ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Giornalista

Tiziana Ferrario

Ho ascoltato con attenzione tutto quello che è stato detto e voglio riprendere alcuni passaggi che sono stati fatti sia dalla costituzionalista Roberta Calvano, sia poco fa anche dal presidente Conte, poi anche dalla segretaria Schlein. Perché voi avete guardato a quello che era il quadro internazionale, ci avete sorvolato sopra, però dicendo che vi aspettavate noi, e quello però è importante: capire perché certe cose stanno succedendo e andare un po’ più a fondo di alcuni numeri.

Perché quando Conte dice che nel 2025 circa il 74% degli abitanti della Terra — quindi stiamo parlando di 6 miliardi di persone — vive in regimi non democratici, mentre il 26% abita in paesi che vengono classificati come democrazie, e poi c’è il 7% della popolazione mondiale che vive in quelle che vengono chiamate democrazie liberali... allora, che cosa sta succedendo? Perché questi numeri ci dicono che la democrazia sta arretrando. Sta arretrando e lo vediamo, lo tocchiamo con mano. Guardiamo a quello che succede negli Stati Uniti, che erano comunque il faro che ci doveva guidare.

Allora, sta arretrando, però parallelamente sono anche aumentate — questo lo dice il Democracy Report proprio del 2026 — le “democrazie elettorali”, cioè quei sistemi in cui esistono le elezioni, elezioni anche competitive, ma dove le garanzie però sono diventate sempre più deboli per i diritti e per quanto riguarda anche i controlli istituzionali. Io credo che, se passasse una legge elettorale come questa, noi ci ritroveremmo in quella situazione di una democrazia dove ci sono le elezioni competitive, ma con garanzie sempre più deboli. Venticinque anni fa noi eravamo in una situazione diversa, non c’era questo arretramento, e le istituzioni democratiche di fatto oggi continuano a esistere, ma stanno perdendo di efficacia.

E l’indicatore che ci dice perché stanno perdendo di efficacia è la libertà di espressione — e anche quella noi la tocchiamo con mano nel nostro paese. Pensate che nel 2000 migliorava in 52 paesi e peggiorava in appena 5; nel 2025 accade l’opposto: 44 paesi registrano un deterioramento della libertà di espressione e solo 11 mostrano dei progressi. Quindi c’è sempre di più la censura dei media che porta poi all’autocensura dei giornalisti, e anche questo noi lo tocchiamo con mano. C’è una repressione nella società civile, c’è di fatto paura a manifestare liberamente le proprie idee.

E allora rimane un’area — dice questo rapporto sulla democrazia — dove ci sono l’Europa occidentale, il Nord America, che in teoria dovrebbe essere l’area più democratica, ma dove c’è l’arretramento più significativo. E questo rapporto, il Democracy Report, sottolinea che il livello medio di democrazia per i cittadini è oggi il più basso degli ultimi 50 anni, in gran parte proprio a causa di quello che è iniziato ad accadere negli Stati Uniti. Perché se poi succede negli Stati Uniti, e si usa un certo tipo di metodo, un certo tipo di linguaggio, poi a ricaduta succede dalle altre parti. Poi Antonio entrerà molto di più nel dettaglio su quello che sta succedendo anche in vista delle elezioni di medio termine, poi di quelle che saranno le altre elezioni del 2028, l’idea comunque di modificare anche i collegi per poter ottenere dei risultati.

In questo quadro la domanda è: “Ma come se la passa l’Italia?”. Perché nell’altro rapporto, del Global Democracy Index, l’Italia si colloca al 37º posto su 167 paesi. Cioè, stiamo peggio degli Stati Uniti e di Israele per quanto riguarda lo stato di salute della democrazia; veniamo classificati come una “democrazia imperfetta”. Direi che non c’è da essere orgogliosi, perché poi questo 37º posto ci dice che siamo arretrati, non è che stiamo andando meglio. Veniamo un po’ prima di Capo Verde, ma noi dobbiamo guardare a quelli che sono i nostri reali paesi di riferimento, quindi anche all’interno dell’Europa. Questi non saranno dei poveri comunisti, quelli che classificano.

Perché è classificata come una democrazia imperfetta? Perché c’è poca fiducia, la fiducia è bassa nelle istituzioni pubbliche; c’è poca partecipazione politica, basso impegno attivo dei cittadini — ci dice sempre questo rapporto — nelle organizzazioni civiche e politiche. Del resto lo vediamo, si va a votare anche molto meno. E poi c’è anche un’inefficienza del sistema giudiziario che contribuisce al livello di democrazia di un paese.

Quindi la decisione di mettere mano alla legge elettorale va in questa direzione, proprio per tutte le cose che oggi ci hanno raccontato i costituzionalisti. E quindi io da cittadina — questa volta lo dico non da giornalista, da cittadina — sono molto indignata. Perché tocco con mano tutti i giorni quello che non sta funzionando nel nostro paese, e lo ha elencato benissimo prima anche la segretaria Schlein. E allora, vedere che la classe politica oggi è costretta a essere impegnata in un dibattito, in un confronto sulla legge elettorale, io credo che sia da governo di irresponsabili, perché non si parla dei problemi degli italiani, ma si parla di un gioco di potere.

Questa legge elettorale l’abbiamo capito perfettamente e ce l’ha spiegato molto bene la presidente Meloni ieri sera in quella trasmissione Mediaset: ci ha spiegato che serve finalmente per poter avere anche un capo della Repubblica, un Presidente della Repubblica di destra. Serve per ottenere più spazio politico per una certa coalizione, e tutto questo non risolve i problemi degli italiani e serve solo per risolvere le ambizioni personali di Giorgia Meloni. E quindi, anche da cittadina, io penso che questo proprio sia motivo di grande indignazione, per cui l’idea che è uscita di fare i comitati credo che sia molto importante.

E c’è una cosa però che io vorrei chiedere ai costituzionalisti, che non ho capito: siccome c’è molta fretta da parte di Giorgia Meloni di approvare questa legge, quali sono i tempi poi per contestare questa legge? Dopo credo che ne parleremo.

Trascrizione non riletta dal relatore