ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Luigi Picardi

già Presidente del Tribunale di Napoli Nord

Francesco Cancellato - Abbiamo visto quali sono i 5 articoli toccati dalla riforma e quali sono le fattispecie che portano con loro. Ma qual è il quadro politico entro il quale si sostanzia questa riforma?

 

Mi preme innanzitutto sottolineare che quando parliamo di riduzione o, addirittura, eliminazione della responsabilità dei pubblici amministratori e di gerarchizzazione dei magistrati che si occupano delle indagini contabili sui pubblici amministratori “siamo in tema”. In tema perché lei sa che la nostra associazione si occupa di Costituzione e della necessità di attuarla e/o di difenderla.

Parliamo di una legge che già c’è e di una legge che ci sarà, o che dovrebbe esserci, ma, a veder bene, ci occupiamo di qualcosa di più.

Ci occupiamo di un modo di concepire la relazione esistente fra la Pubblica amministrazione, cioè fra il potere che viene esercitato in concreto, e noi cittadini; perciò parliamo di Costituzione cioè dei nostri diritti, di quello che ci succede nella vita di ogni giorno quando chiediamo un provvedimento, quando ci viene vietato un comportamento, quando siamo destinatari di un obbligo o non riusciamo ad avere il riconoscimento di un diritto.

E avere una buona amministrazione non è solo un problema di buon senso, ma risponde ad una precisa scelta della Costituzione che all’art. 97 II co. dispone che le leggi si occupino di garantire “il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione”. Uno degli strumenti indispensabili perché questo principio venga concretamente attuato è individuato dall’articolo successivo che prescrive la responsabilità dei funzionari che cagionano danni nello svolgimento della loro attività.

La prima domanda è se queste leggi rispondano a quest’obbligo di correttezza richiesto dalla Costituzione, qualcosa la dirò, ma chi verrà dopo di me sarà, sotto il profilo tecnico, ancora più preciso.

A me preme evidenziare che questa normativa non è un fulmine a ciel sereno, ma è la precisa attuazione di un disegno politico che:

  1. deresponsabilizza i pubblici dipendenti;
  2. favorisce il principio di incompetenza;
  3. costruisce un sistema di impunità per i politici,

in altri termini realizza l’idea di una pubblica amministrazione che agisce senza la bussola del principio di legalità la cui violazione, privata di sanzione, viene svuotata di significato. In conclusione ci troviamo di fronte ad un sistema di potere che, non rispondendo di nulla, può agire senza limiti e controlli.

È un disegno politico coerente e consapevole che viene da lontano.

Si parte con la legge 114 del 2024, cioè con l’abrogazione del reato di abuso in atti di ufficio.

Siamo uno dei pochissimi paesi al mondo nel quale è stata dichiarata la liceità di abusare del proprio ufficio.

All’epoca si sostenne che la norma era fatta per consentire a funzionari ed amministratori politici di agire con serenità, e quindi con maggiore efficacia, senza la spada di Damocle del controllo della giustizia, come se ognuno di noi nel suo agire non fosse analogamente e, direi scontatamente, soggetto a questo tipo di verifica; ci fu anche detto che, saltata la responsabilità penale, sarebbe seguita in compensazione un maggiore rigore sia nel valutare la legittimità dell’operato dei politici e degli amministratori che la loro responsabilità civile e contabile.

Non è andata così.

Qualcuno in questa sala ha visto migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione in Italia per effetto della depenalizzazione dell’abuso in atti d’ufficio? Direi proprio di no.

Si è continuato con il tentativo, certo fallito, comunque posto in essere, di attuare una riforma costituzionale tanto sgangherata nei contenuti quanto chiara nel suo obiettivo: eliminato alla radice il controllo di liceità stabilendo che non è reato abusare del proprio ufficio, colpire l’autonomia e l’indipendenza di chi è chiamato ad attuare per dettato costituzionale il controllo di legalità. 

Missione fallita, ma, a dimostrazione che non siamo in presenza di attività estemporanee ma di un preciso disegno, viene presentata e approvata la legge che riduce il limite di risarcimento del danno da parte dei responsabili degli atti illegittimi e lo esclude per gli amministratori locali, una normativa che ottiene molti risultati negativi:

  1. distribuisce su tutti noi le conseguenze dell’incompetenza dei pubblici funzionari e dei politici locali. Saremo noi cittadini a pagare per i danni da loro cagionati;
  2. tutela il disimpegno di chi invece, proprio in ragione della delicatezza del suo lavoro, dovrebbe essere dotato di capacità maggiori;
  3. spinge verso il mancato rispetto del principio di legalità.

Non si vede come questo possa migliorare l’efficienza della P.A.

Si vede, invece, benissimo come possa costruire una P.A. lontana dai cittadini e vicina ad una gestione non democratica del potere.

Ecco perché oggi più che mai è necessario battersi per una Pubblica Amministrazione efficiente, ma rispettosa della legge.

In altri termini per attuare la Costituzione.

Intervento di Luigi Picardi