La Menapace: una vita sui treni di Emma Fattorini

Un ricordo di Lidia Menapace scritto di getto dalla storica  Emma Fattorini 

Un mio ricordo della Menapace:
La Menapace: una vita sui treni.
Quando da giovane ginnasiale  mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: studiare filosofia, storia e poi teologia. Si ma concretamente? “Voglio diventare come la Menapace. Saltare da un treno  all’altro, incontrare le persone per cambiare il mondo”.
Meno glamour delle fascinose Luciana e Rossana, “la” Menapace, vispa, acuta e generosa non le emulava, non conosceva l’invidia femminile.
Per quanto rispettata e ricercata,  “in quanto cattolica”, risultava in qualche modo accessoria, come sempre “le cattoliche”. Preziose ma sempre e solo “compagne di strada”. Per la cultura comunista, in tutte le sue varianti.
La ricordo sobria e allegra nella  sua casa di Cles, tutta legno e libri, per niente snob e radical chic. Tanto diversa ma tanto simile al casale di Adriana  Zarri.

Un’ altra generazione e un’altra vita ma certo per quaranta anni ho passato più tempo in treno che in casa.

Ps. Per completare: tra un treno e l’altro Rossana mi ospitava a casa sua con un maternage affettuosissimo,  molto simile ad una madre vera e dalla quale, come tale,toccava scappare e Luciana mi cercava per “lavorare” al Pdup, da cui pure occorreva allontanarsi per “crescere”.
Insomma tre donne fondamentali. Tre modelli femminili  la cui forza e’ bene ricordare  a chi lamenta  la perenne prevaricazione maschile, chissà, forse assai meno soffocante e illiberale di quella dei politici maschi di oggi.

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