltre la Corte condivide con gli uffici giudicanti e requirenti del distretto le mascherine che le fornisce gratuitamente la Protezione Civile. Il Presidente della Corte viene costantemente informato sullo stato delle scorte e sulla distribuzione delle dotazioni;

- per consentire alla Corte (quale organo preposto al relativo rilascio per l’intero distretto) di dotare con maggiore tempestività il personale amministrativo delle tessere CMG-Mod AT-e, quale strumento indispensabile per il lavoro agile, è stata ottenuta dalla DGSIA la abilitazione di ulteriori due funzionari della Corte. Inoltre, per evitare l’elevato pericolo di contagio che comporta l’accentramento in Corte della preliminare rilevazione dei dati biometrici (per lo stretto contatto con un grande numero di persone e la mobilità sul territorio) se ne è disposta la acquisizione in remoto, presso ciascun Tribunale del distretto previa abilitazione da parte della DGSIA;

- è stata disposta, in tutto il distretto, la “sanificazione” dei locali utilizzati dai dipendenti CISIA e dai tecnici informatici;

- per evitare il rischio connesso all’affollamento dei mezzi pubblici ed agevolare l’utilizzo del mezzo privato, in favore del personale “pendolare” (magistrati e personale amministrativo) in servizio presso gli uffici giudiziari di Venezia e del distretto è stata stipulata una convenzione con il Garage San Marco per il parcheggio a prezzi agevolati (5 euro al giorno anziché 30) per la intera durata del periodo emergenziale (attualmente sino al 31 luglio 2020);

- sono state adottate Linee Guida (in esito ad interlocuzioni del Presidente della Corte con i Presidenti dei Tribunali ed i magistrati addetti ai rispettivi settori ) per armonizzare le prassi dei Tribunali del distretto nei procedimenti in materia di lavoro-previdenza-assistenza e di diritto di famiglia nella” fase due” della emergenza sanitaria;

- Sono stati stipulati Protocolli per la celebrazione delle udienze civili e penali da remoto in vista della “fase due”.

4. Le misure organizzative interne della Corte d’Appello per la prima e seconda fase

Le misure organizzative interne, sono state caratterizzate, oltrechè dall’immediatezza, dalla flessibilità e rapidità (sono stati emanati 4 provvedimenti, a brevissima distanza l’uno dall’altro, rispettivamente il 13, il 24, il 27 marzo ed il 21 aprile per adeguare l’assetto al modificato rischio sanitario ed alle incalzanti modifiche normative), dall’avere riguardato contestualmente, e sin dall’inizio: la “fase uno e la fase due”; le indicazioni igienico- sanitarie per prevenire il rischio di contagio, via via rimodulate a seguito del suo evolversi; il settore amministrativo in funzione della riduzione della presenza del personale in ufficio; l’attività giurisdizionale per individuare i procedimenti da trattare e le relative modalità. Sono state inoltre coinvolte le rappresentanze sindacali territoriali e le RSU, sia a livello informativo che di interlocuzione diretta per quanto concerne i presidi di protezione adottati e le modalità di organizzazione del lavoro della “fase due”.

E ciò in una visione organizzativa di insieme nella prospettiva della progressiva ripresa della attività, da parametrarsi alla valutazione concreta del rischio e del suo evolversi.

5. Le misure di prevenzione del contagio per la prima e seconda fase

Le misure di prevenzione del contagio sono state progressivamente calibrate al rischio avvalendosi - in funzione consultiva- delle figure istituzionalmente preposte (Unità di coordinamento informativo distrettuale per l'emergenza sanitaria costituita appositamente, l’RSPP, il medico competente).

Nel primo periodo, di sospensione pressoché generalizzata delle attività e con forte riduzione della presenza in ufficio, si è ritenuto sufficiente adottare misure di prevenzione “generica”.

Nella seconda fase invece, invece, in vista del progressivo ampliamento della attività, sono state adottate misure più specifiche, calibrate al concreto contesto ambientale ed epidemiologico, in esito alla mappatura delle singole attività in relazione agli spazi di lavoro ed ai sopraluoghi tecnici della Autorità Sanitaria nelle otto sedi degli uffici giudiziari di Venezia.

