ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Giustizia Insieme alla prima “Michele Taruffo Girona Evidence Week”. Una visione d’insieme (ma non solo)

Giustizia Insieme alla prima “Michele Taruffo Girona Evidence Week”. Una visione d’insieme (ma non solo)

di Angelo Costanzo e Carlo Vittorio Giabardo

Dal 23 al 27 maggio 2022 si è tenuta, presso l’Università di Girona, in Spagna, la prima edizione della “Michele Taruffo Girona Evidence Week”, evento pensato con cadenza triennale, e organizzato dalla Fondazione dell’Università e dalla Càtedra de Cultura Jurídica, diretta e animata dal filosofo del diritto Jordi Ferrer Beltrán. Di questo congresso, la Rivista Giustizia Insieme è stata formalmente e ufficialmente istituzione associata[1], e ha visto la presenza di due membri del comitato di redazione, Angelo Costanzo e Carlo Vittorio Giabardo.

I numeri del Congresso sono stati davvero notevoli: hanno preso parte più di 500 persone, provenienti da più di 20 Paesi, e 180 studiosi hanno partecipato in qualità di speakers nei molteplici workshops offerti in modalità parallela. Vi era presente una parte considerevole dell’intera scienza processualistica internazionale, e in particolare quella di molte giurisdizioni della tradizione di common law, di molti Paesi dell’Europa, dell’America Latina (assai consistenti le delegazioni provenienti da Perù, Argentina, Colombia, Brasile, tra gli altri) e – naturalmente – della Spagna e dell’Italia (senza pretesa di esaustività, dalle Università di Bologna, Brescia, Cassino, Genova, dell’Insubria, Milano “Bocconi”, Napoli, Roma “La Sapienza”, “Roma Tre”, della Tuscia, Urbino, tra le altre).   

L’evento – come il nome evoca – si è tenuto in omaggio al grande giurista e processualcivilista Michele Taruffo, tristemente scomparso nel dicembre 2020 (che Giustizia Insieme aveva commemorato[2]), il quale all’Università di Girona era stato, per vari anni, professore visitante e professore – nonché uno dei fondatori - del fortunato Master in ragionamento probatorio. Il vincolo di Michele Taruffo con l’Università di Girona, e in particolare con Jordi Ferrer, è stato fortissimo e risalente. Va detto, infatti, che Jordi Ferrer fu il traduttore, in spagnolo, nel 2002, della monumentale e pionieristica opera di Michele Taruffo “La prova dei fatti giuridici” (uscita, in Italia, nel 1992, per Trattato “Cicu-Messineo”), grazie all’incontro avvenuto tra i due al Congresso italo-spagnolo di teoria del diritto, nel 1998 (su presentazione di Paolo Comanducci, dell’Università di Genova, e, con riguardo alla traduzione, grazie alla mediazione di Perfecto Andrés Ibáñez, giudice del Tribunal Supremo spagnolo)[3]. Da allora la relazione, personale prima ancora che accademica, tra Jordi Ferrer e Michele Taruffo, e tra questi e l’Università di Girona, non si sarebbe interrotta più. Il giurista pavese è stato infatti parte centrale della vita accademica e dei molti progetti – editoriali, di ricerca, di insegnamento – portati a termine all’Università di Girona fino alla fine. Per questo, dopo la scomparsa, la sala seminari della Facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo spagnolo è stata formalmente intitolata a Michele Taruffo, nel 2021. L’Università di Girona già aveva reso omaggio al processualcivilista pavese nel 2015, con un grande congresso a Lui dedicato, riunendo studiosi, colleghi e amici a discutere sui temi di e con Michele Taruffo (quel Convegno e gli Atti che ne furono ricavati presero l’indicativo titolo di Debatiendo con Taruffo[4]). Là si era dibattuta l’opera di Taruffo, con Lui presente. Qui, l’intento era differente: ricordarne sì la grande eredità, ma con ampiezza di prospettive e nuove frontiere, anche oltre, e al di là, dei temi da Lui trattati in vita.

