Andrea De Priamo
Francesco Cancellato - Di questa riforma si contestano soprattutto due o tre parti: la questione del premio di maggioranza, la scarsa rappresentatività e che metta sull'altare della governabilità il principio di rappresentatività. Poi ci sono altri temi come quello dei listini delle liste bloccato, delle preferenze; c'è il tema di metodo, del cambiare la legge elettorale alla fine della legislatura. Quali sono, invece, i punti di forza di questa legge e in che modo lei smentisce queste critiche o comunque le confuta.
Grazie agli organizzatori di questo convegno nel quale, diciamo così, gioco un po’ fuori casa non dal punto di vista geografico, anzi è un’occasione bella essere nella meravigliosa Napoli, ma dal punto di vista, del merito dei contenuti.
Ho ritenuto giusto e doveroso essere qui perché effettivamente devo dire, nell’analisi di questa legge elettorale, e credo che questo nessuno dei presenti lo possa smentire, per una volta, quel mancato funzionamento, ma non solo in questa legislatura, del bicameralismo perfetto, che viene messo a dura prova dalla presenza di molti decreti, dalla sovente impossibilità di una seconda lettura attenta dei provvedimenti, non si è verificata in questo caso. Siamo riusciti, infatti ad operare interventi, condivisibili o non condivisibili, di merito nella seconda lettura e che, a mio avviso, hanno nettamente migliorato questo provvedimento, anche considerando i diversi confronti, a volte aspri come quelli del collega qui presente De Cristofaro, che sicuramente è uno dei protagonisti di una dura opposizione nella mia commissione, ma a mio avviso molto interessanti. L’invito a questo convegno mi viene dalla professoressa De Minico che nel suo intervento, come del resto anche il professor Villone, è stata la più, diciamo, feroce critica di questa legge elettorale proprio su un terreno, come dire, culturale, di merito, questo glielo riconosco, così come credo che la cosa che invece condivido con lei, rispetto a quella che è stata la sua relazione in commissione, è ritenere che le leggi elettorali non siano strumenti neutri, non siano strumenti tecnici, ovvero, ovviamente lo sono, i tecnicismi spesso rischiano di allontanare un po’ dall’interesse, ma invece sono strumenti profondamente politici. Con questo, però, non voglio dire che questa legge elettorale nasca da questo punto di vista dall’intento politico di avere una legge a favore, in questo caso, della maggioranza, del Presidente del Consiglio, del partito che io rappresento, che è quello stesso della Presidente del Consiglio, ma nasce dalla volontà di rendere quella stabilità che noi abbiamo avuto in modo episodico in questo governo, perché è fondamentalmente, come sapete, da poco diventato il governo più longevo della storia repubblicana, ma, diciamo, in una storia repubblicana che purtroppo ha un record di durata dei governi, non invidiabile e che quindi non ha mai avuto la stabilità come sua caratteristica. Potremmo parlare della Prima Repubblica, dove non c’era la stabilità politica, ma c’erano i partiti che in qualche modo avevano una stabilità che assolveva in parte a questa funzione, ma dopo di quella sicuramente abbiamo avuto vicende alterne e leggi elettorali alterne e quindi arrivo un po’ alla sostanza della domanda, compresa l’ultima, che sono in qualche modo leggi che non determinano le condizioni per una stabilità e per una governabilità. Lo hanno fatto, sì, è vero, in questa legislatura, ma per una circostanza, appunto, episodica, la totale divisione del fronte, antagonista a quello mio, e quindi noi vorremmo che quella circostanza episodica potesse diventare una circostanza strutturale, ovvero avere un sistema che garantisca o metta le migliori condizioni, perché ovviamente c’è da rispettare i paletti della Costituzione, di consentire che ci sia un vincitore, un vinto, una chiarezza rispetto alle scelte degli elettori e anche, quindi, la possibilità di avvicinare gli elettori, che negli ultimi anni, non solo in Italia, si sono molto allontanati dal voto, a mio avviso anche per fenomeni di governi innaturali, composti da partiti che in campagna elettorale si sono avversati duramente, Presidenti del Consiglio usciti dal cilindro, ma non presentati in campagna elettorale come potenziali tali, e anche, rispetto soprattutto all’ultima legge elettorale, liste completamente bloccate, senza alcuna possibilità davvero non solo di scelta, ma addirittura di conoscibilità, perché sappiamo che il Rosatellum aveva liste bloccate per la parte plurinominale completamente, ma