ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Legge elettorale

«Potevate scegliere tra la dignità di legislatori e il potere»

Intervento alla Camera dell'on. Gianni Cuperlo, durante la discussione del disegno di riforma elettorale
2 ottobre 2026
331 visite
ABSTRACT

 

Parafrasando l’antica formula: potevate scegliere tra la dignità di legislatori e il potere.

Avete umiliato la dignità di eletti del popolo e, quale conseguenza, perderete il potere.

Accadrà perché questa pessima riforma elettorale non solo ignora l’ammonimento della Commissione di Venezia a non cambiare le regole elettorali nell’ultimo anno di legislatura.

Ma perché scegliete di stravolgere articoli della Costituzione e lo fate sacrificandoli in nome di un interesse di parte che neppure avete provato a dissimulare.

Voi calpestate l’articolo 48 della Carta fondamentale che sancisce il voto sia “personale ed eguale, libero e segreto”.

Il premio abnorme che avete previsto – 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che superi il 42 per cento – è una lesione dell’uguaglianza del voto.

Per altro scegliete di farlo ignorando la sentenza 1/2014 della Consulta che ha chiarito come l’esigenza della stabilità non può penalizzare il principio della rappresentanza popolare.

In questo svuotate di sostanza anche gli articoli 56 e 57 della Carta poiché negate ai cittadini di conoscere gli effetti del loro voto che si estenderà oltre i nomi indicati sulla scheda a tutti i componenti della lista‑premio nazionale.

Voi calpestate gli articoli 49 e 92, laddove imponete l’indicazione preventiva e obbligatoria del capo del Governo, così violando la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi al corpo elettorale e aggredendo le prerogative del Parlamento e del presidente della Repubblica.

Non basta: perché incrinate anche gli articoli 67 e 94 e la previsione di governi figli di una fiducia delle Camere espressa da ciascun parlamentare che rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato.

Il punto è che non avete avuto faccia e scorza per condurre a traguardo l’assurda riforma del premierato, e con un sotterfugio indegno volete trasformare la repubblica parlamentare in qualcosa che per concentrazione del potere pretende di andare oltre la stessa logica presidenziale.

Il tutto simulando l’investitura popolare di un premier senza i pesi e contrappesi di un vero presidenzialismo.

La nomina di un “Capo” orfana della separazione dei poteri.

Una miscela esiziale.

E lo fate senza contegno: aggirando l’articolo 138 sulla revisione costituzionale, vendendo per una norma di chiarezza quello che a tutti gli effetti è un mutamento della forma di governo.

Ancora, voi calpestate l’articolo 51 sugli strumenti mirati a favorire un equilibrio di genere nella rappresentanza.

Nessuna garanzia di bilanciamento tra donne e uomini nei capilista eletti, con l’effetto – perché questo avverrà, colleghe della maggioranza – di stilare liste bloccate di uomini in una regressione della rappresentanza femminile nel futuro Parlamento.

Il tutto con buona pace della prima presidente del Consiglio che tra donne da promuovere e uomini fedeli da compiacere ha imboccato la seconda via.

Voi calpestate l’articolo 3 della Carta.

Lo avete fatto con un colpo di mano aumentando di quattro volte – non due, quattro volte e senza motivarne il criterio in spregio al principio di ragionevolezza – aumentando di quattro volte, dicevo, il numero delle firme per candidare alle elezioni liste di cittadini non già presenti in una delle due Camere con un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre dell’anno passato.

Tradotto: a chi volesse presentarsi agli elettori in un pugno di settimane imponete la certificazione di un numero di firme superiore ai voti assoluti raccolti alle ultime elezioni dalla quarta gamba della vostra maggioranza.

Quanto alle annunciate preferenze, state vendendo un biglietto di prima classe sul Frecciarossa di ultima generazione, ma la realtà è che sul binario avete approntato una vecchia littorina: perché la più larga maggioranza dei futuri parlamentari risulterà eletta senza alcun voto di preferenza.

Quanto ai nostri connazionali all’estero, con vivo sprezzo del ridicolo, vi siete immaginati una sola circoscrizione globale.

Un assurdo collegio‑mondo voluto per sanare la ferita di sette parlamentari sui dodici complessivi eletti dal primo partito dell’opposizione.

