A proposito di Bibbiano e dintorni…

A proposito di Bibbiano e dintorni… il ruolo dell’esperto psicologo nei procedimenti giudiziari che riguardano minori e famiglie intervista di Angelo Costanzo a Santo Di Nuovo

I recenti casi di Bibbiano (l’inchiesta “Angeli e Demoni”) hanno evidenziato alcuni nodi critici sul ruolo dello psicologo nelle diagnosi di abuso sessuale su bambini e nelle procedure di affido extra-familiare. Ne parliamo con Santo Di Nuovo, presidente della Associazione Italiana di Psicologia, che – oltre ad insegnare psicologia giuridica - è stato a lungo giudice onorario nel Tribunale per i minorenni e nella Corte d’appello sezione minori e famiglie di Catania.  

D) L’indagine giudiziaria sui casi di Bibbiano, col seguito mediatico e anche politico che ne è derivato, ha suscitato sconcerto e preoccupazione nell’opinione pubblica. L’indagine riguarda procedure giudiziarie di affido di minori a seguito di presunti abusi intra-familiari, ed ha richiamato considerazioni derivanti dal reportage giornalistico “Veleno”, riguardante processi per abuso sessuale avvenuti nella Bassa Modenese. Può precisare qual è la posizione della psicologia rispetto a questi casi?

R) Premetto che il nostro ordinamento giuridico è in grado di conciliare i principi di garanzia processuali costituzionalmente garantiti con la tutela dell’interesse del minore, per cui siamo certi che la magistratura chiarirà le diverse posizioni all’interno dell’inchiesta in corso e sanzionerà i colpevoli se colpe verranno accertate, assicurando la giusta tutela dei minori coinvolti. Questo riporterà ai loro corretti confini le vicende che informazioni sommarie e contraddittorie hanno fatto scivolare verso reazioni emotive e strumentalizzazioni politiche.

Non entro nel merito della validità del consolidato istituto che affida temporaneamente bambini in sofferenza nelle famiglie di origine ad altri nuclei familiari individuati dai servizi sociali come idonei a fornire tale supporto. Come altri istituti giuridici, l’affido è valido se applicato correttamente, mentre comporta ulteriori sofferenze se usato male o addirittura con dolo.

Mi soffermo invece sul ruolo degli psicologi essenziale – seppur non esclusivo - per l’accertamento di abusi intra-familiari da cui spesso parte la procedura di affido. La sommarietà delle informazioni sulle inchieste in questione ha suscitato una indiscriminata reazione emotiva dell’opinione pubblica alimentando la diffidenza nei confronti degli psicologi e delle loro competenze scientifiche e professionali, come se queste potessero prescindere dai principi di imparzialità ed equità di valutazione che il nostro ordinamento richiede.

L’Associazione degli psicologi ha elaborato e pubblicato (https://aipass.org/angeli-e-demoni-psicologia-sotto-inchiesta) un contributo che intende spostare i termini del dibattito dal livello emotivo e politico al piano più strettamente tecnico-scientifico. Non sempre dall’esterno viene adeguatamente colta la scientificità delle competenze e delle metodologie di intervento che l’esperto psicologo può e deve attuare nei procedimenti giudiziari penali e civili. A volte l’azione degli psicologi – e di altri professionisti come gli operatori dei servizi sanitari e sociali - è percepita come derivante da posizioni ideologiche e autoreferenziali piuttosto che da principi scientifici precisi e condivisi nella comunità internazionale degli studiosi dell’ambito giuridico e forense.

D) Quindi esistono delle ‘certezze’ scientifiche su ciò che gli psicologi sono chiamati a valutare in casi come quelli di Bibbiano?

R) Le scienze psicosociali non offrono ‘certezze’ assolute ma criteri diagnostici e di intervento condivisi che consentono conclusioni altamente attendibili per quanto sempre probabilistiche. Consideriamo ad esempio la valutazione della memoria infantile: esistono innumerevoli studi nazionali e internazionali, pubblicati in autorevoli sedi editoriali, che dimostrano come funziona il ricordo nelle diverse età di vita, quali sono i processi di influenzamento cui esso è soggetto nei bambini, e quali metodologie possono essere usate per cogliere i complessi aspetti cognitivi ed emotivi implicati nelle inchieste su abusi e maltrattamenti. Esistono linee-guida nazionali e internazionali che raccomandano l’uso di regole e cautele specifiche nell’ascolto delle presunte vittime di abuso. Lo stesso si può dire per gli studi sull’efficacia dell’affidamento etero-familiare, a fronte di famiglie correttamente valutate come inadatte a svolgere il ruolo educativo.

