ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Roberto Tuorto

Direttore generale Banco Alimentare Campania

Conchita Sannino - Dai diritti sociali e le disuguaglianze, restiamo sul terreno sul terreno delle fragilità e delle famiglie, degli impoverimenti a cui abbiamo assistito. Il Banco Alimentare Campania si occupa ogni mese di 230.000 persone: distribuisce alimenti pari a 10 milioni di chili attraverso 400 realtà territoriali come le parrocchie, le mense, le associazioni, e attraverso 200 comuni. È una fotografia che già di per sé dice tanto. Nella narrazione così folkloristica del Sud che non vuole crescere, che si oppone alle legittime pretese del Nord, in realtà c'è da dire che ci sono tante aree interne su cui voi spesso battete. Il tema non è Sud contro Nord ma è coesione nazionale e, soprattutto, aree e fasce sociali completamente lasciate indietro.

 

Penso che questi momenti siano importanti perché a volte mi sembra di stare sul Titanic: l’orchestrina continua a suonare mentre la nave affonda. E quindi c’è bisogno assolutamente della coscienza del momento che stiamo vivendo. Perché non ti puoi opporre a qualcosa se non hai la coscienza di che cosa ti stanno proponendo. Noi ci occupiamo di poveri. Quindi prima di tutto dobbiamo avere la coscienza che questo è un momento in cui la grande distinzione non è più tra Nord e Sud, tra stranieri e italiani. La vera discriminazione è tra ricchi e poveri. Inizio con una provocazione dicendovi quando un indonesiano compra la più bella villa sul lago di Como e compra anche la squadra di calcio non lo chiamano extracomunitario, lo chiamano presidente. E quando un nordafricano viene qui sulle rive delle nostre coste con un grande yacht e attracca, lo vanno a prendere fin sulla sua barca e gli stappano lo champagne. Non lo chiamano marocchino ma lo chiamano dottore, anche se non ha la laurea. E magari quando un nostro studente laureato con 110 e lode di Afragola si presenta a Milano, lo chiamano terrone. Questo non va bene. Perché il vero problema, la vera discriminazione è tra ricchi e poveri. Quindi un paese è civile non quando si occupa di relegare le persone in un'area geografica o di non far entrare gli stranieri, ma quando si occupa di non avere più poveri. Questa è la vera grande discriminazione. Allora qual è il problema? Centro tre cose molto molto veloci. Quando c’è un una carenza del popolo, interviene quasi sempre la Chiesa. E allora uso le parole dei vescovi su questa autonomia differenziata. La prima è questa: in questa legge non v’è traccia di un fondo perequativo di solidarietà, manca un esplicito e necessario richiamo all’articolo 2 della Costituzione sul dovere di solidarietà e non si può affrontare per nessuna ragione questo tema in questo modo. Questi sono i vescovi siciliani che parlano di un problema grave che è il welfare di prossimità. Vedete, quando una persona ha bisogno, non è che si rivolge e fa una telefonata al ministro delle politiche sociali, va dall’assistente sociale. E se i comuni vengono depauperati anche di quelle poche risorse che hanno per dare delle risposte di prossimità, queste persone da chi andranno? Dove troveranno un ristoro? Dove troveranno soprattutto un ascolto? Madre Teresa diceva che la più grande povertà non è neanche la mancanza di cibo (noi diamo cibo alla gente) ma è la solitudine. La persona sola è la persona più povera. E se non trova dei luoghi di accoglienza in un welfare di prossimità, dove andrà? Noi dobbiamo prendere atto, prima di tutto, di un impoverimento dei luoghi: non ci sono più luoghi di accoglienza. Il Banco in 400 organizzazioni territoriali in Campania vuole essere prima di tutto un luogo di accoglienza e di ascolto, prima ancora che di risposta di un bisogno. Per noi il cibo è uno strumento, non è il fine. È lo strumento per incontrare un bisogno e dare una risposta. La seconda cosa che mi preme è questa: si alimenta il timore che il Sud possa subire un ulteriore spopolamento soprattutto derivante dalle aree interne, giovani in cerca di futuro. Sono 600.000 i giovani che sono andati via dal Sud in 10 anni. Non è relegando la povertà in un'area geografica, in un luogo preciso che si risolve il problema. Altrimenti non impariamo dalla realtà. I poveri si muovono, non restano fermi dove vengono relegati. E se sono disposti a prendere una barca, senza sapere come andrà a finire quel viaggio, figuratevi se non saranno disposti a prendere un treno e arrivare a Milano. Credo allora che bisogna evitare di alimentare le divisioni. Oggi c’è uno spopolamento delle aree interne che è la più grande povertà dentro una ricchezza territoriale che andrebbe invece valorizzata, anche dal punto di vista agroalimentare. Lo dico perch purtroppo noi oggi ci troviamo con tanti terreni incolti che potrebbero dar da mangiare a tantissime persone. Ma in quelle aree non si crea più sviluppo. Ultimo tema e finisco, che è una questione che mi sta molto a cuore. Derubricare la questione dell’autonomia differenziata ad un problema ragionieristico è la più grande sciocchezza che possiamo compiere. Rischiamo di mettere il grande ideale dell'unità, per il quale c’è gente che ha dato la vita, in mano a dei ragionieri che ci vogliono spiegare che così ci conviene e vivremo tutti meglio. Bene, derubricare questa questione è la grande battaglia che noi dobbiamo fare. Noi non è che dobbiamo scendere sul tema dicendo: “Attenzione che dal punto di vista ragionieristico non avete ragione”. No, voi avete torto, prima di tutto, dal punto di vista ideale! Perché noi dobbiamo recuperare una battaglia ideale contro questo contro-risorgimento della ragioneria (lo chiamo così, perdonatemi). Perchè dobbiamo recuperare una battaglia ideale. Dobbiamo passare dalla domanda: mi conviene, alla domanda: è giusto? per fare questo bisogna avere tanto coraggio e tanta speranza. Questa è un’officina, opus facere, significa costruire un’opera. Per costruire un’opera c’è bisogno di tanta speranza. E Sant’Agostino diceva che la speranza ha due bellissimi figli: uno è lo sdegno, per come le cose sono, e l’altro è il coraggio, per cambiarle. E quindi noi ci dobbiamo augurare questo. Il coraggio di cambiare le cose!

Intervento di Roberto Tuorto