Roba che al confronto quelli della Spectre erano dei rubagalline.

Tutto questo voi lo sapete benissimo, ma non ve ne importa granché.

Perché non conta che una cosa sia vera.

Conta soltanto che preservi la rendita della forza di maggioranza relativa: quanto agli altri – leghisti e liberali di Forza Italia – a ridosso del giorno del Ringraziamento preparatevi a fare la parte dei tacchini.

Viene da chiedersi cosa vi abbia indotto a spingervi così oltre una linea di assennatezza.

E però al fondo una ragione c’è.

Voi non avete voluto questo scempio costituzionale per garantire la stabilità dei governi che verranno.

Motivazione paradossale se fatta dall’Esecutivo più longevo della storia repubblicana.

La verità è che voi tenete alla stabilità più o meno quanto vi sta a cuore il 25 Aprile!

Voi avete scritto, corretto, riscritto, questo testo irricevibile avendo a mente un solo obiettivo.

Ritagliarvi l’abito più congeniale a mantenere quel potere che avete maneggiato spesso come una clava da calare su avversari o dissenzienti.

“Abbiamo vinto e adesso, fuori e dentro questo Parlamento, comandiamo noi”: troppe volte abbiamo ascoltato questo istinto autoritario.

Lo abbiamo ascoltato ma, credeteci, non lo abbiamo mai subito.

Perché la democrazia non funziona così.

Perché il Parlamento non funziona così.

E perché non è cucendosi le regole elettorali su misura che si può coartare la volontà di un popolo sovrano.

O dettare forme, tempi, contenuti, del sistema politico e della sua rappresentanza.

Decenni fa quel disegno fu all’origine del regime più orrendo del nostro ‘900.

Voi, colleghi della maggioranza, per fortuna non coltivate di quelle intenzioni.

Ma la politica è fatta di scarti improvvisi e sgambetti imprevisti.

Come è accaduto con una legge elettorale pensata prima che una formazione neofascista sbarcasse in quest’Aula costringendovi a cambiare in corso d’opera regole divenute rischiose pure per voi.

E allora tra Chigi e Via della Scrofa avete compulsato proiezioni e sondaggi con l’incubo d’aver concepito un agguato alle opposizioni rivelatosi una tagliola montata in casa vostra.

Al punto che oggi sentite il bisogno di vigilare sui vostri stessi alleati e i vostri stessi banchi inviando sulle tribune qualche vedetta coll’incarico di controllare la postura delle dita che voteranno a scrutinio segreto questa pregiudiziale e il provvedimento finale.

Questa è la verità e lo sapete.

Non vi fidate neppure della vostra coalizione.

Non vi fidate neppure dei vostri parlamentari.

Direbbe Osvaldo Soriano: Triste, solitario y final.

Care colleghe e colleghi, pochi giorni fa ricorreva il settantesimo anniversario della scomparsa di Piero Calamandrei.

Quel grande giurista diceva che quando il Parlamento discuteva le regole fondamentali della democrazia – la Costituzione – i banchi del governo dovevano rimanere vuoti.

Ahimè, avete fatto l’opposto.

Per stravolgere le regole e piegarle a vostra immagine, avete svuotato i banchi.

Ma quelli del Parlamento.

Pessima scelta, che – ve lo assicuriamo da qui – non rimarrà priva di conseguenze.

Perché se questo vostro scempio sarà approvato – e fino all’ultimo noi faremo ogni cosa per impedirlo – sappiate che dal giorno successivo la battaglia si trasferirà fuori da queste aule.

Nel Paese, nelle piazze, e nel confronto con quell’Italia che non subisce, non china la testa, come è avvenuto a fine marzo in un referendum che avete clamorosamente perduto.

Lo faremo anche con decine di ricorsi consapevoli delle nostre infinite buone ragioni e convinti, come il mugnaio Arnold, che vi dev’essere pure un giudice a Berlino.

Perché, se quella antica lotta servì a difendere un semplice mulino, state certi che non avrete pace e non vi daremo tregua nella difesa della bibbia laica della nostra democrazia.

Nella difesa della Costituzione repubblicana.

Nessun risultato