Massimo Siclari
A proposito dei rimedi… qui la frittata è stata fatta e le uova sane non si possono recuperare, se non si fanno grandi passi indietro. Massimo Giannini prima diceva che i costituzionalisti, in occasione del referendum in tema di giustizia, ci hanno aiutato. Sì, è vero, non so quanto abbia contato il nostro impegno sull'esito, ma forse qualche chiarimento è stato utile per rendere consapevole l'elettorato. Ma non era la prima volta che ci sia stata una simile mobilitazione ed un esito comparabile.
Purtroppo, i costituzionalisti non sono stati ascoltati nel 1993, quando tanti dei nostri maestri — alcuni dei quali sono scomparsi in questi ultimi anni — avevano dato un’indicazione di voto ben precisa, contraria al superamento del sistema proporzionale. Se adesso abbiamo un’audience maggiore, mi fa piacere, ma, se non fosse stato abbandonato nel '93 il vecchio sistema elettorale, sarebbe stato molto meglio, perché la criminalizzazione di un’intera classe politica in via mediatica, più che in via giudiziaria, è stato un qualcosa che ha veramente scombinato un po’ tutto. Oggi sembra irreale riproporre un ritorno al passato, nonostante il cambiamento delle regole elettorali non abbia mantenuto le promesse rispetto alle quali, allora, poteva apparire preferibile passare a sistemi tendenzialmente maggioritari: una maggiore stabilità dei governi (assicurata in concreto dalla capacità di coesione delle forze politiche più che dalle regole elettorali) ed una riduzione dei numero dei partiti (che, invece, pur se quasi tutti non assumono tale denominazione, sono in continuo aumento). Inoltre, si è realizzata una crescente disaffezione al voto da parte dell'elettorato oltre che una litigiosità senza precedenti tra maggioranza ed opposizione.
Tornando ai rimedi, ne segnalo solo uno, quello che mi sembra il più importante: il problema del premio di maggioranza non è soltanto la soglia minima del 42% per ottenerlo (oltre tutto con un elettorato effettivo sempre più ridotto). E potrebbe risultare così ampio da consentire di eleggere il Presidente della Repubblica o i giudici costituzionali e pure di modificare la Costituzione, senza concordare tali scelte con le opposizioni.
Negli anni '90 del secolo scorso e più di recente, dopo il referendum costituzionale del 2006, vennero presentate proposte di revisione costituzionale nel senso di assorbire l’impatto di un sistema tendenzialmente maggioritario, per evitare che le maggioranze di garanzia venissero travolte dal maggioritario. Proposto sul presupposto di un eventuale pareggio, un tale premio finisce per essere fortemente distorsivo della rappresentatività: si pensi al caso in cui si arrivi con due coalizioni che davvero pareggino intorno al 42%, il premio sarebbe assegnato a chi riceva anche solo un voto in più... La distorsione della rappresentatività delle Camere, peraltro, è fortemente accentuata dalla consistente astensione dal voto alla quale si assiste da qualche decennio e che, di certo, si deve anche all'abbandono (più o meno accentuato a seconda delle varie leggi che hanno disciplinato le elezioni dal 1994 in poi) del voto di preferenza. Salvo l'introduzione di un emendamento a quanto il progetto prevede sulle liste bloccate, è assai arduo ipotizzare che vi sia una consistente inversione di tendenza alle prossime elezioni.
Comunque, tutta questa vicenda è un ulteriore esempio — lo diceva bene qualcun altro prima di me — di un autoritarismo che emerge da mille rivoli: dalla legge sulla Corte dei Conti fino al progetto di legge sulla caccia. Più che governare, si vuole comandare senza ascoltare nessuno. La legge approvata la settimana scorsa al Senato ed ora passata all'esame della Camera, oltre a consentire di prolungare la stagione della caccia, oltre a consentire di cacciare oltre il tramonto, oltre a ridurre alcune sanzioni, prevede la non obbligatorietà del parere dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Che intervengano gli scienziati, i tecnici per valutare l’impatto di una certa decisione in tema di attività venatoria, sarà precluso da questa legge. Ecco, dicevo: è un autoritarismo, una volontà di fare da sé che sgorga da mille rivoli, che abbiamo sconfitto col referendum di un paio di mesi fa e mi auguro che ci sia sufficiente mobilitazione per fare saltare anche questa proposta di legge elettorale.