Particolarmente sentita è risultata la conferenza (“Michele Taruffo y la evolución de los estudios sobre la prueba”) che ha inaugurato la settimana, tenuta dal professor Luca Passanante, dell’Università di Brescia, il quale ha ripercorso le tappe di studioso di Michele Taruffo, dagli esordi della tesi di laurea, redatta sotto la guida di Vittorio Denti – dedicata alle massime di esperienza nel diritto processuale – agli incontri più formativi avvenuti in tante decadi di ricerca, con filosofi e teorici del diritto, ai plurimi interessi, fino alle ultime ricerche. Peraltro, la preziosa tesi di laurea, stampata e rilegata, fino ad ora inedita, è oggi parte del generoso legato di Michele Taruffo all’Università di Girona (del quale accenneremo immediatamente); la tesi è stata quindi interamente scannerizzata e resa liberamente, e permanentemente, consultabile online, da qualunque parte del mondo. Un autentico dono alla comunità dei processualcivilisti e a tutti gli studiosi di diritto probatorio.

L’evento è stato inoltre l’occasione per la presentazione ufficiale della donazione – per cortese concessione della moglie di Michele Taruffo, la amabilissima professoressa Cristina de Maglie, e della figlia, l’avv. Anna Taruffo, e grazie alla gestione di Luca Passanante – del c.d. “Fondo Taruffo” all’Università di Girona. Il ricchissimo fondo, ora messo a disposizione di studenti, studiosi e ricercatori, comprende parte della biblioteca personale di Michele Taruffo, con un patrimonio librario di più di dodicimila tra libri e riviste giuridiche, nonché opere d’arte, quadri, sculture e altri oggetti di grande valore personale, che Egli aveva raccolto, o che gli erano stati donati, nel corso della sua vita – soprattutto nei frequentissimi (e avventurosissimi!) viaggi all’estero e in America Latina. Molte di queste opere, quadri e sculture sono in questo momento disseminate nei corridoi e nelle aule della Facoltà di Giurisprudenza di Girona, impreziosendo l’ambiente. Tra l’immenso lavoro fatto da tutti coloro che si sono dedicati a questo progetto, spicca anche la catalogazione e indicizzazione di tutte le opere scritte da Michele Taruffo. Qui di seguito il link: https://fonsespecials.udg.edu/michele-taruffo/, contenente la lista delle opere donate e il catalogo della sua intera produzione (divisa per decadi), e la tesi di laurea, della quale si può prendere visione qui: https://dugifonsespecials.udg.edu/handle/10256.2/18152

Filo conduttore dell’intera settimana è stato l’universo – complessissimo – del diritto delle prove, viste, queste, nei loro infiniti risvolti epistemici, filosofici, sociali, scientifici, giuridici, economici. È noto che, in molti Paesi del common law, “Evidence Law” è un corso a parte, distinto dal diritto processuale (civile o penale) proprio perché richiede conoscenze assai tecniche e la padronanza di una letteratura – filosofica, epistemologica, e relativa al metodo scientifico – non sempre accessibile ai cultori delle discipline positive. E così, parimenti, l’epistemologia giuridica (legal epistemology) è divenuta, da tempo, un campo che, forse, appartiene più dell’epistemologia che al diritto (molti tra i più autorevoli studiosi di questa disciplina provengono dal settore della filosofia della scienza; su tutti, basti ricordare Susan Haack e Larry Laudan).

Una telegrafica panoramica dei temi e dei problemi trattati.

Oltre al professor Luca Passanante – che, come detto, ha aperto l’evento - hanno preso parte, il primo giorno, in qualità di speakers nelle conferenze plenarie (quindi al di fuori delle molteplici presentazioni nei workshops), la professoressa Marina Gascón Abellan (dell’Università Castilla La Mancha), con una conferenza su intelligenza artificiale e diritto, i professori Daniel Epps (Università di Washington), Giulia Lasagni (Università di Bologna), Luca Luparia Donati (Università degli Studi Roma Tre) e di Samuel Gross (Università del Michigan), coordinati da Carmen Vazquez, (Università di Girona), in un panel avente ad oggetto il problema dell’errore giudiziario (cioè, le false assoluzioni e/o le false condanne) e le possibili strategie per la sua riduzione.

