ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Giornalista

Giuseppe Giulietti

Ora parlo anche della nostra categoria – quella dei giornalisti –, che è un pezzo del problema. C’è una parte della categoria che, di fronte a questa deriva, tende a minimizzare dicendo: ”Ma dai, non faranno anche questa”. Attenzione: esiste un’area grigia di colleghi che pensa si possa tranquillamente subire anche questo ennesimo strappo. Bisogna stare molto attenti.

Io voglio partire con alcuni ringraziamenti. Il primo va non solo al professor Zaccaria, ma a Gianni Cuperlo e a tutte le costituzionaliste e i costituzionalisti che vedo qui in platea. Sono le stesse persone che hanno condotto una straordinaria campagna per il “No” al referendum sulla giustizia, quando molti giornalisti davano la battaglia per persa in partenza. Loro non hanno piegato il capo, e insieme a moltissimi cittadini e magistrati hanno ribaltato il risultato. Il secondo ringraziamento va a un signore seduto là in fondo, Francesco Cavalli: è l’uomo che dà la voce a ogni iniziativa di don Ciotti e a tutte le marce della pace, e che oggi sta curando la nostra diretta streaming. Facciamo un applauso ai tanti cittadini che ci stanno ascoltando da tutta Italia, per fargli sapere che questo teatro è pieno! Essere in un teatro pieno alle tre del pomeriggio a Roma, in piena estate, vi rende dei veri eroi civili e costituzionali.

Se uniamo i puntini uno per uno — come hanno già fatto, meglio di me, i relatori precedenti —, il quadro d’insieme diventa chiarissimo. E non lo è solo per gli addetti ai lavori: noi dobbiamo essere capaci di spiegarlo a milioni di persone nel paese reale, esattamente come abbiamo fatto per il referendum. La tentazione della destra è quella di prendersi tutto, anteponendo il dominio assoluto al sistema dei controlli e al bilanciamento dei poteri. Ma questa è la medesima essenza di ogni legge bavaglio; ecco perché la riforma elettorale riguarda direttamente i giornalisti. Sbaglia, tra i colleghi, chi dice ”questa cosa non mi riguarda”.

La truffa elettorale ci tocca tutti da vicino perché, subito dopo l’eventuale e disastrosa approvazione del testo, sono già pronti a essere votati in Parlamento i bavagli per i magistrati e i bavagli per la stampa. Altro che Media Freedom Act! Questo paese ha letteralmente affossato la direttiva europea sulla libertà di informazione, sia nella parte che riguarda l’indipendenza della Rai, sia nella tutela dei cronisti contro le intercettazioni spia, le querele temerarie e le aggressioni. L’ultimo rapporto della Commissione Europea posiziona l’Italia dietro persino all’Ungheria [di Orbán]. Non è una polemica politica, sono i dati ufficiali europei: basta leggerli.

Qualcuno potrebbe chiedere: ”Ma che c’entrano gli altri settori della società?”. Tutte le leggi approvate di recente da questo governo sono nel segno della sicurezza apparente, anzi, della insicurezza collettiva. Pensiamo alle norme sulla caccia, al DDL Sicurezza, alle multe spropositate, alle cariche contro gli studenti che manifestavano per Gaza, fino alle contestazioni contro gli insegnanti che promuovono l’antifascismo o la cultura della diversità nelle scuole. Uniamo i puntini! Sono milioni i cittadini che subiranno un danno diretto da un’idea del comando verticale e privo di contrappesi. Se spieghiamo la riforma in questi termini, non è difficile farsi capire.

