ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Giovanna De Minico

Presidente Officina Costituzione

Sono un po’ emozionata. Una strana sensazione questa, da cui di regola sono immune, solo che oggi parlo a Voi, non alle ragazze e ragazzi della Federico II. 

Mi sono chiesta perché mi sia buttata in questa esperienza dopo quella del referendum.

Ho ritenuto necessario che l’eredità del Comitato “Giusto dire no” fosse valorizzata, incrementata e sviluppata. Uno sviluppo che andava coltivato nell’oggetto e nel merito.

Anche se oggi ascolteremo un panel sulla riforma della magistratura e poi a seguire uno sulla Corte dei Conti, Officina è un po’ più ambiziosa, come devono essere i soggetti neonati. Infatti, vorrebbe affrontare i temi caldi, che occupano il terreno politico quotidiano: quindi, anche l’autonomia differenziata, che per Noi cittadine e cittadini del Mezzogiorno significa qualità dei servizi e quantità dei diritti, ancora ‘gentilmente’ concessi. Forte attenzione dedicheremo anche alla legge elettorale, ormai in dirittura di arrivo. E non vado oltre nel merito per non anticipare quanto si dibatterà nei quattro panel che stiamo per presentare.

Officina è atipica anche nella geografia interna; infatti, è diarchica, non monovertice, Pierluigi e io siamo i copresidenti, perfettamente in sintonia, come mi auguro anche negli anni a venire. Condividere la direzione è il sintomo di una concezione di servizio del potere, le cui sedie e spazi si occupano con postura temporanea. Non si compra l’Attack perché è una sedia dove si sta un po’, ma poi ci si deve alzare.

Quanto al metodo, è quello antico, non vecchio, della democrazia partecipata. Vedo alcuni miei studenti qui in sala, sapete già di cosa parlo, si tratta dunque di un modo di procedere classico, che veste però abiti nuovi. È antico perché Atene ci ha insegnato cosa siano titolo, criteri e responsabiltà della democrazia partecipata. È nuovo perché prende a prestito gli strumenti inediti, disegnati dalla digitalizzazione e rimodellati dalle ‘intelligenze artificiali’. È qui che il diritto incontra la tecnica: i due fili della matassa si intrecciano, fermo restando la specificità dei compiti e delle responsabilità di ciascuno. Circa le Intelligenze artificiali ho usato intenzionalmente il plurale, perché, come vedremo in uno degli Atelier del nostro futuro programma di lavoro, la mente meccanica non è una, mentre uno deve essere il fine ultimo di chi la governa: conservarla in posizione ancillare alla persona (art. 2 Cost.), se ancora possibile.

Officina ha un’ulteriore pretesa: mantenere le sue radici ideali ben salde nel territorio meridionale in ragione dei diritti, che ci vorrebbero, e ci stanno, ‘scippando’.

In questa azione di sistematico spoglio a guida leghista a Noi il compito di una fiera e continua resistenza.

Intervento di Giovanna De Minico