ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Politica

Elly Schlein

segretaria Partito Democratico

Io partirei proprio da qui, da questa prima occasione pubblica in cui ci rivediamo: questo appuntamento è anche un’opportunità per ringraziare l’autorevole e competente contributo che tanti di voi hanno dato alla battaglia referendaria che ha portato ad affossare la riforma costituzionale della giustizia solo qualche mese fa. È stato l’esito di una sinergia molto virtuosa che si è creata tra la società civile, i costituzionalisti, le associazioni, tutte quelle realtà che hanno formato i comitati civici per il “No” alla riforma costituzionale, e naturalmente anche le forze politiche d’opposizione che hanno dato il loro contributo. Già quel risultato ci ha dato il segno tangibile di quanto forte sia l’attaccamento degli italiani alla nostra Costituzione.

Da lì io dico: non c’è miglior programma politico che attuare fino in fondo la nostra Costituzione antifascista, articolo per articolo. Significa renderla realtà per tutte quelle persone, comprese quelle che oggi si sentono escluse o che non hanno ancora la percezione che l’articolo 32 valga pienamente per loro. Perché, diciamoci la verità, davanti a una sanità pubblica che viene costantemente definanziata per essere smantellata, se un cittadino chiama per prenotare una gastroscopia o una mammografia e si sente rispondere che occorre un anno e mezzo di attesa per avere un appuntamento nel pubblico, è chiaro che avvertirà quel suo diritto costituzionale alla salute come un diritto dimezzato. Lo stesso si potrebbe dire per quella larga parte di popolazione che non riesce a permettersi di ricorrere al privato per saltare la lista d’attesa, e che allora rinuncia del tutto a curarsi: parliamo di 6 milioni di italiani, il 10% della popolazione. O ancora, pensiamo a chi vive nelle aree interne e montane, costretto a prendere l’auto e a percorrere 40 chilometri solo per raggiungere il primo presidio sanitario di cura.

Ho citato l’articolo 32 perché, insieme alle altre forze d’opposizione, abbiamo condotto tante battaglie in questi anni, sia in Parlamento che fuori. Le abbiamo fatte sull’articolo 34, a difesa del diritto alla scuola pubblica — un’altra istituzione fondamentale che va protetta dalle politiche che la destra sta portando avanti —, ma le abbiamo fatte anche sull’articolo 1, laddove la Costituzione definisce l’Italia una Repubblica “fondata sul lavoro”: di certo non dice fondata sul lavoro povero, sul lavoro precario o su quei 4 milioni di italiani che restano poveri pur avendo un’occupazione. E così via dicendo: uno per uno, gli articoli della nostra Carta vanno attuati fino in fondo. Non solo io penso e ribadisco che non esista miglior programma che l’attuazione della Costituzione, ma c’è anche un impegno solenne che a mio avviso dobbiamo prendere da subito: mai più permettere che la Costituzione si modifichi a colpi di maggioranza, come è stato fatto — e non soltanto da questo governo, questo dobbiamo onestamente ricordarlo.

Quindi il testo costituzionale diventa un vero e proprio faro; un faro che ha guidato le tante iniziative unitarie che abbiamo già portato avanti insieme in questi anni: da quella sul salario minimo, a prima firma di Giuseppe Conte, che abbiamo sottoscritto tutti, a quella che abbiamo promosso insieme sul congedo paritario, a prima firma mia. Sono tutti tasselli volti alla realizzazione del dettato costituzionale, tenendo conto del fatto che oggi non tutte le persone in Italia pensano che il loro voto, quando lo esprimono, faccia una reale differenza. E questo ci riporta immediatamente alla questione che affrontiamo oggi, e voglio essere molto chiara su questo punto: questa legge elettorale è totalmente irricevibile. Lo diciamo fin dall’inizio, ed è una legge che noi dobbiamo respingere in blocco e con la massima forza.

Insieme alle altre opposizioni stiamo facendo un muro compatto in Parlamento. Io credo che, grazie al vostro aiuto e al vostro supporto tecnico, dobbiamo far uscire sempre di più — vedo qui anche Riccardo Magi — questa battaglia fuori dai palazzi del potere. Ci stiamo battendo insieme in Commissione, poi in Aula e poi, naturalmente, se la maggioranza deciderà di andare avanti, proseguiremo al Senato.