Il secondo giorno hanno tenuto conferenze i professori Ronald Allen (Northwestern University, Chicago), sul tema dell’epistemologia giuridica, Jennifer Mnooking (Università della California), sul discusso ruolo delle scienze forensi nel processo, Magne Strandberg (Università di Bergen), sulle regole probatorie del modello unico di Codice di procedura civile europeo redatto dall’ELI/UNIDROIT. Hanno chiuso, poi , la giornata gli interventi dei professori Keil Geert (Università “Humboldt” di Berlino), Matthew Dyson (Oxford University), Ralf Poscher (Università “Albert-Ludwigs” di Friburgo) e Maximo Langer (Università della California), coordinati dalla catedrática di diritto processuale all’Università Complutense di Madrid, Lorena Bachmaier Winter, sul tema del diritto probatorio nel panorama comparato.

Nella giornata seguente hanno tenuto una serie di “corsi brevi”, aperti agli iscritti, le professoresse Daniela Accatino (sui concetti chiave e le sfide del c.d. “modello razionale” di valutazione della prova), e Giuliana Mazzoni, riconosciuta esperta di psicologia della testimonianza (sulla valutazione del testimone), e i professori Ho Hock-Lai (sulle presunzioni e sul ragionamento inferenziale nel processo) e Jordi Ferrer Beltrán (sugli standard di prova e la loro importanza per un giusto processo). Le ultime due giornate, infine, sono state dedicate, dal mattino al tardo pomeriggio, alla presentazione dei lavori e delle ricerche dei partecipanti, nei moltissimi workshops offerti parallelamente tra loro (alcuni ufficiali, altri selezionati mediante call for papers)[5].

Lasceremo – eventualmente – un approfondimento più analitico di una, o più, di queste tematiche, così come trattate in questo Congresso, ad altri interventi, sulle pagine di questa Rivista[6]. In questa sede ci preme piuttosto mettere in luce come uno dei grandi temi trattati lungo l’arco dell’intera settimana era rappresentato dall’esigenza – ben presente nell’opera di Michele Taruffo, e poi ripresa e sviluppata nel lavoro di molti rappresentanti della scuola di Girona – di rendere razionale il procedimento di valutazione delle prove, e quindi la decisione nel merito, nel senso forte di eliminare (o quanto meno ridurre il più possibile), nella giustificazione, ogni richiamo alla soggettività del giudicante, e specialmente al suo “convincimento”; parola, questa, che ha – e non può non avere – una dimensione psicologica, personale, un collegamento con l’interiorità del magistrato, cioè con la sua credenza, che è nulla più di uno stato mentale, e quindi, sostanzialmente, irrilevante, almeno ai fini giustificativi (a questo proposito, lanciamo qui, in forma semplificata, la “terribile domanda”; ma il giudice, quando decide, “crede (believes), sa (knows) o accetta (accepts)” che Tizio ha commesso un certo fatto?[7]).

Di qui la critica alla celeberrima espressione – considerata imprecisa – dello standard dell’oltre ogni ragionevole dubbio (cosa significa ragionevole? Chi ci dice quando un dubbio è ragionevole? Ci sono “criteri obiettivi” in grado di valutare, dall’esterno, questa ragionevolezza?) o a formulazioni legislative – se ne trovano molte, se allarghiamo lo sguardo al diritto comparato – che, nel fissare i livelli di esigenza probatoria necessari per la pronuncia, facciano riferimento a elementi psicologici o a stati mentali del giudice (come per es., la “intima convicción”, cioè la “convinzione intima”, o il raggiungimento di una “certeza subjetiva”, la “certezza soggettiva”, etc.).

L’ultima opera di Jordi Ferrer – la quale nel corso della settimana è emersa più volte e più volte è stata discussa ─ va proprio in questa direzione, come il titolo evocativamente indica: Prueba sin convicción. Estándares de prueba y debido proceso, cioè prova senza (nel senso di: a prescindere dal) convincimento, dalla convinzione (in questo caso: del giudice)[8]. Lo standard di prova, o meglio, gli standards di prova, al plurale (giacché non esisterebbe soltanto un livello di sufficienza probatoria valido per tutti i casi, ma molteplici, da fissarsi secondo scelte politiche) – secondo la ricostruzione dell’A. – andrebbero formulati in modo da essere oggettivamente (rectius, intersoggettivamente) controllabili, se si vuol parlare di stato di diritto (rule of law), nel senso pieno del termine. Un progetto senza dubbio ambizioso e dotato di un apparato teorico molto solido, che merita di essere conosciuto e discusso. 

