ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Politico

Angelo Bonelli

portavoce di Europa Verde

In molti lo abbiamo detto e noi lo ribadiamo con forza: questa è una legge elettorale assolutamente inemendabile, perché introduce una vera e propria torsione autoritaria nel nostro sistema. Il progetto di Giorgia Meloni — e ieri sera, nelle sue dichiarazioni, non ne ha fatto mistero, confermando quello che noi già sapevamo — risponde a una strategia ben precisa che adesso inverte semplicemente il percorso cronologico delle riforme. C’è una regola dell’algebra che dice che invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: la maggioranza prima immaginava di approvare la riforma costituzionale del premierato e poi, di conseguenza, varare la nuova legge elettorale; adesso, invece, la legge elettorale anticipa e introduce di fatto la visione di una riforma verticale del potere, che mette nel mirino persino il ruolo dell’istituzione del Presidente della Repubblica. Per questa serie di motivi tecnici e politici, emersi chiaramente qui oggi e approfonditi nelle audizioni dei costituzionalisti, il testo non è correggibile e pone un problema drammatico di tenuta e di credibilità della nostra democrazia.

Ha ragione Nicola Fratoianni quando ricorda, con onestà intellettuale, che non è soltanto responsabilità delle destre attualmente al governo se l’Italia soffre di questa instabilità delle regole. Per troppi anni abbiamo assistito a una postura della politica per cui, ogni qualvolta si avvicinavano le scadenze elettorali, c’era uno schieramento che pensava di poter scrivere le regole del gioco a proprio vantaggio, magari per blindare la riconferma del Presidente del Consiglio in carica. Devo dire, guardando alla storia recente, che questo cinismo istituzionale è andato regolarmente male a chiunque abbia tentato di metterlo in pratica. Sì, modificare le leggi elettorali per calcolo di bottega porta sfortuna, diciamolo chiaramente.

Al di là della scaramanzia, c’è un problema di fondo che attiene alla qualità della nostra democrazia, la quale non può subire continui stravolgimenti a geometria variabile a seconda di chi detiene temporaneamente la maggioranza parlamentare. Una democrazia matura ha il dovere di costruire la vera stabilità, che risiede innanzitutto nella certezza del modello elettorale, essendo quest’ultimo lo strumento principale e sacro attraverso cui i cittadini esercitano la propria sovranità.

Come Alleanza Verdi e Sinistra guardiamo con estrema preoccupazione a questo slittamento autoritario. Un disegno che si legge chiaramente tra le righe della legge elettorale, ma che trova un riscontro speculare in ciò che sta accadendo nel servizio pubblico radiotelevisivo. Le due dinamiche non sono affatto disgiunte: camminano d’pari passo. Giorgia Meloni e la destra stanno stringendo un controllo ormai totale sulla Rai. Venerdì prossimo verranno presentati i nuovi palinsesti televisivi, e quel passaggio rappresenterà plasticamente il completamento di un’occupazione scientifica dell’informazione.

Ecco perché, a questo punto, mi rivolgo direttamente a Giuseppe Conte, a Elly Schlein, a Riccardo Magi, a tutte le forze di opposizione — con Nicola Fratoianni non c’è bisogno di dirlo perché condividiamo questa trincea ogni giorno — e a chiunque abbia a cuore la qualità della democrazia e il pluralismo dell’informazione: non è più il tempo dei tatticismi o delle prudenze. Utilizziamo questa fase parlamentare così delicata per l’approvazione del testo per lanciare due messaggi chiari al paese: il primo è che questa legge elettorale è totalmente inemendabile e va respinta in blocco; il secondo è che dobbiamo difendere i presidi democratici con una determinazione assoluta, pronti ad assumere anche decisioni politiche forti ed estreme in Aula. La direzione da prendere, uniti, è quella di una resistenza intransigente in difesa della Costituzione e della dignità della Repubblica.

Trascrizione non riletta dal relatore