Ora vorrei soffermarsi sugli aspetti che abbiamo denunciato fin dall’inizio: non è solo un problema di merito (le cui storture strutturali avete già declinato benissimo, e ho ascoltato alcuni dei vostri interventi non appena sono arrivata in teatro), è anche un problema profondo di metodo. Questa legge elettorale è il frutto dell’ennesimo patto di potere. Sono le uniche dinamiche che tengono faticosamente insieme la coalizione di Giorgia Meloni; un accordo di potere che si reggeva su tre riforme prioritarie: il premierato, la riforma della giustizia (bocciata sonoramente da 15 milioni di italiani) e l’autonomia differenziata (smontata in larga parte dalla Consulta). Allora, davanti a questo scenario è chiaro che dobbiamo essere consapevoli di un fatto: Meloni sul premierato inteso come riforma costituzionale non vuole più andare avanti, si è fermata perché ha un sacro terrore di affrontare un nuovo referendum popolare. Di conseguenza, questa legge elettorale rappresenta il tentativo surrettizio di realizzare il premierato per via di legge ordinaria. Quindi, già in partenza, la premessa metodologica era completamente sbagliata.

L’altra stortura che abbiamo denunciato insieme fin dal principio risiede nel fatto che questa legge introduce un premio di maggioranza così abnorme che, almeno al Senato, rischia di far raggiungere a chi vince il quorum di garanzia costituzionale praticamente da solo. Dall’altra parte, ci troviamo di fronte a un testo che blinda interamente le liste — lo diceva poco fa anche Giuseppe Conte —, e peraltro introduce questo listone nazionale che scatta soltanto in caso di vittoria della coalizione. Questo meccanismo è un ulteriore e formidabile incentivo all’astensionismo e al non voto, senza contare tutti i rischi sistemici che sicuramente avete approfondito oggi riguardo a un premio di maggioranza rigido e fisso nel suo numero di seggi.

Parallelamente, c’è un elemento che, tra i tanti che invece mancano, mi ha fatto molto riflettere, perché si tratta di un altro tema emerso con forza durante la mobilitazione del referendum costituzionale: com’è possibile che nel 2026 non si conceda ancora il pieno diritto di voto a studenti e lavoratori fuori sede? Questa è un’altra battaglia sacrosanta e condivisa con le altre opposizioni, su cui noi abbiamo l’assoluto dovere di andare avanti.

Poi, naturalmente, dentro questo impianto c’è già tutto l’antipasto del premierato, ed è configurato dall’obbligo di indicare il nome del leader direttamente al momento del deposito del programma elettorale. Questo vincolo giuridico tradisce l’intenzione originaria della destra. Se devo essere onesta fino in fondo, credo che Giorgia Meloni ieri sia stata chiarissima su quale sia il vero obiettivo finale: l’obiettivo è il Quirinale. Ed è un’altra ottima ragione per provare a fermare questa legge elettorale in Parlamento e per batterli nelle urne alle prossime elezioni. Il loro unico obiettivo è il potere, la loro vera ossessione è l’occupazione del potere.

E guardate che questo ci fa riflettere, perché durante la recente campagna referendaria ricorderete che a un certo punto, a causa delle tensioni internazionali in Iran, le persone facevano la fila ai distributori di benzina con i prezzi dei carburanti letteralmente raddoppiati. Ecco, in quella situazione di emergenza per il paese — Giuseppe si ricorderà bene, e a un certo punto anche Riccardo... — ci è giunta una nota ufficiale che ci avvertiva di un summit notturno urgente del governo. Per un secondo abbiamo pensato: ”Sarà una riunione straordinaria sui costi delle bollette? Sarà un provvedimento sul carovita o sul prezzo della benzina? O magari sui salari degli italiani che sono tra i più bassi d’Europa e che hanno perso nove punti di potere d’acquisto negli ultimi quattro anni?”. No, l’urgenza di quel Consiglio dei Ministri notturno era l’accordo politico sulla legge elettorale! Quindi non c’è stato nemmeno quel tentativo di coinvolgimento e di dialogo con il paese di cui parlano; quella del confronto è tutta retorica strumentale che hanno raccontato ex post. Avevano un’idea precisa e blindata che serviva unicamente a tenere insieme la maggioranza attorno a un patto di potere.