Gli esperti che, a vario titolo, intervengono nelle procedure che riguardano minori e famiglie devono tenere in debita considerazione queste linee-guida; se non lo fanno trasgrediscono il codice deontologico prescritto per la loro professione. E violano norme giuridiche se per imperizia, o addirittura per dolo, aggiungono sofferenza ulteriore a quella già presente nei bambini e nelle loro famiglie. Ma dalle trasgressioni – che ovviamente vanno sanzionate – non può derivare una sfiducia generalizzata sugli strumenti che una scienza ha a disposizione e che il professionista può utilizzare.

D) Dunque l’autonomia di giudizio dell’esperto non può prescindere dalla applicazione delle competenze scientifiche e dall’adozione di metodologie ritenute consensualmente valide e affidabili. Per esempio i test psicodiagnostici. Può fare qualche esempio?

Riguardo le tecniche diagnostiche usate dagli psicologi esiste una ambivalenza che proprio su questa rivista ho da poco segnalato, in riferimento alla proposta di usare i test psicologici per la selezione iniziale dei magistrati. Fiducia eccessiva da una parte, come se il test potesse sempre e comunque scoprire e portare alla luce gli aspetti più reconditi della mente umana, e prevedere il comportamento futuro delle persone: che è influenzato da tanti fattori, mentre il test ne valuta solo alcuni. Sfiducia altrettanto pregiudiziale dall’altra parte, considerando i test del tutto insufficienti per comprendere e prevedere il funzionamento cognitivo ed emotivo degli individui nei loro rapporti sociali. Certo non si può presumere di valutare tutti gli aspetti della mente infantile solo dai disegni o dalle risposte ad un test proiettivo, anche se questi dati aiutano a formulare la diagnosi da integrare con altri metodi.

Come sempre la verità sta in mezzo: esistono test tecnicamente attendibili e validi per valutare aspetti essenziali della psicologia di adulti e bambini, e contribuire così alla diagnosi e alla previsione dei comportamenti. Senza mai dimenticare che questa valutazione con i test non può avere pretese di esclusività, e che ogni predittività è sempre di tipo probabilistico, perché sul comportamento futuro influiscono aspetti relazionali e contestuali di cui il test non può tenere conto in anticipo. La valutazione deve essere fatta dallo psicologo tenendo conto di molteplici fattori, e anche per questo esistono strumenti, come l’intervista e il colloquio clinico, scientificamente validi se correttamente usati.

D) Il problema allora sta nella formazione degli psicologi ad usare appropriatamente gli strumenti di cui la psicologia scientifica dispone?

Questo è uno dei nodi critici essenziali. Lo psicologo, come ogni professionista, deve essere formato non solo a conoscere e saper usare gli strumenti che la ricerca scientifica gli mette a disposizione, ma ad usare le tecniche giuste nel contesto giusto. E il contesto giuridico è molto specifico, per cui chi opera in questo campo deve saper rispettare le istanze degli organi giudiziari e non andare oltre quanto gli viene formalmente richiesto.

Una preparazione tecnica specifica e specialistica è quindi necessaria per chiunque operi nel contesto forense, per evitare l’improvvisazione o l’uso improprio di strumenti non pertinenti al contesto giuridico, o di metodologie non validate e ampiamente condivise sul piano scientifico.

Riprendendo le conclusioni del documento della nostra Associazione sopra citato, “un attento monitoraggio e un’accurata attenzione da parte degli organi competenti, e un richiamo costante ai metodi e all’aggiornamento sono fondamentali”. Il riferimento agli ‘organi competenti’ è all’autorità giudiziaria che deve affidare le valutazioni e le consulenze accertandosi della competenza del perito e monitorando la correttezza delle procedure usate; ma anche agli ordini professionali, che hanno la funzione di tutelare il rispetto della deontologia e della responsabilità sociale di cui sono garanti.


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