ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Giornalista

Andrea Vianello

Io bado alle parole. Sapete che per me sono abbastanza importanti perché le ho perdute, quindi sono molto convinto delle cose che ha detto il professore rispetto ai termini che noi giornalisti dobbiamo smettere di usare. Noi diciamo sempre “il premier”: in Italia il premier non esiste, quindi smettiamola. È più veloce così, si dice, però è così che creiamo le possibilità per cambiare una cosa che al momento non esiste. Quindi non è il premier, non è neanche il capo del governo: è il Presidente del Consiglio. Un po’ più lunga questa roba; visto che bisogna fare dei servizi sempre molto veloci ci mette in difficoltà... Chi se ne frega! Perché noi siamo giornalisti del servizio pubblico, soprattutto questo piccolo gruppetto di reduci. Credo che questa cosa delle parole sia molto importante, perché tutto questo poi diventa tossico.

Seconda cosa: il servizio pubblico è un bel tema. È successo prima tutto lì, eh? Come sempre alla Rai le cose succedono prima. Ora diciamo la verità: c’è stata una legge, non fatta dal centrodestra ma dal centrosinistra, che ha messo la Rai sotto il governo, cosa che era, come dire, mai successa fino alla riforma del 1975. E nessuno se n’è accorto, nessuno ha detto: “Ma no, non lo possiamo fare!”. E qui lo si diceva... insomma, non aveva molta voce questa cosa. È stata gravissima e chiaramente adesso, con una maggiore, come dire, invasività, se ne approfitta. Uno lo dice, però quella legge era meglio non farla.

Così come non bisognava fare una riforma interna, che si chiama “Generi”, che ha tolto l’identità ai direttori di rete. E non esiste più Rai 3, perché Rai 3 non ha più un direttore, un direttore che ha una linea editoriale che deve rispettare perché ha un pubblico di riferimento, non la politica di riferimento! Un pubblico di riferimento perché ha, come dire, ha un’appartenenza culturale. E questa cosa si è persa, e non si è fatto niente per far fermare... questi sono errori con cui bisogna fare i conti, se stiamo qui a parlare. Errori che permettono... adesso nella Rai ci sono pochissimi programmi di approfondimento, e quindi se c’è approfondimento politico, allora sarà molto complicato portare avanti, diciamo, un dibattito anche sulla legge elettorale. Sono da altre parti.

E io ho tanta paura che Vannacci sia un tema tossico per l’informazione italiana, perché è il marziano di Flaiano che però al momento non è ancora diventato marziano, ma viene invitato, mette nell’aria, nel circolo, parole come “reazione”... E quindi stiamo attenti in questi mesi a non farlo diventare più grosso di quello che è. Io pure credo che i sondaggi lo stiano gonfiando. Allora, è politicamente importante, perché se va di destra, a sinistra... Poi, certo siamo giornalisti, non dobbiamo usare il “generale mostro” per fare audience. Da adesso in poi dobbiamo stare attenti e lo dobbiamo fare soprattutto in un periodo lungo di una competizione elettorale.

E voglio aggiungere che in Rai, non è come immaginate. Ci stanno dei giovani bravi, coraggiosi, che vorrebbero fare questo lavoro in modo più libero e non riescono a farlo. E con Roberto Natale, che è consigliere di amministrazione, stiamo cercando di organizzare qualcosa sul il fatto che queste parole della politica non possono essere quelle che noi sentiamo nei TG.

Sentire le poesie recitate a memoria dai vari parlamentari di destra, centro, sinistra... questa non è informazione, anche questo è tossico! Il giornalista fa le domande e la politica risponde, il giornalista è il mediatore, non è quello che dà il microfono a quello che fa così, la recita scolastica. Questo modo di fare informazione non è giornalismo, non è informazione, non aiuta il paese, non aiuta la politica. Ma voi pensate davvero che gli ascoltatori del TG siano contenti a sentire le piccole poesie? Allora io vorrei tanto una moratoria con questi nostri colleghi, noi vorremmo dire: “Smettiamola!”. Almeno una parte più sensibile. Non la facciamo più. Io capisco magari il parlamentare, ma siccome non ci stanno neanche le preferenze, quindi non è che poi porta a casa qualcosa… Ragazzi, questa non è informazione!

Facciamo un disarmo, facciamolo unilaterale, iniziamo da adesso. Ripeto, i nostri colleghi che devono raccontare la politica in Rai, nei TG, non solo non fanno le interviste perché arrivano direttamente i sonori sul telefonino già scelti e già impacchettati nel weekend, ma non scelgono neanche gli argomenti! Sono i partiti di maggioranza, soprattutto, che scelgono: “Oggi si parla di legge elettorale”. Si potrebbe rispondere “Ma veramente andrebbe scelta un’altra notizia, perché oggi è successo uno scandalo...”. “No, no, oggi noi parliamo solo di legge elettorale”.

Allora capite bene che così si è perso proprio esattamente questo baluardo che vuol dire “noi siamo autonomi, noi facciamo servizio pubblico”. Ma dico il giornalismo di ogni tipo in Italia, privato e pubblico: non si può solamente prendere le recite e i dettami della politica. Guardate che su questo abbiamo perso un pezzo di libertà, non ce ne siamo accorti, e dobbiamo ritrovarlo.

Trascrizione non riletta dal relatore