ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

​Quale giudice?

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Quale giudice?* 

di Paola Cervo

Prendo la parola con grande emozione. Vorrei ringraziare il presidente Santalucia per le sue parole. Mi rappresenta, e sono fiera di essere rappresentata da lui.

Ringrazio, e non è di facciata, l’onorevole Bongiorno, per il coraggio con cui è venuta in una platea che poteva legittimamente presumere ostile. Lei è la benvenuta qui , lo dico a nome del comitato direttivo centrale di cui faccio parte.

Il nostro dna è la giurisdizione e la giurisdizione è contraddittorio, ce lo diciamo in aula tutti i giorni.

Però onorevole Bongiorno rispondo alla sua domanda, quando i suoi clienti vengono allo studio e le chiedono "di che corrente è il giudice?", è una frottola: noi giuriamo tutti sulla stessa Costituzione, non siamo né di destra né di sinistra. E lei come avvocato – vorrei vedere l’avvocato Vitiello, con cui ho condiviso tante udienze a Torre Annunziata ed ho avuto il piacere di tante chiacchierate nella mia angusta camera di consiglio nella distaccata di Castellammare di Stabia - lei, il presidente Caiazza, portate la toga come la portiamo noi. Qualcosa vorrà pur dire.

A me non interessa la legge elettorale, non è per questo che l’ ANM è in agitazione. A me interessa comprendere davanti a quale giudice volete tenere udienza.

Non vi fidate di noi, questo traspare.

Da quello che voi in parlamento scrivete traspare che non vi fidate di noi.

Le leggi siamo abituati a leggerle, a studiarle: voi non vi fidate di noi, e non da ora. È una stagione lunga: la frottola di cui parlavo in apertura è una frottola che fu messa in circolo da un presidente del consiglio ormai venti anni fa.

Voi non vi fidate di noi e questo ci ferisce, ci addolora.

Avete scritto questa riforma avendo in mente il processo penale, e questo forse getta una interessante luce, ci aiuta a comprendere le intenzioni di questa riforma. 

Voi avete immaginato un pubblico ministero che si allontana drammaticamente dalla giurisdizione. 

È questo il pubblico ministero che immaginate a garantire il vostro assistito? Io mi sono formata pensando che il Pubblico Ministero sia la prima istanza giurisdizionale dell’indagato.

E mi chiedo - superando il Pubblico Ministero ed arrivando in udienza preliminare, arrivando al Riesame, arrivando al dibattimento: avete disegnato un giudice intimorito dal combinato disposto di pagellina e disciplinare. 

Vi siete chiesti che modello di giudice ci state consegnando? 

Io mi sono formata in un contesto culturale in cui ho potuto – e l’ho fatto, quando ero GUP a Santa Maria Capua Vetere – disattendere le Sezioni Unite. Ho retrodatato il giorno in cui il Pubblico Ministero avrebbe dovuto iscrivere la notizia di reato, ho dichiarato gli atti inutilizzabili, ed ho emesso sentenza di non luogo a procedere. Ho potuto farlo. Se approverete la riforma lo farei ancora? Credo di no.

Quale giudice? Noi siamo abituati – non perché siamo sceriffi o ci sentiamo investiti di una missione divina – a pensarci come garanti. Per esempio, a volte nei processi dinanzi al Tribunale in composizione monocratica la difesa di ufficio viene affidata a professionisti di volta in volta diversi e la reale garanzia di quell’imputato è data dal giudice, che invece ha seguito con continuità tutto il dibattimento.

Quale giudice immaginate a garantire i diritti del vostro assistito?

Voi dovreste scioperare con noi.

*Intervento all'Assemblea generale del 30 aprile 2022, nella qualità di componente del comitato direttivo centrale dell'ANM.

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