Per questo motivo, non solo faremo un muro invalicabile dentro il Parlamento, ma dobbiamo organizzarci e mobilitarci sul territorio insieme a voi, anche per far salire l’attenzione dell’opinione pubblica sui rischi sistemici in gioco. Io trovo incredibile che in un paese in cui registriamo un calo della produzione industriale da tre anni consecutivi, in un paese che ha i salari fermi, le liste d’attesa interminabili, in un paese che ha raggiunto il record di pressione fiscale degli ultimi dodici anni sempre a carico dei soliti contribuenti mentre l’evasione continua a galoppare, e in un paese in cui la crescita economica è sostanzialmente a zero nonostante gli investimenti strutturali che i governi precedenti hanno portato con il PNRR... ecco, io trovo pazzesco che per Giorgia Meloni la priorità assoluta resti quella di cambiare le regole del gioco elettorale per assicurarsi il potere. Questo è il punto centrale. La loro priorità rimane unicamente quella. E non da oggi, perché se vi ricordate, all’inizio dell’anno, a gennaio, l’altra Meloni, Arianna Meloni, rispondendo a una precisa domanda indicò chiaramente che le priorità assolute per il 2026 sarebbero state il premierato e la nuova legge elettorale.

Io penso che dentro questo disegno ci sia tanto dell’ossessione per il potere, e non solo per l’idea chiarita ieri — cioè che ci vada lei o direttamente La Russa al Quirinale —, ma rifletta l’atteggiamento di una parte di questa destra che, in fondo, non ha mai tollerato il meccanismo democratico di pesi, contrappesi e bilanciamenti che stanno alla base della nostra Costituzione. Quindi adesso ritengono che tutto sia lecito pur di cambiare le regole dell’ordinamento democratico e della forma di governo per come la conosciamo, evitando lo scoglio di un altro referendum costituzionale.

Su questo terreno noi dobbiamo continuare ad alzare forte la nostra voce. In Parlamento stiamo mettendo in campo diverse azioni: in Commissione abbiamo già presentato un ampio numero di emendamenti soppressivi che abbiamo riproposto in modo compatto in Aula; ne abbiamo aggiunti anche ulteriori, sempre condivisi e sottoscritti dall’intera alleanza progressista. Questa battaglia la continueremo e la porteremo in tutti i territori dove, in questi giorni e in queste settimane, saremo in giro per l’Italia. Facciamolo insieme, facciamolo con lo stesso identico spirito unitario che ha animato la battaglia che abbiamo condotto contro la riforma della giustizia.

Questa legge elettorale, alla fine dei conti, rivela un paradosso clamoroso. Se ricordate, uno dei punti su cui Giorgia Meloni ha più insistito in questi anni di governo era la stabilità dell’esecutivo. Ebbene, oggi scopriamo che questa sbandierata stabilità, se richiede tutta questa fretta e la necessità assoluta di cambiare la legge elettorale a soli dieci mesi dalla campagna elettorale, evidentemente non era poi così solida. Questa accelerazione è la certificazione del fatto che la destra ha capito che adesso che abbiamo unito in tante regioni e in tante città l’alleanza progressista — che governa insieme e che governa bene —, siamo diventati pienamente competitivi per il governo del paese. La loro urgenza nasce dalla paura del voto.

Sappiamo benissimo che di leggi elettorali perfette non ne esistono, per cui la nostra battaglia contro questo testo non è affatto un’attestazione di assoluta perfezione di quella attualmente in vigore, ci mancherebbe. Ma questa riforma non nasce da un dibattito democratico, nasce da una scelta cinica e da un patto di potere interno alla maggioranza. Tant’è vero che, leggendo l’articolato, si vedono chiaramente i nodi di quell’accordo: la vicenda del listone bloccato con i parlamentari eletti soltanto in caso di vittoria è chiaramente una forma di compensazione accordata alla Lega per aver accettato il superamento dei collegi uninominali; così come il fatto che siano tutte liste rigorosamente bloccate immagino sia stato l’oggetto della trattativa con Forza Italia; mentre l’indicazione del premier sulla scheda è esattamente ciò che serve a Meloni per raccontare alla propria opinione pubblica di aver comunque realizzato il premierato.