In tale ottica nella prima fase sono stati disposti:

- la concentrazione dei servizi delle cancellerie al pubblico nei soli sportelli muniti di barriere protettive;

- misure di contenimento del flusso di persone (limitando l’accesso agli Uffici Giudiziari alle parti, ai testimoni ed a coloro che devono recarsi nelle cancellerie per esigenze che non possono essere soddisfatte tramite email o, comunque, in via telematica; intervenendo anche sulle fasce orarie e giornaliere di apertura al pubblico delle cancellerie; regolamentando l’accesso ai servizi , previa prenotazione telematica o telefonica; introduzione di sistemi on line di richiesta e di rilascio delle copie degli atti ed individuazione della tipologia dei soli atti ai quali è riservata la ricezione o il ritiro “in presenza” e , comunque, sempre su prenotazione telematica o telefonica, così da scaglionare ordinatamente le presenze ed evitare assembramenti; versamento dei diritti e marche da bollo on line);

- la dotazione a ciascuno di mascherine, di guanti monouso e di gel disinfettante per la igiene delle mani;

- la divulgazione capillare (attraverso il sito internet della Corte, e-mail, cartellonistica) delle misure di protezione raccomandate dalle autorità sanitarie;

- la adozione di misure organizzative di tipo logistico: differenziazione dei percorsi di entrata e di uscita, controlli all’ingresso, porte di accesso lasciate aperte così da evitare il contatto con i dispositivi di apertura ed assicurare il ricambio di aria;

Sono state inoltre impartite all’appaltatore del servizio dettagliate disposizioni su come effettuare le pulizie giornaliere degli ambienti e degli oggetti di uso comune (scrivanie, tastiere, telefoni, maniglie, interruttori della luce) ed ai conducenti dei autoveicoli e dei natanti in dotazione alla Corte su come sanificarne gli abitacoli . A questi ultimi inoltre sono state indicate le precauzioni da seguire per il trasporto dei fascicoli, essendo essi possibile fonte di contagio.

Successivamente, nella seconda fase, il coinvolgimento in funzione consultiva di tutte le figure istituzionalmente preposte (la Unità di coordinamento informativo distrettuale per l'emergenza sanitaria, l’RSPP, il medico competente) ha consentito di individuare gli ulteriori presidi di sicurezza da adottare in relazione al concreto rischio epidemiologico correlato all’incremento della attività giudiziaria e della presenza delle persone (quali: le rilevazioni di temperatura all’ingresso delle sedi giudiziarie, la sottoposizione generalizzata dei magistrati e del personale amministrativo a test e tamponi, la tipologia di mascherine da utilizzare per accedere e stazionare all’interno del palazzo di giustizia, la installazione di barriere protettive in tutti gli sportelli di cancelleria ed in ogni postazione “esposta” del back office, i presidi e le precauzioni da adottare nelle aule di udienza, soprattutto in quelle a ventilazione “forzata” (prive di comunicazione diretta con l’esterno), le modalità e la frequenza della pulizia degli impianti di condizionamento e dei termoconvettori.

Peraltro la disseminazione degli Uffici giudiziari di Venezia in otto distinti edifici, che nella normalità rappresenta un forte limite alla efficienza, si è rivelata una opportunità nella fase della emergenza, perchè consente di evitare contaminazioni globali delle sedi e di realizzare una minore concentrazione di persone nelle aree di utilizzo comune (ingressi, bagni, aree ricreative e di sosta).

Per quanto concerne in particolare la Corte sono state adottate specifiche misure per evitare la contaminazione “globale” delle sue tre sedi lagunari, così da garantirne, in ogni eventualità, il funzionamento (le udienze civili da celebrare “in presenza” sono state infatti concentrate in “Cittadella” e nell’“aula D” del Tribunale penale di Venezia; per le udienze penali si è privilegiata la più spaziosa aula bunker di Mestre rispetto alle aule di Palazzo Grimani ; mentre si è escluso l’utilizzo delle aule di Palazzo Cavalli per tenerle di “riserva” in caso di contaminazione delle altre sedi).

6. Le misure sono state adottate nel settore amministrativo e per il personale

Durante la prima fase è stata ridotta al massimo (a circa il 25%) la presenza del personale amministrativo negli uffici giudiziari (ricorrendo -nell’ordine- alla fruizione delle ferie pregresse, ai riposi compensativi e, successivamente, al lavoro agile sulla base di progetti il più possibile dettagliati).

Nella seconda fase verrà aumentata la presenza fisica complessiva in ufficio, ma si sono previste turnazioni di orario, anche nell’arco della medesima giornata, così da ridurre la compresenza.

È rimasta la previsione del lavoro agile, nella massima estensione, in capo alle unità addette ai settori per cui è consentito l’accesso da remoto ai sistemi informatici che li governano (SIAMM, SIcoge, Protocollo informatico Script@ )

 

 

7. Le misure organizzative per l’attività giudiziaria nella prima e nella seconda fase e il fine perseguito

Si è perseguito l’obbiettivo di contenere il più possibile gli effetti negativi della pandemia sulla attività giudiziaria “salvando” il più possibile le udienze, così da non vanificare completamente i “progressi” fatti nel precedente triennio e si sono date linee guida organizzative comuni al primo ed al secondo periodo.

