ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
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Vita straordinaria di Fernanda Contri

30 dicembre 2025
Vita straordinaria di Fernanda Contri

Fernanda Contri ci ha lasciato il 27 dicembre 2025, dopo novanta anni vissuti intensamente e senza risparmiarsi

È stata una donna ed una giurista attenta soprattutto ai diritti delle persone più deboli e svantaggiate. Era socialista, di quel socialismo umanitario a lungo presente nella cultura di questo Paese e poi purtroppo in parte svanito nella lotta politica poco “ideale” svoltasi tra la fine del secolo scorso e il primo quarto di quello presente. 

Fernanda è stata una donna “prima” in tutto: prima donna eletta nel 1986 dal Parlamento tra i membri laici del Consiglio superiore della magistratura (e c'erano voluti ventotto anni dall'insediamento del primo Consiglio): prima donna nominata Segretario generale della Presidenza del Consiglio (Governo Amato, 1992): Ministro per gli Affari sociali (Governo Ciampi, 1993/94):  prima donna nominata nel 1996 dal Presidente della Repubblica Scalfaro quale giudice della Corte costituzionale (e qui di anni ce n'erano voluti addirittura quaranta prima di vedere una donna alla Consulta).  Una carriera pubblica credo unica, certamente straordinaria in quegli anni per una donna e per un “avvocato di provincia” come amava definirsi con un po' di civetteria.  

Al Consiglio superiore gli anni da Lei trascorsi non furono facili: era iniziata la presidenza della Repubblica di Francesco Cossiga, pur se non si erano ancora manifestate le sue “picconate”: erano gli anni dei processi al terrorismo, rosso e nero, e per le stragi terribili che erano state commesse negli anni precedenti, era appena iniziato il maxi processo di Palermo a Cosa nostra, istruito dal pool di giudici istruttori guidato da Caponnetto e del quale facevano parte, Falcone, Borsellino, Di Lello. Infuriava il dibattito, in Consiglio e non solo, fra garantisti e sostanzialisti: oggi sembrano parole vuote, ma allora ci si doveva confrontare con attacchi inusitati alla Repubblica e con la legislazione emergenziale mano a mano introdotta. 

Durante quella consiliatura Antonino Caponnetto lasciò il posto di Consigliere istruttore e il Consiglio dovette decidere chi lo avrebbe sostituito tra Giovanni Falcone e Antonino Meli, più anziano ma del tutto digiuno di antimafia. 

Fernanda, che faceva parte della Commissione antimafia del CSM, non ebbe esitazioni e si dichiarò per Falcone senza successo:  la scelta di Meli le causò negli anni molta amarezza. 

Di Falcone restò poi sincera amica sino alla di lui morte e si è recata poi ogni anno a Palermo per le cerimonie commemorative. 

Quale consigliera non esitò a schierarsi anche quando la sua opinione era di minoranza e non mancarono gli spunti polemici verso di lei da una parte della magistratura, compresa la mia (ero iscritto a Magistratura democratica). 

 

Credo che la successiva nomina a Segretario generale della Presidenza del Consiglio nel Governo Amato l'avesse colta di sorpresa: infatti il Segretario generale è il dirigente che sovrintende all'organizzazione ed alla gestione amministrativa della Presidenza e per tale ragione viene solitamente nominato tra i magistrati delle giurisdizioni superiori, gli avvocati dello Stato, i dirigenti generali dello Stato ed equiparati, i professori universitari. Credo che Fernanda sia stata, oltre che la prima donna, anche il primo avvocato del libero foro a svolgere detta funzione e, parlandone negli anni successivi, diceva che era stato il ruolo che più degli altri l'aveva appassionata. 

Con Fernanda (ma per me allora era l'avvocato Contri, la conoscevo poco e ci davamo del “lei”) ho iniziato un rapporto di collaborazione nel 1993, quando era Ministro per gli Affari sociali del Governo Ciampi; mi chiamò un po' a sorpresa chiedendomi di voler far parte di un neocostituito Comitato per i minori. Accettai con piacere, svolgendo al tempo le funzioni di sostituto Procuratore per i minorenni. 

Con lei e col mio collega Dusi di Venezia scrivemmo la bozza di un disegno di legge per la applicazione in Italia della Convenzione ONU per i minori del 1989: fu esperienza per me del tutto nuova ed interessantissima che mi mostrò tutta la sua capacità di ascolto e di lavoro in comune. 

Non ci impose mai la sua opinione, ma discusse con noi liberamente e a fondo. Quel disegno purtroppo non venne mai approvato dal Parlamento, a causa della caduta del Governo. E fu un peccato, perché apriva al riconoscimento dei diritti del minore come persona e non come semplice parte del nucleo familiare. 

 Dal 1999 al 2005 sono poi stato suo assistente di studio alla Corte costituzionale. 

Fernanda con gli assistenti aveva introdotto un metodo di lavoro sempre aperto alle nostre opinioni ed ai nostri suggerimenti. Ci incontrava di solito tutti insieme e voleva sapere il nostro parere anche sulle questioni trattate da altri giudici relatori, 

Come Giudice mostrò sempre grande sensibilità per i migranti, per i minori, per le persone malate. 

Con Fernanda e grazie alla fiducia che mi diede iniziai a studiare il diritto comunitario, quello comparato e quello internazionale e portai, da Lei sostenuto, la mia competenza anche alla attenzione degli altri giudici. 

Si batteva come un leone in camera di consiglio su tutte le questioni che – anche se affidate ad altri relatori  - riguardavano direttamente o indirettamente il contrasto al crimine organizzato: credo di non violare alcun segreto se rivelo che, ad esempio, sulla questione relativa all'ascolto degli imputati in videoconferenza, riuscì con altri a superare i pur legittimi dubbi del relatore Giuliano Vassalli per consentire alla Corte di salvare un mezzo atto ad impedire le lungaggini ed i costi dovuti alla traduzioni dei detenuti da carceri anche molto lontani. 

 

Fernanda era una fervente antifascista e aveva sposato l'avvocato Giorgio Bruzzone che era stato partigiano combattente: una volta cessata dalla carica, si dedicò con grande passione all'ANPI e  credo che non abbia mai mancato una sola manifestazione del 25 aprile come oratore ufficiale. 

Per Lei la Costituzione era stata la prosecuzione della lotta di liberazione e ne rappresentava il suo compimento: negli ultimi anni si doleva molto del revisionismo strisciante e dell'affievolimento dei valori della Resistenza nel discorso pubblico. La sua adesione al PD va letta, a mio avviso, come un mezzo per salvaguardare quei valori e quella cultura che temeva potessero altrimenti andare persi. 

Era appassionata di teatro e di musica, leggeva molto e non solo di diritto. Era diventata amica di persone del mondo della cultura e dello spettacolo e cercava di non mancare agli spettacoli del Teatro Nazionale di Genova. 

Ci facevamo ogni anno gli auguri il giorno della Liberazione ed il Primo maggio nel nome di Giorgio Bruzzone, l'Avvocato Partigiano ed ogni volta mi diceva “oggi vado a tenere l'orazione a … ma sono sempre più stanca”. 

Purtroppo, la sua malattia non è stata né breve né poco dolorosa. 

Le devo molto come molto le devono tutti coloro che hanno collaborato con Lei, assistenti, funzionari, semplici impiegati e certamente non la dimenticheremo. Addio Fernanda e grazie.