ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Costituzionalista

Roberta Calvano

Noi siamo qui oggi in veste di studiosi e di costituzionalisti. Lo preciso perché già immagino la narrazione di domani sui giornali, se qualcuno si ricorderà di questa iniziativa, con definizioni del tipo: ”il solito gruppetto di radical chic che fa la sua kermesse in un teatro del centro”. Ecco, non è questo il caso: così sudati per il caldo siamo poco “chic”... c’è molto poco di chic e molto di “radical”, nel senso di attaccamento radicale ai principi.

Noi siamo qui in quanto studiosi che, prescindendo dalle proprie personali opinioni politiche, cercano di dare un contributo tecnico su questioni di grande rilievo costituzionale. Siamo stati più volte chiamati nelle audizioni parlamentari, quando si discutono questi progetti, a dare il nostro motivato parere. Come ha ricordato benissimo Gianni Cuperlo prima, noi abbiamo provato a esprimere questo parere e a evidenziare le criticità sin dall’inizio della legislatura. Lo abbiamo fatto sulla legge di attuazione dell’autonomia differenziata — e abbiamo visto che fine ha fatto, essendo stata dichiarata largamente incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Abbiamo fatto rilievi concernenti la riforma del CSM e dell'ordinamento giudiziario — su cui poi abbiamo visto com’è andata a finire. Abbiamo sollevato rilievi di grave incostituzionalità sul disegno di legge costituzionale del premierato e poi quel progetto, date le innumerevoli criticità che palesava si è arenato nei fatti. Ora, però, la maggioranza tenta di riprodurre quello stesso schema a Costituzione invariata: sotto mentite spoglie si va a modificare la forma di governo — che è l’oggetto centrale della Carta, poiché disciplina l’organizzazione e l'equilibio tra i poteri principali dello Stato, ovvero il rapporto tra Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica — utilizzando una semplice legge ordinaria, la legge elettorale. Questo è ciò che fa questo progetto.

Lei mi chiede quale sia la preoccupazione principale che io sottoporrei ai miei studenti all’università in relazione a questo disegno di legge. Che differenza c’è tra ottenere la maggioranza parlamentare con il 50% più uno dei voti reali e ottenerla attraverso il pesante e abnorme premio di maggioranza previsto da questo disegno di legge? Un mio studente potrebbe obiettare: ”Ma professoressa, in fondo se i partiti di governo hanno la maggioranza cambia poco, perché anche con la metà più uno approvano le leggi che vogliono ugualmente”. No, cambia moltissimo! Perché nella nostra Costituzione ci sono alcune norme che riguardano le garanzie costituzionali, istituti che richiedono maggioranze qualificate, più elevate della maggioranza semplice. Se si introducono leggi elettorali distorsive di questo tipo, qualsiasi forza politica che passi temporaneamente al governo (peraltro spesso rappresentando una minoranza nel paese a causa dell'astensionismo), si vedrà regalata una maggioranza parlamentare così ampia da poter raggiungere i quorum di garanzia. In questo modo, il governo di turno potrà portare a casa la sua personale revisione costituzionale senza bisogno di cercare mediazioni. Ora, uno studente preparato mi direbbe: ”Ma professoressa, questo in fondo non sta già succedendo da qualche anno?”. Sì, purtroppo accade già in parte: stiamo vedendo negli ultimi anni un numero di revisioni costituzionali quasi continuo. Ogni maggioranza che passa vuole inserire la sua parolina nella Carta, lasciare la sua impronta digitale. Abbiamo avuto la tutela degli animali inserita in Costituzione, la previsione circa lo sporta, quella sull’ambiente — che pur importantissimo era già tra i principi desumibili dal testo —, e adesso si propone persino di inserire l’inno nazionale riscrivendo uno dei primi 12 articoli... C’è una sorta di volgarizzazione e strumentalizzazione della revisione costituzionale, ridotta a mero strumento di lotta politica. Questa tendenza è sicuramente sbagliata, ma è il male minore.

Quello che come studiosi vediamo e che ci preoccupa fortemente è che questi progetti riformatori proposti in questa legislatura e, più di tutte, questo specifico disegno di legge elettorale — ci stanno progressivamente avvicinando a quei paesi europei che hanno vissuto una vera e propria regressione democratica. Si tratta di processi in cui, un passo alla volta, si scivola verso il basso, riducendo il tasso di democraticità complessivo del sistema fino ad approdare a un regime illiberale. È cominciata esattamente così in Polonia ed è cominciata così in Ungheria.

Abbiamo assistito per anni a un peggioramento progressivo di quei sistemi e, purtroppo, dall’estero gli osservatori internazionali — come il Rule of Law Index, la Commissione di Venezia, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea — monitorano costantemente questi arretramenti. Già oggi, nel Rule of Law Index [l’indice sullo stato di diritto], l’Italia viene segnalata in posizione molto preoccupante, agli ultimi posti tra i paesi europei. La nostra è una precisa preoccupazione scientifica: nel mio intervento segnalo il rischio enorme che grava sulla "accessibilità" della procedura di revisione costituzionale, ma lo stesso identico discorso potrei farlo per l’elezione del Presidente della Repubblica, un’altra figura di garanzia che in quanto garante dell'unità nazionale richiede per la sua elezione nei primi tre scrutini una maggioranza elevata, quindi una condivisione ampia da parte di tutte le forze politiche e non unicamente dalla maggioranza di governo del momento. Grazie.