Angelo Bonelli ha fatto benissimo a sollevare il caso della Rai. Che cosa c’è da aggiungere sul servizio pubblico? La presentazione dei prossimi palinsesti, in calendario per il 3 luglio, fotografa una situazione di pericolo pubblico per il pluralismo. Programmi storici come Caterpillar di Massimo Cirri cancellati dopo 29 anni; intellettuali come Stefano Massini diventati un problema solo per aver parlato di Matteotti nel programma di Serena Bortone; e ancora i casi di Stefano Bollani o di Roberto Saviano, cacciato direttamente su richiesta di Matteo Salvini. Di fronte a tutto questo, alcuni miei colleghi hanno fatto finta di non vedere, liquidando la cosa con un: ”Ma sono collaboratori esterni, mica possiamo scioperare per loro”. No, l’errore è macroscopico: quello era un pezzo della vostra stessa libertà che vi stavano sfilando sotto il naso! Per parafrasare Bertolt Brecht: se non te ne accorgi oggi, te ne accorgerai domani, quando verranno a prendere te e urlerai, ma, ormai isolato, non troverai più nessuno pronto a difenderti.

Mi rivolgo ora ai parlamentari dell’opposizione, sapendo che avete già una mezza idea in proposito: la Commissione di Vigilanza Rai è di fatto sequestrata e paralizzata da due anni. Perfino il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è dovuto intervenire due volte con richiami severissimi. E allora cosa si aspetta a occupare l’aula della Vigilanza e a denunciare questo blocco alle massime autorità dello Stato? Questa non sarebbe una prova di estremismo, bensì di radicalità democratica. Non si può tollerare che il paese vada a votare con questa nuova legge elettorale mentre le Authority di garanzia guardano altrove senza sanzionare le violazioni della par condicio — come è già successo durante la campagna referendaria — e con la Vigilanza Rai esautorata. Non consiglierei mai nemmeno al mio peggior nemico di competere in condizioni così abnormi sotto il profilo della legalità democratica.

Quello che sta accadendo ci impone di non disperderci nella fiera delle vanità o nella guerra dei selfie sui social. Dobbiamo comprendere che Giorgia Meloni sta seguendo fedelmente il percorso politico di Donald Trump. Sono uniti in profondità da un’identica visione che punta al ribaltamento delle costituzioni democratiche. Non è un’alleanza passeggera, è un legame strutturale che mira alla liquidazione della democrazia costituzionale e parlamentare.

Lancio quindi una proposta, che in realtà ho rubato a Roberto Zaccaria e ai costituzionalisti che ogni lunedì animano i nostri corsi di formazione ad Articolo 21: sulla scorta della straordinaria esperienza dei comitati per il “No” al referendum sulla giustizia, mobilitiamoci da subito per costituire in tutta Italia i comitati per il “No alla truffa elettorale”. Dobbiamo crearli ovunque, e non devono essere composti solo da giornalisti, ma da tutte le espressioni della società civile e dell’associazionismo. Personalmente non amo la formula del “campo largo”, preferisco parlare di un “campo larghissimo”: vorrei un fronte democratico capace di includere dalle suore di clausura fino ai centri sociali, uniti in difesa della Costituzione. Del resto, se leggete l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, troverete posizioni sociali molto più avanzate delle mie.

Chiudo con due raccomandazioni pratiche. La prima l’ha già accennata Massimo Giannini: gli inquirenti hanno individuato i presunti esecutori materiali delle minacce a Sigfrido Ranucci e ora stanno cercando i mandanti. A Sigfrido va tutta la nostra solidarietà. Attenzione, però, perché i mandanti morali possono essere molti: attorno a Report e al giornalismo d’inchiesta si è scientificamente creato un clima tossico che ne auspica l’eliminazione. Non è uno scherzo, la posta in gioco è altissima.

La seconda raccomandazione è materialissima, e la faccio io perché sono abituato alla concretezza delle feste di piazza: poiché anche la libertà e l’organizzazione di questi eventi hanno un costo, fuori dalla sala, accanto al bar, troverete un gabbiotto per lasciare un contributo economico volontario. Se ciascuno di noi lascia 5, o magari10 euro, riusciremo a coprire interamente le spese di questa giornata.

Trascrizione non riletta dal relatore