GIUSTIZIA INSIEME

ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68 presso il Tribunale di Roma

    L'ufficio sindacale nell'ANM, un primo bilancio

    Nella sua prima riunione del 9 aprile scorso il nuovo comitato direttivo centrale dell’A.N.M. ha deliberato la nascita di un ufficio sindacale, quale organo tecnico della giunta esecutiva centrale. Ne fanno parte quattro componenti, uno in rappresentanza di ciascun gruppo aderente alla nuova giunta unitaria.

    Orbene l’Associazione nazionale magistrati ha tra i suoi scopi statutari “ tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria” (art. 2, terzo cpv.). Se così è, se dunque l’A.N.M. è già un’associazione che fa sindacato per sua funzione istituzionale, è c’è da chiedersi il perché d’un ufficio sindacale al suo interno. E’ il sindacato d’un sindacato? E’ la consacrazione formale d’una svolta nell’indirizzo dell’A.N.M.?

    E’ innegabile che la sua costituzione per voto unanime del CDC sia il sigillo della nuova unità associativa. Il risultato elettorale ha sancito la vittoria di chi ha invocato, spesso gridando, una linea di maggiore attenzione alle esigenze dei singoli magistrati, alla tutela dei loro diritti economici e normativi verso un datore di lavoro tiranno nella falciatura brutale delle ferie, alla pretesa di condizioni logistiche e strutturali sostenibili. Chi quelle elezioni le ha perdute ha preso atto e, in nome dell’unità, ha accondisceso.

    Si badi, né il Movimento per la giustizia - Art. 3 né Area hanno mai dubitato della centralità nella politica associativa della lotta per risanare le nostre condizioni di lavoro. Ne é riprova il documento approvato dall’assemblea del Movimento il 20 gennaio 2013 o quello ancora più incisivo dell’8 febbraio 2015, tempi entrambi non sospetti. Non si possono predicare efficienza senza risorse, professionalità senza dignità per la funzione.

    Altri però, nel passato recente, si sono impadroniti del tema, cavalcandolo sino a farne una sorta di loro brand esclusivo: la sindacalizzazione è stata brandita nei toni, più ancora che nei contenuti, come un’arma con cui fustigare ogni iniziativa associativa, volta a volta perché blanda o consociativa o lontana dai bisogni primari dei colleghi. I referendum, prima e più ancora delle elezioni per il CDC, hanno segnato il trionfo di questa logica: quesiti che pure erano inattuabili – come l’esperienza attuale dimostra – hanno trovato il gradimento d’una maggioranza di colleghi sofferenti, stanchi, arrabbiati.

    Qui il corpo elettorale dei magistrati è sembrato assestarsi sugl’impulsi e sui riflessi condizionati che influenzano lo scenario generale della politica italiana; ma alle analogie si sommano le specificità d’un sistema che sconta i risultati di decenni segnati dalle riforme a costo zero, dai tagli lineari degli organici, dagl’investimenti annunciati e mai attuati, dalla denigrazione pubblica della categoria tollerata o contrabbandata come spia del latente conflitto tra politici magistrati.

    Sarebbe però frutto d’una lettura assai parziale leggere nell’ufficio sindacale il cuore dell’affermazione d’una parte – naturalmente quella sensibile alle tentazioni più impiegatizie – della categoria. E’ un fatto che, una volta costituito, esso abbia imboccato subito un percorso condiviso spontaneamente dai suoi componenti, scelti in modo paritario tra ogni i gruppi associativo. E’ un altro fatto l’ufficio sindacale sia stato ad oggi immune dalle tensioni che invero hanno attraversato qua e là il CDC. E’ ancora un fatto che da quando è stato costituito gli si sono rivolti magistrati di ogni età, funzione ed orientamento associativo.

    Questa realtà illustra meglio di ogni teorizzazione l’esigenza diffusa d’un organo che sia di supporto tecnico ed informativo a chi si confronti con una questione retributiva, pensionistica, assistenziale o logistica che fino a ieri gli era estranea.

    In poche settimane è stato rimodellato il sito internet dell’A.N.M., introducendo un’area riservata con degli spazi informativi che saranno implementati costantemente; si è istituito l’indirizzo di dialogo e ricezione dei quesiti personali ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); si è costruita una struttura di supporto, composta da altri colleghi volenterosi, per i quattro componenti designati dal CDC; si è iniziata la sperimentazione, fino a dicembre 2015, di nuove consulenze esterne, per arrivare nel 2017 ad avere un numero di professionisti più ampio e meno costoso che in passato; sono state rivisitate le convenzioni assicurative operative e avviate trattative per nuovi servizi; si vanno ponendo le basi per monitoraggi sul territorio e confronti sindacali onde estendere le tutele oggi lacunose quanto a sicurezza sul posto di lavoro, continuità di trattamento economica nei periodi di assenza forzata dal servizio, prospettive previdenziali.