anche dei collegi uninominali enormi, ben diversi dagli uninominali britannici che creano comunque un rapporto cittadino elettore e quindi aveva molti elementi che potevano allontanare i cittadini. Siccome penso che il tempo sia tiranno, mi soffermo sul tema della rappresentanza, appunto, caro a molti, immagino, degli animatori di questo convegno. Noi pensiamo che questo provvedimento non comprima la rappresentanza, ma trovi una giusta sintesi tra principio di rappresentanza, ovviamente sacrosanto non solo per ragioni costituzionali, ma anche per ragioni, come dire, di buon senso, di rispetto del pluralismo e della libertà di espressione, con quello però della governabilità. Perché io credo che una rappresentanza senza la possibilità di una scelta che conduca ad una certezza sul governo e su chi sta all’opposizione, indebolisca la democrazia. E potremmo fare molti esempi di democrazie che si sono indebolite anche fino all’estremo nel momento in cui non davano l’idea, ma effettivamente spesso era una percezione reale, di poter decidere e di poter fare delle cose concrete, ovviamente che possono piacere o non piacere. Quindi noi pensiamo che ci sia una giusta sintesi, è anche vero che questa legge, poiché abbiamo ritenuto doveroso e giusto porre un tetto, un premio di maggioranza che abbiamo anche elevato e quindi se anche andiamo a guardare tra l’altro i sondaggi, la situazione politica attuale, è una partita completamente aperta, quindi non c’è nessun vantaggio per chi lo ha fatto, al 42% che, se non è raggiunto, mette anche nelle condizioni di avere un quadro che forse potrebbe piacere a chi è un fautore della rappresentanza, diciamo così, al 100%, che è quello di un proporzionale puro.
Gli elettori avranno chiaro, se questa legge elettorale, come io auspico ovviamente, avrà l’approvazione definitiva alla Camera, che se vogliono la governabilità, se vogliono che ci sia il premio di governabilità, devono consentire ad una coalizione di raggiungere quella soglia, altrimenti ci sarà un proporzionale puro e quindi avremo uno scenario completamente diverso, che ovviamente non è quello che noi auspichiamo. L’ultima cosa sulle preferenze, perché spesso ho sentito dire anche nel dibattito politico che sono preferenze, tra virgolette, taroccate, che non sono vere, io credo, so che qui magari non tutti lo condividono, ma credo che sarà un esercizio di democrazia importante avere tanti candidati che potranno presentarsi e chiedere di ripristinare una scelta effettiva per gli elettori e non saranno così pochi, come viene detto, gli eletti a preferenze, perché al netto dei partiti come il mio o come il Partito Democratico che se, insomma, i sondaggi saranno più o meno quelli, avranno anche più di metà, sicuramente molto più di metà degli eletti a preferenze, anche i partiti più piccoli che magari hanno la possibilità di eleggere solo il capolista, e questo lo dico, è una cosa un po’ tecnica, ma è importante da sapere, con la multicandidatura, pluricandidatura fino a cinque collegi, di fatto determineranno che, se la esercitano, ed è interesse loro esercitarla, perché se io ho un partito piccolo chi candido se i candidati sanno che non possono essere eletti? Ecco, se io esercito quella possibilità su cinque collegi, in quattro di quei cinque collegi chi avrà più preferenze potrà essere eletto se il partito ovviamente riesce ad eleggere una persona a collegio, e quindi non è vero che saranno preferenze taroccate, sono delle preferenze frutto di una mediazione, questo lo sappiamo, noi di Fratelli d’Italia saremmo stati per le preferenze, diciamo, tout court, ma comunque una mediazione a mio avviso positiva, perché esiste anche, e chiudo, la possibilità, secondo me utile, perché i partiti, poi dovremo anche, e sono sicuro che lo farete perché, al netto ovviamente delle posizioni diverse, ritengo importante che ci siano questi luoghi di discussione e sarebbe bello parlare anche del ruolo e della funzione dei partiti oggi, ecco i partiti devono poter avere la possibilità di candidare alcune persone, profili tecnici che magari non sono performanti, non sono adatti alle preferenze, ma è utile portare in Parlamento. Quindi io credo che questa legge elettorale sia utile per rafforzare e migliorare la nostra democrazia e per dare una stabilità con i risultati di credibilità internazionale, di cose che si possono fare, magari qui a molti non piacciono, a me piacciono molto, che comunque permettono di capire anche a chi ci guarda dall’esterno l’Italia dove va, dove vuole andare e cosa vuole fare.