Sono questioni che, soprattutto con riferimento al processo civile, non sempre sono state trattate con la dovuta consapevolezza e padronanza (forse perché si ritiene che i valori in gioco siano diversi, in quanto a importanza; ma è poi sempre così?); eppure sono di cruciale importanza non solo per lo studioso e per il ricercatore, ma anche, pragmaticamente, per il giudice e il magistrato, coloro che sono chiamati a decidere su fatti e a giustificare la loro decisione, a dare le ragioni, per consentire il controllo intersoggettivo sulla quaestio facti. La filosofia del diritto della quale si è discusso a Girona, nella settimana del Congresso, è pertanto filosofia applicata (o – come è stato efficacemente detto – filosofia del diritto processuale). Anzi, non sbaglieremmo se dicessimo che i temi discussi in questo Convegno si rivolgono principalmente ai giudici, in un dialogo fruttuoso – che certamente è nel DNA di Giustizia Insieme – tra ricerca teorica e applicazione pratica.

A chiusura, ricordiamo – oltre alla quantità immensa di food for thought, “cibo per il pensiero” – anche la perfetta organizzazione (mai facile per un evento di queste proporzioni), il clima disteso e informale, le piacevoli conversazioni avvenute nei momenti liberi, la conoscenza di colleghi e studiosi provenienti da tutto il pianeta, e l’atmosfera profondamente umana che abbiamo vissuto.  Essendo state già fissate le date per il prossimo evento (20-25 maggio 2025), non resta che darci appuntamento per ritrovarci a Girona.

[1] Ne avevamo dato, a suo tempo, notizia qui: https://www.giustiziainsieme.it/en/processo-civile/2021-congresso-mondiale-in-ragionamento-probatorio-1st-michele-taruffo-girona-evidence-week-23-27-maggio-2022

[2] Cfr. B. Sassani, B. Capponi e A. Panzarola, Michele Taruffo, in Giustizia Insieme, 13 dicembre 2020, https://www.giustiziainsieme.it/en/il-magistrato/1442-michele-taruffo-di-bruno-sassani-bruno-capponi-e-andrea-panzarola; A. Giussani, Michele Taruffo, Maestro, ivi, 14 dicembre 2020, https://www.giustiziainsieme.it/en/il-magistrato/1446-michele-taruffo-maestro; A. Apollonio, C.V. Giabardo, La semplice verità di Michele Taruffo, ivi, 13 dicembre 2020,  https://www.giustiziainsieme.it/en/cultura-e-societa/1443-la-semplice-verita-di-michele-taruffo.

[3] È lo stesso Jordi Ferrer a narrare l’incontro; v. Michele Taruffo, in memoriam, in Quaestio facti. Revista Internacional sobre Razonamiento Probatorio, 2, 2021, 17 ss.

[4] J. Ferrer Beltrán, C. Vázquez (a cura di), Debatiendo con Taruffo, Madrid, 2016.

[5] Il programma completo è visionabile qui: http://www.gironaevidenceweek.com/

[6] I temi – dei quali non è possibile dar conto in maniera analitica qui – hanno spaziato dall’analisi economica del diritto probatorio alla prova nell’arbitrato, dal concetto di presunzione di innocenza all’uso della consulenza tecnica degli esperti, dalle prove tecnologiche ai bias cognitivi del giudice, dal ripensamento della tradizionale dottrina dell’onere della prova alle interferenze tra prova e neuroscienze, dalla prova nel contesto dei diritti umani alla prova nella responsabilità civile, etc.

[7] Il tema è di immensa portata; cfr., comunque, i classici lavori di L. J. Cohen, a partire da Belief and Acceptance, in Mind, 98, 1989, 367 ss.; la discussione del problema si trova in J. Ferrer, La valutazione razionale della prova, Milano, 2012, passim.

[8] J. Ferrer, Prueba sin convicción. Estándares de prueba y debido proceso, Madrid, 2021, ultimo volume della trilogia formata dal già citato La valutazione razionale della prova, cit., e dal precedente Prova e verità nel diritto, Bologna, 2004 (dalle traduzioni in italiano).

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