Intervistatore: “Ministro, il Procuratore Generale di Napoli ha detto che la riforma della Giustizia così come è composta attua il piano della P2. Come risponde?” Nordio: “Beh, che io non conosco il piano della P2. Mah, posso dire che se l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta non si vede perché non bisogna seguire perché l’ha detto lui. Le verità non dipendono da chi le proclama ma dalla oggettività che rappresentano. Se Gelli ha detto che Gesù è morto in croce non per questo dobbiamo dire che è morto di polmonite. E anche l’orologio sbagliato segna due volte al giorno l’ora giusta. Se anche Gelli è inciampato nella verità, non per questo la verità non è più la verità.”
È uno scambio tra un cronista e il Ministro della Giustizia di pochi giorni fa, che ha destato parecchio scalpore.
Giustamente.
Prima di questa brevissima intervista c’era chi si preoccupava della sinistra coincidenza tra la riforma della giustizia e il famigerato piano di rinascita democratica della Loggia P2.
Sembrava brutto che il Governo stesse facendo un enorme sforzo per cambiare la Costituzione proprio nella direzione auspicata tanti anni fa da quello che è stato definito per decenni come un piano di eversione costituzionale.
Volto al rovesciamento della democrazia italiana.
Ogni volta che i sostenitori del NO alla riforma della Giustizia facevano notare che la separazione delle carriere era uno dei punti cardine del programma di Licio Gelli e della P2 per asservire la magistratura al nuovo assetto golpista, i sostenitori del SÌ sembravano imbarazzati e al più tacevano aspettando che i cinque minuti medi di attenzione dei lettori passassero e si posassero su qualcosa di altro, magari un provvedimento discutibile del Giudice monocratico di Patti o GIP di Sant’Angelo dei Lombardi (tutto va bene quando si tratta di attaccare “la casta”).
Ma ora l’impasse è stata superata. È bastato fare la domanda diretta al Ministro della Giustizia per avere la risposta: tecnica e definitiva.
Ecco le indicazioni provenienti dal Guardasigilli.
Primo punto: “Io non conosco il piano della P2”. Questo spazza via ogni dubbio sul fatto che la riforma sia stata copiata: chi lo conosce a questo signor Licio Gelli? È evidente che la riforma Nordio non può avere preso spunto da qualcuno che nemmeno si sa chi sia. Semmai si dovrebbe chiedere al signor Gelli se per caso non ha copiato dal Ministro, assai più noto di lui per la carica istituzionale rivestita.
Magari si potrebbe scoprire che questo Gelli, avendo saputo da qualche anticipazione o fuga di notizie che la riforma conteneva un’idea tanto importante e giusta, abbia deciso di fare il figo intestandosela e giocando di anticipo.
E questo già dovrebbe essere sufficiente per mettere a tacere lamentosi e sospettosi.
Ma vi è un altro, decisivo argomento: se il signor Licio Gelli ha detto una cosa giusta, perché il Governo non dovrebbe seguirla?
In questo modo il ragionamento di chi si oppone alla riforma è ribaltato e annientato.
Il sillogismo dei sostenitori del no è il seguente:
Premessa maggiore: Gelli ha elaborato il piano di rinascita democratica per sovvertire lo Stato;
premessa minore: nel piano di rinascita democratica è previsto l’asservimento della magistratura al Governo, attraverso (tra l’altro) la separazione delle carriere;
conclusione: la separazione delle carriere è strumento di asservimento della magistratura al Governo.
Ma basta cambiare le premesse e il sillogismo si ribalta.
Ecco il nuovo sillogismo.
Premessa maggiore: separare le carriere è giusto;
premessa minore: Licio Gelli voleva separare le carriere;
conclusione: Licio Gelli dice (anche) cose giuste.
Facile e cristallino.
La logica utilizzata dal Ministro apre nuove prospettive e si presta ad applicazioni illimitate da parte di fantasiosi interpreti della storia e delle leggi.
Vi stanno antipatici i rom?
Ecco qua:
Premessa maggiore: i rom devono essere perseguitati;
premessa minore: Hitler ha perseguitato i rom;
conclusione: il signor Hitler ha detto (anche) cose giuste.
Che poi, non dimentichiamolo, il signor Hitler era un amante dell’arte.
Così dicono.
Perché io non lo conosco questo signor Hitler.
