Mario Serio
Verità, diritto e giustizia
Raccogliere in un volume una pluralità di scritti tematicamente accomunati dalla circostanza di essere frutto dell’impegno scientifico e professionale di due diversi Autori può, in ipotesi, dar luogo al sospetto della disomogeneità dell’opera o dell’irriducibilità del pensiero che ne sgorga ad un’immagine, seppur scomposta in più fotogrammi, capace di assicurare al lettore un unitario orizzonte di visione e comprensione. Il rischio è fugato quando, come nel caso del volume che oggi si presenta, a rendere coerente l’opera non sono i semplici dati esteriori e biografici, quali l’appartenenza alla categoria dei giuristi impegnati nel docere e nello ius dicere, quanto l’adesione ad un sistema coeso di valori, principii, fede in un’idea che, irradiatasi verso il vasto universo della verità e del diritto, si nutre del solido ausilio della giustizia, termine che costituisce elemento integrativo di un virtuale, infrazionabile trinomio. Questo l’opus cui negli anni gli Autori hanno dedicato le proprie energie intellettuali e la propria passione civile che traspare dalla profondità del pensiero vivificato dalla saldezza dei riferimenti cui Essi hanno fatto ricorso. La Costituzione in primo luogo e, poi, fonti sovra e transnazionali e, in ultima analisi, il culto per la dignità della Persona cui deve tendere l’intero apparato del diritto, anche e soprattutto nel momento in cui mira, altresì, ad approdare alla verità.
Si è scritto in sede di prefazione al volume che tutti i contributi appaiono percorsi da una intensa vena di spiritualità, intesa e vissuta in senso laico. Spiritualità che si sublima nella costante collocazione al centro dell’esperienza giuridica della figura umana, considerata nella ricchezza delle implicazioni prodotte dal collegamento con il mondo del diritto, nella sua dimensione normativa ed astratta nonché nel suo, talvolta, doloroso, inveramento quotidiano. Ora, la moltitudine dei nessi che la realtà riesce a stabilire tra la persona ed il sistema giuridico viene esplorata attraverso la sempre più incalzante incursione nell’emisfero dell’ottatività, nell’aspirazione, cioè, a veder realizzata la coincidenza tra l’affermazione del diritto, di per sé epifenomeno della giustizia, e la realtà quale concretamente si è manifestata. È nota la molteplicità delle posizioni circolanti su questo tema in un dibattito filosofico che inevitabilmente finisce con l’attrarre l’interesse del giurista. Gli Autori accortamente evitano di lasciarsi imbrigliare nella necessità di aderire ad una specifica concezione relazionale tra i termini del citato trinomio. Essi preferiscono la strada, ben più proficua dal punto di vista sistematico, dell’acquisizione di talune premesse argomentative, tratte dalla letteratura, dalla giurisprudenza, dai principii costituzionali, destinate a guidare il lettore verso una scelta consapevole ed informata tra le varie declinazioni concettuali ed applicative della nozione di verità. L’opera cerca, così, opportunamente il conforto dell’esperienza, quale tratta da specifiche, molto spesso drammatiche, vicende per dirigersi verso l’illustrazione delle fattispecie che, alternativamente, testimoniano della consonanza o della frattura del momento autoritativo di affermazione del binomio diritto‑giustizia a cospetto del terzo elemento, talvolta, appunto, spurio, ossia verità.
In questa permanente tensione ad una composizione ideale, della cui asperità pratica gli Autori mostrano sempre di essere edotti, tra i termini del discorso si dirama agile, colta e persuasiva questa raccolta di scritti che le biblioteche giuridiche sapranno custodire gelosamente a beneficio dei fruitori.