In tale ottica già nella prima fase, attraverso la “dilatazione” della accezione di cause urgenti di cui al comma 3 art 87 Dl. 18/2020, si è disposta la trattazione -in aggiunta a quelle previste come obbligatorie- di tutte le udienze civili fissate per la precisazione delle conclusioni e di quelle del contenzioso immigrazione (così da esaurire – come programmato- quest’ultima tipologia di cause entro il primo semestre 2020 grazie alla applicazione in atto di due magistrati dal distretto).

Nella seconda fase, il processo telematico e la previsione dell’utilizzo generalizzato della cd. udienza “dematerializzata” e in videoconferenza (di cui alle lettere h ed f comma 7 art 83 decreto-legge 83/2020) consentono nel settore civile di mantenere ferma gran parte del lavoro giurisdizionale già programmato senza eccessivo aggravio delle cancellerie (ancora a ranghi ridotti).

Nel settore penale invece la programmazione del lavoro è stata condizionata:

- dalle forti restrizioni da ultimo poste dal DL 28/2020 alle udienze da remoto, per le quali è “comunque” imposta per il giudice la presenza in ufficio;

- dalla conseguente necessità di concentrare il più possibile le udienze nell’aula bunker di Mestre (la sola che-per le sue ampie dimensioni- consente il previsto distanziamento di sicurezza);

- dalla esigenza di prevedere collegi con operatività “separata”, composti da “squadre” di magistrati e di personale amministrativo operanti a turno. E ciò con lo scopo di tutelare la salute del personale (diminuendone per ciascuno il numero di accessi al Palazzo di Giustizia con equa condivisione del lavoro e dei rischi di presenza) e di evitare possibili contaminazioni “globali” che porterebbero al blocco della intera attività.

 8. Modalità organizzative uniche per la prima e per la seconda fase

Per entrambe le fasi sono state adottate modalità organizzative comuni.

Per l’opportuna gestione unitaria della fase emergenziale e per la sua intera durata, il coordinamento delle 3 sezioni penali della Corte e delle 4 sezioni civili ordinarie è stato delegato rispettivamente al presidente vicario ed al presidente della prima sezione civile, che si raccordano con i presidenti di sezione e con il presidente della Corte.

Tra il Presidente della Corte ed i presidenti di sezione, così come tra i coordinatori ed i presidenti di sezione sono stati istituiti immediati e simultanei canali informativi per la comunicazione unitaria ed istantanea delle emergenze e delle novità normative, costituendo degli appositi gruppi whatsapp. Per il necessario coordinamento operativo, nell’incalzare normazione della emergenza, vengono tenute anche periodiche riunioni in videoconferenza.

È stata inoltre disposta la costante presenza in ufficio di almeno un magistrato in tre delle quattro sedi della Corte, prevedendo la alternanza della presenza in ufficio del Presidente e del Presidente Vicario nelle sedi lagunari di Palazzo Cavalli e Grimani e garantendo che, chi non vi si trova, presti servizio a distanza con mezzi telematici e resti costantemente raggiungibile.

Analogamente si è disposto per la sede in Cittadella, in terra ferma, prevedendo turni giornalieri di presenza dei Presidenti di sezione e dei Consiglieri che vi prestano servizio.

Per i magistrati non inseriti nelle turnazioni, se non in congedo, è prevista: la reperibilità mediante collegamento da remoto, sia telefonico che telematico, sino alle ore 17.00 dal lunedì al venerdì; la redazione dei provvedimenti trattenuti in decisione, anche eventualmente anticipando i tempi di deposito già assegnati; la collaborazione con i presidenti di sezione per la riorganizzazione dei ruoli di udienza e lo svolgimento da remoto della ulteriore attività di supporto individuata dai coordinatori di intesa con i presidenti delle rispettive sezioni.

Per tutte le udienze in presenza è stata prevista la celebrazione a porte chiuse e la loro ricalendarizzazione affinché in ciascun giorno della settimana (da lunedì a venerdì) operi un unico collegio.

Gli orari di trattazione dei procedimenti sono stati rimodulati e fissati eventualmente nel pomeriggio, a congrua distanza l’uno dall’altro, così da evitare assembramenti anche negli spazi antistanti alle aule di udienza.

Si è previsto che, con almeno una settimana di anticipo, le cancellerie provvedano ad effettuare le relative comunicazioni al Procuratore generale (anche per le cause civili nelle quali è previsto il suo intervento), nonché ai Consigli degli Ordini degli Avvocati del distretto, all’Avvocatura distrettuale dello Stato di Veneziaed ai difensori tramite PCT o PEC, per consentire la programmazione del lavoro a tutti i “protagonisti” del processo.