Ecco, le leggi elettorali non si scrivono in questo modo, così come abbiamo sempre ribadito che non si fanno in questo modo le riforme della Carta. Ricorderete che la controriforma della giustizia è stata la prima riforma costituzionale passata in tutti e quattro i passaggi parlamentari senza subire una singola virgola di modifica. E non parlo solo delle proposte delle opposizioni — il che è già gravissimo, se guardiamo allo spirito dell’articolo 138 —, ma parlo anche della stessa maggioranza! Nemmeno i deputati e i senatori del centrodestra hanno potuto apportare alcuna modifica al testo calato dal governo.

Se teniamo presente questo quadro d’insieme — che, come ricordava giustamente Giuseppe [Conte] prima, si inserisce in un contesto internazionale che si sta muovendo pericolosamente nella stessa direzione —, noi abbiamo però una grande fortuna e una peculiarità straordinaria: la nostra Costituzione. È un testo meraviglioso, scritto da chi ha fatto materialmente la Resistenza; e non dimentichiamoci mai che qualche giorno fa abbiamo festeggiato gli ottant’anni dalla prima riunione dell’Assemblea Costituentė. Culture politiche profondamente diverse tra loro si sono messe sedute attorno a un tavolo per evitare che il paese potesse rivivere gli errori di un tragico passato; culture che insieme avevano combattuto la Resistenza contro il regime fascista e contro l’occupazione nazista. È questa origine comune che rende così forte e ancora così attuale la nostra Costituzione. Certo, la società odierna è cambiata e spetta a noi tradurre quei principi in politiche concrete che li realizzino nella vita delle persone; ma io lo confermo con forza: non c’è miglior programma politico che attuare fino in fondo la Costituzione, e noi siamo a completa disposizione, insieme a tutti i nostri alleati, per fare esattamente questo in vista delle prossime elezioni politiche. Grazie.

 

Serena Bortone

Un’ultima cosa al volo, soltanto una curiosità politica sempre legata al fenomeno degli ultimi mesi, ovvero Roberto Vannacci. Lei prima ha citato la mobilitazione per il “No” al referendum costituzionale descrivendola come un movimento molto giovane. Eppure, per quanto i sondaggi lascino il tempo che trovano, i dati attuali ci dicono che il consenso di Vannacci è fortemente radicato proprio tra i ragazzi. Come si spiega questo contrasto così netto tra le due informazioni?
Inoltre, se Vannacci — come ormai sembra certo — entrerà stabilmente nella coalizione di centrodestra in vista delle elezioni, non teme che possa dare loro una sorta di nuova freschezza? Muovendosi come opposizione interna o esterna, paradossalmente potrebbe far sembrare più moderati gli altri partiti, pur dicendo le stesse cose che un tempo dicevano Meloni e Salvini, come la tesi della “sostituzione etnica”. Non crede che questo fenomeno possa rappresentare un problema molto pesante per il campo progressista e per la sua “Alleanza per la Costituzione”?

 

 

Io penso che non ci sia assolutamente nulla di nuovo in quello che dice Vannacci, perché ripete esattamente le stesse cose che dicevano Salvini e Meloni prima di arrivare al governo. E oggi abbiamo una dimostrazione fin troppo chiara di dove conduca quel messaggio, dove portino quelle idee e quelle proposte: portano a un paese che da quattro anni si trova in profonda sofferenza, con diseguaglianze sociali che sono costantemente aumentate, con i drammatici problemi sulla sanità pubblica che descrivevo prima, con i disagi sul trasporto pubblico locale che è stato anch’esso pesantemente definanziato riducendo i servizi essenziali per i cittadini, e con i nodi del calo della produzione industriale, specchio di crisi e vertenze aziendali aperte da nord a sud del paese che hanno dell’incredibile — pensate all’ex Ilva, all’Electrolux, a Natuzzi o a Stellantis. Ecco qual è il punto d’approdo di quelle politiche e di quelle tesi.

