Massimo Villone
Conchita Sannino - Qual è il suo parere e cosa intravede nelle intese sulle quali hanno lavorato le quattro regioni del Nord, addirittura in agosto? Lombardia e Veneto si sono impegnate su queste intese in pieno agosto perché sono sicuri di portarle a casa. E tuttavia, la presidente Meloni sembra interessata più ad andare al voto anticipato che a portare a casa l'autonomia che piace alla Lega. Lei che strategia vede?
Intanto dobbiamo capire a che punto siamo, perché ci troviamo in un procedimento disegnato dalla legge 86/2024 (cd. Calderoli). In base a questa legge il ministro Calderoli ha firmato preintese con le quattro regioni che avete sentito. Le ha firmate su delega di Giorgia Meloni, e quindi Giorgia Meloni non può fingere di non saperne nulla. Poi il ministro ha trasmesso le intese preliminari alle Camere. che hanno adottato atti di indirizzo non ostativi, e successivamente le ha inviate alle quattro regioni richiedenti. Due le hanno già approvate – Lombardia e Veneto – le altre due le stanno approvando. Cosa succederà dopo il passaggio nei consigli regionali? Le intese torneranno in Consiglio dei ministri per un’approvazione definitiva e per la firma di Giorgia Meloni con i presidenti delle regioni. Una stipula formale, e l’intesa è fatta. Probabilmente, questo succederà nel giro di qualche settimana. Poi le intese saranno inviate in Parlamento, una per regione in allegato a un disegno di legge di approvazione.
La prima domanda è: questo treno si ferma? No, non si ferma. Perché no? Intanto perché siamo in campagna elettorale, e Giorgia Meloni non può fare a meno del pezzo della sua coalizione – la Lega – che porta questa bandiera. E aggiungiamo anche che quando parliamo delle quattro regioni richiedenti – Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria – parliamo di 20 milioni di abitanti, più di un terzo di tutta la popolazione del paese, e del 42% del PIL. Quindi un grande peso politico che grava sulla questione dell'autonomia, e che tra l’altro spiega le esitazioni cui faceva cenno De Luca prima.
Quindi nulla succede per caso, e Giorgia Meloni probabilmente non potrà sottrarsi. Però ha un problema, perché l'autonomia differenziata è un prodotto che al Sud non si vende bene. Si citava prima il referendum che purtroppo la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile. A sostegno di quella richiesta referendaria abbiamo raccolto 1.300.000 firme, di cui una gran parte veniva dal Sud. E nel recente referendum sulla giustizia i no al Sud sono andati fortissimo. Quindi Meloni non può non sapere che qui ha un problema con l’autonomia differenziata. E che fa? Va avanti oppure no? Probabilmente dovrà mandare le intese in Parlamento come allegato al disegno di legge di approvazione per dare un riconoscimento ai soci di coalizione, e però può darsi che poi punti a uno scioglimento anticipato per dire a elettori ed elettrici del Sud – posto che con l'anticipo non ci sarebbe il tempo di approvare quelle leggi – vedete che siete garantiti. Quindi vendere un prodotto al Nord e un altro al Sud.
Il punto è: noi che facciamo? Stiamo a guardare? Lo dico ai ragazzi e alle ragazze che sono qui, non pensate che questa è una roba da costituzionalisti, un riparto di competenze, chi fa questo, chi fa quello. Queste sono cose che toccano le vostre vite. Come? Vi dico, a titolo di esempio, solo che l’aspettativa di vita in questa regione, la Campania, è 81,7 anni. Anzi, siccome io li ho già passati, sono statisticamente già morto, quindi, vi parlo autorevolmente dall’aldilà. In Trentino-Alto Adige è 3 anni di più, quasi 85 anni. E non c’è solo questo, perché 25-30 anni fa era il contrario. Noi avevamo un’aspettativa di vita migliore. Al Nord fanno passare la favola che è colpa dei nostri amministratori, perché sono cattivi amministratori. Ma allora dovremmo dire che più che cattivi amministratori sono dei terribili iettatori, che ci accorciano la vita. Ovviamente è tutt'altra cosa. È un problema di strutture sanitarie e di condizioni di vita in generale, che è già emerso, ne avete sentito qualche cenno. Un altro esempio. Una parte di voi, ragazze e ragazzi, se ne andrà. Centinaia di migliaia di giovani già sono andati via. Una parte di voi andrà a studiare a Bologna, a Firenze, a Milano, alla Bicocca o alla Bocconi o quello che sia, e poi una parte andrà ancora più lontano, all’estero. Questo succederà inevitabilmente, anche per voi vale la statistica, che decide le vostre vite.
E quindi la domanda è: ci dobbiamo occupare dell’autonomia differenziata? Sì. Chi riguarda la battaglia? Riguarda voi. E come si combatte? Anzitutto inducendo quelli che possono attivare la strumentazione giuridica, i ricorsi alla Corte Costituzionale e cioè le Regioni, e cioè Piero De Luca, se n’è andato ma glielo diciamo magari poi a parte, a fare ricorsi per far valere quella sentenza della Corte Costituzionale che è stata citata e che dice che l’autonomia differenziata deve essere giustificata e deve essere compatibile con l’interesse delle altre regioni e di tutto il Paese.
Questa è una battaglia che dobbiamo fare. E dobbiamo sapere che c'è anche un’altra scadenza, che è quella del voto 2027. Guardate – lo dico ai ragazzi e alle ragazze che andranno a votare nel 2027 – non commettete l’errore di pensare che la cosa non vi riguarda. Vi tocca invece da vicino, nelle vostre vite future, quindi votate, fate votare, e votate bene. Quello che viene dopo sarà deciso da chi vince. E se vincono i cattivi non ci sarà un buon futuro per il Sud.
