GIUSTIZIA INSIEME

ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN 2036-5993-Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

    Recensione di Costantino De Robbio a “Diritto degli stupefacenti” di Lorenzo Miazzi 

    L’uscita di una monografia di Lorenzo Miazzi sul tema del diritto degli stupefacenti può certo destare sorpresa tra gli addetti ai lavori: l’estensore, magistrato di lunga esperienza, è a tutti noto per le sue acute riflessioni sul tema, espresse più volte sia in articoli e pubblicazioni (tra le quali quelle, fortunatissime, redatte per questa Rivista) nonché per le relazioni tenute ai corsi per la Scuola Superiore della Magistratura e in numerosi convegni.

    Probabilmente queste riflessioni non avrebbero mai visto la luce in maniera sistematica se il suo autore non fosse stato costretto ad un “pit stop” che lo ha temporaneamente allontanato dalle aule giudiziarie.

    È lui stesso ad accennare alla circostanza all’inizio del volume, rompendo il velo tra la dimensione tecnica e quella umana e dando al testo la prima di tante note di colore e umanità piuttosto insolie in uno scritto di carattere tecnico e che sono uno dei punti di forza del volume.

    Questa pausa di riflessione in un “uomo del fare”, uno di quei magistrati che hanno affinato la propria competenza giuridica attraverso lo studio e la risoluzione quotidiana, per anni, di centinaia di processi, ha consentito al Lorenzo Miazzi di operare una sintesi tra prassi operative e approfondimenti dottrinari e giurisprudenziali che costituisce indubbiamente la cifra stilistica del testo.

    “Alzare la testa” parlando di questioni altamente specialistiche è una delle sfide più difficili per chi si cimenta nella redazione di un manuale di diritto.

    I testi giuridici sono infatti caratterizzati da un taglio tecnico, che comporta la disamina di norme giuridiche e l’analisi di sentenze di legittimità e di merito, alternate ai commenti e alle confutazioni dei contributi dottrinarie.

    L’unica alternativa è data dalla scelta di adottare un registro sociologico o di filosofia del diritto, esaminando un fenomeno e le sue implicazioni: in questo tipo di testi si guadagna in profondità a scapito dell’aggancio alla realtà pratica e dell’utilità quotidiana per i lettori.

    La scelta tra i due modelli sembra obbligata quando si tratta, come nel caso della disciplina degli stupefacenti, di legislazione speciale, ove si commentano testi normativi partoriti in uno specifico momento e collegati ad esigenze che risentono necessariamente delle più varie contingenze: in questo caso è davvero arduo lo sforzo per non appiattirsi in un taglio meramente tecnico.

    Tanto più trattandosi di una materia così complessa da richiedere centinaia di articoli alcuni dei quali composti da numerosi commi, che affronta aspetti non solo penalistici ma anche processuali nonché di illecito amministrativo: uno di quei testi normativi in cui ci si perde e che difficilmente si conosce e si apprezza con uno sguardo di insieme.

    Un mare magnum in cui è facile che l’autore finisca per somigliare a un compendiatore delle singole disposizioni, con il solo obiettivo di fornire una bussola per orientarsi in una specie di giungla che si affronta velocemente e malvolentieri sperando solo di uscirne prima possibile.

    Eppure Lorenzo Miazzi è uno di quei giuristi che non riesce a non interrogarsi sul perché delle cose e dunque ad “alzare la testa”.

    Il suo testo inizia con una dichiarazione programmatica: la constatazione che la disciplina giuridica delle droghe è tra le più soggette al fattore culturale; conseguentemente, ci avverte l’autore, “in questa materia la legge vigente è la verità del momento”.

    Occorre dunque approcciarsi alla materia munendosi di occhiali bifocali, per vedere la realtà che ci sta attorno quotidianamente senza perdere di vista il contesto generale e lo sfondo.

    Miazzi esplicita il suo punto di vista sin dalla copertina: l’autore ci offre un “manuale pratico”, una serie di regole da seguire per orientarsi nella partecipazione alle indagini ed ai processi in questo delicato settore della legislazione speciale.

    Le norme di riferimento e la giurisprudenza sono menzionati come spunti e necessaria copertura per per costruire gli strumenti operativi con cui dovranno essere risolte le questioni pratiche.

    È un testo rivolto non agli studiosi  (per quanto non mancano approfondimenti e riflessioni di pregio) ma agli operatori del diritto, siano essi magistrati o avvocati, senza trascurare attenzione alla divulgazione delle regole del procedimento penale ai tecnici (tossicologi, medici legali, psichiatri) più che mai indispensabili per una proficua trattazione dei procedimenti.