Dall’altra parte, non sarà certo la sua presenza a far sembrare moderato chi moderato non lo è mai stato, perché questo esecutivo in realtà ha portato avanti finora soltanto politiche identitarie e di bandiera. Ma la cosa impressionante, se ci pensate, è che in quattro anni di legislatura la destra ha avuto i numeri parlamentari, grazie a questa legge elettorale, per fare qualsiasi cosa, eppure non è riuscita a varare un solo provvedimento che migliorasse in concreto la vita reale degli italiani. È questo il dato politico che noi dobbiamo sottolineare con forza.

Guardate, il “vannaccismo” non è un problema ulteriore per noi. Noi lavoriamo insieme alle altre forze progressiste — ci sono qui stasera Riccardo Magi e Giuseppe Conte — e non lo facciamo con l’obiettivo di costruire un’alleanza “contro” i nostri avversari; lavoriamo per un’alleanza basata sulle cose concrete che vogliamo fare insieme per l’Italia. Con questo spirito siamo riusciti a costruire un’alleanza progressista in tutte le regioni che hanno votato l’anno scorso, e oggi stiamo governando molte regioni e moltissime città senza avere un problema al giorno, proprio perché abbiamo molto chiare le cose da fare sui pilastri fondamentali della Costituzione: la salute pubblica, il diritto alla casa, il lavoro dignitoso, la politica industriale, i diritti civili e sociali e la tenuta della democrazia.

Questi sono i grandi temi su cui i cittadini si interrogano ogni giorno perché fanno fatica a tirare avanti. Oggi il potere d’acquisto delle famiglie italiane è crollato. Quando l’Istat ci dice che i beni alimentari costano il 25% in più rispetto a quattro anni fa, a fronte di stipendi che nello stesso periodo hanno perso nove punti, significa una cosa molto semplice e materiale: che con lo stesso stipendio di un anno fa oggi non si riesce più a fare la stessa spesa.

E qui vale la pena davvero, come faceva Giuseppe Conte prima, allargare lo sguardo allo scenario internazionale. Guardate che la destra nazionalista in tutto il mondo ha vinto in diversi paesi alimentando le paure concrete delle persone che stavano peggio, portando avanti un discorso in cui diceva: ”Siete forse stati meglio in questi anni con la democrazia? No. E allora il problema è la democrazia stessa, sbarazziamoci anche di quella”.

Credo però che oggi siamo finalmente davanti a una svolta, perché gli eccessi di Donald Trump hanno fatto esplodere tutte le contraddizioni intrinseche della retorica della destra nazionalista. Pensate alla politica dei dazi: chi li paga se non i lavoratori e le imprese esportatrici italiane? Pensate agli scontri geopolitici che si sono susseguiti in queste settimane. Se lo slogan è ”prima gli italiani”, ”prima gli ungheresi” o ”prima gli americani”, a un certo punto ti ritrovi inevitabilmente con dei nemici dalle parti opposte di quei muri che pretendono di ergere a ogni confine.

Ora che queste contraddizioni sono evidenti a tutti, anche a causa degli eccessi di Trump, è chiaro che sono loro a fare paura all’elettorato, perché la loro proposta politica porta soltanto caos, guerre, recessione ed inflazione. Basti pensare a chi aveva promesso solennemente in campagna elettorale di migliorare la vita delle persone e di porre fine a tutti i conflitti mondiali, e invece ne ha aperti altri sette.

Allora oggi noi abbiamo un’opportunità straordinaria: quella di essere noi le forze che offrono al paese il ritorno alla pace e alla democrazia. Dobbiamo far capire che le istituzioni democratiche non solo non sono la causa dell’aumento delle diseguaglianze, ma rappresentano la premessa indispensabile per contrastare le ingiustizie che si sono accumulate in questi anni e, soprattutto, per restituire tranquillità e serenità sociale alle persone. Parlo della tranquillità di poterti curare nel servizio sanitario nazionale se ti ammali; della tranquillità di poter mandare un figlio a scuola sapendo che potrà costruirsi un futuro migliore; della tranquillità di avere un lavoro che ti garantisca una vita dignitosa e ti permetta di non fare fatica per vivere dignitosamente, esattamente come prescrive la nostra Costituzione.

Trascrizione non riletta dal relatore