    In mezzo a tanto lavorio, si è data risposta, mediamente entro una settimana, a decine di colleghi che hanno chiesto notizie, interventi, soluzioni per le questioni più varie.

    Era difficile ipotizzare, da parte di chi scrive, tanti risultati in così poco tempo. Lavorare nell’ufficio sindacale comporta oggi un impegno quotidiano, diverso ma non meno intenso del lavoro di GEC.

    Intanto però i primissimi vagiti di questa nuova e composita realtà hanno reso evidente l’adesione sincera e schietta di quanti, nei gruppi associativi fino a ieri di opposizione, censuravano l’eccessiva attenzione della giunta per i temi più strettamente “politici”. Magistratura indipendente ed Autonomia e indipendenza vi hanno investito appieno, quanto a risorse e spendita di credibilità. Chi vi aderisce segue da vicino l’attività dell’ufficio sindacale, la supporta, ne diffonde con orgoglio i risultati.

    Di qui un dato di cui tenere conto: v’é una generazione di colleghi che vive l’esperienza della partecipazione all’A.N.M. con un’attenzione molto più viva per le questioni interne alla categoria che per quelle esterne. Le vive con la convinzione genuina che la tutela e l’assistenza del collega siano il cuore della funzione associativa; e non sempre in questo atteggiamento c’è del calcolo politico, salvo che non si voglia leggere come tale il recepimento d’istanze che emergono tra noi con diffusione sempre maggiore ed anche trasversalmente rispetto agli orientamenti culturali.

    Rimuovere questa realtà sarebbe un peccato grave di strabismo politico. Investire le nostre energie solo o prevalentemente verso le iniziative sulle riforme, sulle questioni ordinamentali o istituzionali, sul dialogo con la politica verso i temi più alti significherebbe dimenticare le urgenze più vicine, che ci sono ed è inutile negarlo. Abbiamo sostanzialmente mancato sino ad ora di occuparci della previdenza complementare; la sorte pensionistica dei colleghi assunti dal primo gennaio ’96 è incerta; lavoriamo al 90% ormai come videoterminalisti senza che nessuno abbia cura degli effetti deleteri che questo comporta. Sono solo alcuni esempi dei temi che molti magistrati oggi reputano, correttamente, emergenziali.

    Certo, il rischio insito nella svolta in senso più strettamente sindacale esiste e mostra già oggi i suoi frutti. Sta nella percezione sempre più consolidata del magistrato di essere portatore di diritti assoluti ed incondizionati rispetto alle esigenze dell’ufficio.

    Le statistiche sul numero dei ricorsi al Tar verso le decisioni del CSM o sulle osservazioni verso le soluzioni organizzative dei dirigenti e dei Consigli giudiziari sono un segnale evidente. Ma la supervalutazione stessa dei criteri distributivi dei carichi, l’attenzione occhiuta verso il rispetto della regola formale nel disinteresse per il risultato funzionale d’una scelta più generale dimostrano come il baricentro si stia spostando pericolosamente: pare quasi – e le cronache di primavera e estate hanno dato alcuni saggi del fenomeno – che le regole dell’articolo 97 secondo comma e, in ultima analisi, dell’art. 54 secondo comma Cost. riguardino gli altri funzionari pubblici, non i magistrati.

    Qui entra in gioco la sensibilità di chi ha fatto della professionalità e dell’efficienza per la migliore tutela del cittadino i propri ideali di riferimento. Assecondare le spinte verso una maggiore protezione della vita quotidiana del magistrato non significa dimenticarne la sua collocazione in un sistema complesso, che non può tollerare disfunzioni determinate da esigenze personalistiche.

    Si tratta in definitiva di travasare nell’attività più strettamente sindacale i valori fondanti del Movimento e, in ultima analisi, di Area. In fondo non dovrebbe essere un’operazione molto diversa da quella che facciamo ogni giorno nelle nostre sentenze: applichiamo la regola, ma con un occhio al risultato finale, per evitare che vada in urto col buon senso o col sistema complessivo.

    Marcello Basilico

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