I magistrati sono stati invitati a disporre fuori udienza gli eventuali rinvii (con provvedimenti telematici laddove possibile) ed a valutare la opportunità di effettuarli a date successive al termine della seconda fase (salvo comprovate ragioni di urgenza) per non gravare di ulteriori incombenti, nel periodo della emergenza, le cancellerie in quanto presidiate da un ridotto numero di personale.

Si è prevista la assistenza delle sezioni da parte di un “presidio amministrativo” composto, con opportune turnazioni, da unità (appartenenti rispettivamente al settore penale ed a quello civile) in numero strettamente necessario al loro funzionamento, da determinarsi di concerto tra i coordinatori ed il Dirigente amministrativo (o suo delegato) in relazione al numero dei procedimenti che verranno trattati.

Per il settore civile, le udienze ”in presenza” sono state concentrate in Cittadella (in ragione del ridotto carico di lavoro, della esigenza di ottimizzare le risorse anche del personale amministrativo, nonché di evitare il blocco totale della attività in caso di contagio individuale/ambientale), o- in alternativa- in un’aula del Tribunale penale di Venezia (concessa in uso dal presidente del Tribunale).

Per il settore penale si è già accennato alle ragioni per cui si è privilegiato l’utilizzo dell’Aula Bunker di Mestre, rispetto alle aule ubicate nella sede lagunare di Palazzo Grimani.

In nessun caso potranno essere utilizzate le aule di udienza di Palazzo Cavalli allo scopo di avere una sede alternativa in caso di contaminazione.

Nel periodo emergenziale tutte le udienze civili, relative alla attività giudiziaria non sospesa, che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti verranno tenute con le modalità previste dalla lettera h) comma 7 art 83 del decreto legge citato.

In via residuale, sia nel settore civile che penale, verranno utilizzati i collegamenti da remoto e in presenza, a discrezione del Presidente del collegio.

9. Le misure adottate per l’UNEP di Venezia

L’Ufficio UNEP di Venezia è stato oggetto di particolare attenzione perché è il più esposto a rischio di contagio, sia per l’afflusso del pubblico, sia per gli accessi sul territorio che la relativa attività implica.

Per ridurre il rischio legato alla compresenza in ufficio di un elevato numero di persone, nella prima fase è stato costituito un presidio a turnazione di 4 unità rispetto alle complessive 46 in servizio e le restanti unità sono state poste in lavoro agile, secondo progetti individuali e per obbiettivi.

Nella seconda fase si aumenterà progressivamente la presenza in relazione al maggior carico di lavoro, mantenendo tuttavia una parte di lavoro agile.

Nella prima fase la apertura al pubblico è stata limitata all’unico sportello dotato di barriera di protezione per tutelare il personale e gli utenti.

In previsione della seconda fase anche tutti gli altri sportelli sono stati muniti di separatore in plexiglass ed è stata disposta la dotazione di visiere e di mascherine FFP2 (in luogo di quelle chirurgiche) in favore del personale che riprenderà ad effettuare accessi esterni.

Per disciplinare il numero degli accessi anche in relazione alle priorità è stata prevista la adozione di un programma informatico.

Sono state inoltre adottate linee guida condivise a livello distrettuale sulle principali questioni di comune interesse per garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro in vista della “fase due” (limitazione del numero massimo di utenti ricevibili per evitare assembramenti e dotazione di software di prenotazione degli accessi; canali privilegiati per l’accesso agli elenchi delle persone contagiate da Covid-19 o in quarantena; definizione di atti urgenti; individuazione dei dispositivi di protezione “personalizzati” per i funzionari addetti agli accessi esterni).

10. Uno sguardo rivolto al futuro

Certamente gli eventi di questi due mesi hanno accelerato processi di utilizzo dei sistemi informatici, di remotizzazione e di organizzazione del lavoro, ma -soprattutto- hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere in modo ,a mio avviso, irreversibile.

Rimarrà l’apprezzamento del lavoro a domicilio con le tecnologie digitali, la centralità della propria abitazione anche come luogo di lavoro con il conseguente ripensamento delle nostre sedi, non più necessarie nelle dimensioni attuali per l’esercizio della funzione giudiziaria, ma solo come luogo simbolo e come centro di aggregazione e confronto.

[1] Marche. La giurisdizione marchigiana e l’emergenza epidemiologica di Sergio Sottani

https://www.giustiziainsieme.it/it/diritto-dell-emergenza-covid-19/1071-marche-la-giurisdizione-marchigiana-e-l-emergenza-epidemiologica


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