    Questa scelta di carattere operativo non va però a detrimento della capacità dell’autore di approfondimento né del suo gusto per lo sguardo materia “dall’alto”.

    Il magistrato si concede anzi il lusso, alquanto raro nella nostra tradizione di giuridica di aprire il testo con uno sguardo divertito (e divertente) sulla storia degli stupefacenti, dalla preistoria ad oggi.

    Un colpo d’ala iniziale necessario per bilanciare le contingenze politiche da cui è scaturito il D.P.R. 309 del 1990 (e le sue molteplici modifiche successive) con la consapevolezza che di avere a che fare con una  storia - quella del rapporto tra uomini e sostanze psicotrope - che accompagna la nostra specie sin dai suoi albori.

    Particolarmente brillante e originale in questo senso l’accostamento tra stupefacenti e conduzione della guerra, tema quest’ultimo che credevamo ormai lontano da noi ma che è tornato prepotentemente di attualità.

    Dopo questo scoppiettante inizio, l’autore ci introduce nei meandri della legislazione attuale attraverso un’analisi dei numerosi mutamenti avvenuti nella disciplina legale degli stupefacenti.

    Questa panoramica rende ben chiaro il concetto che la materia è tra le più volubili e magmatiche in quanto più di altre soggetta ad una ratio legis che muta con il mutare della sensibilità politica dei componenti delle maggioranze di governo che via via si alternano alla guida del Paese, oltre a risentire come poche altre della sensibilità sociale e dei suoi ondeggiamenti nel tempo.

    Attento osservatore dell’attualità, proprio per il prezioso sguardo di chi ha un contatto diretto che deriva dalla trattazione quotidiana dei processi, Lorenzo Miazzi dedica grande spazio alla trattazione dei problemi connessi alla marijuana, evidenziandone il preoccupante aumento della percentuale di THC degli ultimi anni, tanto che i consulenti nei processi richiamano sempre più spesso l’attenzione sul superamento di fatto della distinzione tra droghe pesanti e leggere, essendo ormai anche le seconde divenute assai più dannose per l’organismo di quanto fossero venti o trenta anni fa.

    Ulteriore, opportuno approfondimento è dedicato all’esplosione del fenomeno della cannabis light che ha affaticato la giurisprudenza negli ultimi due anni nel tentativo di cercare una soluzione a problemi inediti quali il trattamento sanzionatorio dei derivati del cannabidiolo.

    Non mancano approfondimenti di temi classici come quello della coltivazione, su cui la Cassazione continua ad oscillare nonostante diversi pronunciamenti delle sezioni Unite, spia della irrisolvibilità di un contrasto che affonda le sue radici nella inconciliabilità di una scelta di fondo (ed eccoci ancora alla necessità di uno sguardo “dall’alto”).

    L’affermazione che la coltivazione di piantine idonee alla estrazione di sostanze stupefacenti destinate ad uso personale è punibile e in che limiti discende infatti dalla visione che si ha del fenomeno della droga: per alcuni l’uso personale va tollerato (al pari di quello di alcol e fumo) in quanto non danneggia terzi e deve essere considerato espressione della libertà individuale; per altri esso danneggia comunque la salute e deve essere visto con disfavore e sanzionato penalmente.

    Grande spazio è dedicato ancora alla disciplina del traffico di stupefacenti, con i suoi agganci al fenomeno della criminalità organizzata, e all’analisi di norme apparentemente minori ma di cruciale importanza per la comprensione del fenomeno come quella sui precursori” delle droghe.

    Ai numerosi e preziosi approfondimenti tecnici, giuridici ma anche scientifici (come il concetto di “dose drogante”) si alternano considerazioni di insieme.

    Il fil rouge rimane comunque, fedelmente alle premesse, quello di fornire un “manuale” e il testo ci accompagna seguendo il dipanarsi immaginario di un processo, dalla sua trattazione alla parte relativa alla esecuzione, ivi compresi i difficili rapporti tra tossicodipendenza e carcere.

    La sintesi tra i due registri diviene naturale con il progredire delle pagine e riesce a rendere con efficacia la complessità di un settore del diritto penale in cui occorre non farsi travolgere dalla quantità degli affari trattati e mantenere, pur nel tecnicismo degli istituti manovrati uno sguardo lucido, attento e umano come quello dell’autore di questo volume. 

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