​Intervista a Emilia Conforti, candidata al CSM per le elezioni del 18 e 19 settembre 2022

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Intervista a Emilia Conforti, candidata al CSM per le elezioni del 18 e 19 settembre 2022

di Beatrice Bernabei

Quali sono le tue pregresse esperienze lavorative, associative ed istituzionali?

Sono entrata in magistratura nel 2009 ed ho sempre svolto funzioni penali. Per nove anni e mezzo sono stata giudice del tribunale del riesame del Tribunale di Roma e per quattro anni ho svolto anche il ruolo di giudice delle misure di prevenzione sia personali che reali. Da circa tre anni sono giudice del dibattimento e mi occupo di reati contro la p.a.

Dal 2019 sono formatore distrettuale per il settore penale della Scuola Superiore della Magistratura con delega alla magistratura onoraria ed ai magistrati ordinari in tirocinio, ruolo che mi ha permesso di apprezzare ulteriormente, sotto una diversa prospettiva, la delicatezza e l’importanza della formazione iniziale nella quale, negli anni, mi ero già cimentata sia in veste di magistrato coordinatore che di magistrato affidatario. Nel 2021 sono stata in applicazione extradistrettuale presso il Tribunale di Vibo Valentia ove ho svolto le funzioni di giudice del dibattimento, del riesame delle misure cautelari reali e di gip.

Fin dal mio ingresso in magistratura ho sempre guardato con curiosità alla dimensione associativa legata al nostro ruolo: fin da subito mi sono iscritta all’Anm, partecipando, anche attualmente, ai lavori di alcune delle commissioni di studio permanenti del CdC.

Negli anni mi sono avvicinata al gruppo di AreaDG, condividendone profondamente la connotazione valoriale, e nel 2016 ne sono stata referente per il Lazio.

Nel 2018 sono stata eletta nella Giunta distrettuale dell'Anm di Roma ricoprendo anche il ruolo di presidente della Ges.

Ho sempre creduto nell’importanza della partecipazione alla vita associativa perché, pur rimanendo un corollario dell’attività lavorativa, ritengo che la gestione degli uffici e la possibilità di esprimere una giurisdizione costituzionalmente orientata, capace di garantire e salvaguardare i diritti di cui siamo i custodi, nasca dal contributo di ciascuno.

A riguardo, anche a costo di risultare scontata o noiosa ritengo importante sottolineare di avere sempre inteso e vissuto l’impegno associativo come un onore per la fiducia ricevuta dai colleghi e come un servizio a beneficio della collettività dei magistrati ed in quanto tale mi auguro di averlo sempre interpretato.

Quali ragioni ti hanno spinto a candidarti al CSM e come pensi che le tue precedenti esperienze professionali possano costituire un apporto al buon funzionamento del Consiglio superiore della magistratura?

Ho accettato di candidarmi per mettere al servizio dell’Istituzione che, come magistrati, esprimiamo con il lavoro quotidiano, le mie energie, l’impegno e l’esperienza maturata negli uffici, per dar voce e restituire centralità agli uffici ed alle esigenze dei colleghi, animata dal desiderio di contribuire, qualora eletta,  insieme agli altri colleghi, in questo delicato momento storico alla difesa ed alla promozione della giurisdizione secondo l’idea consegnataci dalla Costituzione, idea ed ideale di giustizia che, negli anni, hanno spinto tanti giovani a compiere questa scelta professionale e di vita.

Per quanto mi riguarda, quanto accaduto negli ultimi anni - mi riferisco alle gravi vicende dell’Hotel Champagne, alla emersione della degenerazione di prassi correntizie, alla pandemia che ha disvelato la inadeguatezza strutturale di molti uffici nonostante l’impegno profuso dai tanti colleghi ed anche alla recente riforma dell’ordinamento giudiziario - ci consegna l’idea di una elezione “inedita” a partire dalle aspettative dei colleghi.

Tutto ciò richiede, soprattutto in chi si accinge a ricoprire ruoli di rappresentanza, una seria assunzione di responsabilità, di onestà intellettuale propria del metro giudiziario, di generosità e buona volontà nell’impegno e di trasparenza nelle scelte sottese all’azione consiliare.

Ciò non solo al fine di salvaguardare esternamente la giurisdizione, rispetto agli altri soggetti istituzionali, ma anche di restituire e riaccreditare, mediante il recupero del dialogo, i rapporti fra i magistrati, quindi gli uffici, ed il Consiglio Superiore.

In questo senso, posso dire che l’attività lavorativa, anche mediante lo svolgimento di funzioni collegiali, e l’impegno associativo mi hanno trasmesso l’importanza del confronto, se necessario anche acceso ma franco e leale, del lavoro di squadra e del buonsenso nel portare avanti le proprie idee per il conseguimento di risultati efficaci ed utili per gli interessi collettivi di volta in volta in gioco.

Per esperienza, mi sento di aggiungere che,  soprattutto in questo preciso momento storico e sociale, è  indispensabile  mantenere, e se del caso instaurare, da parte del Consiglio  un contatto diretto e continuativo con gli uffici giudiziari, non solo attraverso un rafforzamento dei rapporti e delle comunicazioni con i consigli giudiziari,  ma anche mediante la previsione di veri e propri momenti di confronto, sistematico e periodico, di interlocuzione dei consiglieri con i magistrati degli uffici dei distretti.

Non di meno importante ritengo sia l’introduzione di sistemi che facilitino l’accessibilità alle informazioni e contribuiscano a rendere trasparente l’azione consiliare.

Penso, certamente ma non solo, al riammodernamento del sito internet del Consiglio al fine di facilitare l’accesso alle informazioni utili per i magistrati, sia relative alle proprie pratiche che alla specifica posizione professionale, ed alla introduzione di un sistema generale di comunicazione dell’attività consiliare e delle motivazioni delle scelte del Consiglio.

In tal modo si eviterebbe il ricorso a forme di conoscenza personale, limitando il rischio di meccanismi di “gestione clientelare” dei rapporti con i colleghi.

Oggi il 65% dei vincitori del concorso in magistratura è donna, ma gli uffici direttivi e le cariche elettive continuano ad essere occupate prevalentemente da uomini. Cosa ne pensi della questione di genere? Cosa può fare in concreto il CSM per garantire la pari opportunità?

Bisogna colmare questo gap di rappresentanza nell’ottica di un approccio prima di tutto culturale: si tratta di un problema dell’organizzazione giudiziaria nel suo complesso non certo limitato alla componente femminile degli uffici ma al contributo di professionalità che le magistrate, così come oramai accade da tempo nella giurisdizione, possono apportare nella organizzazione e nella gestione di un ufficio.

Ritengo timido il segnale che proviene dalla riforma della legge elettorale mediante la previsione di una quota di chance a fronte di un impulso senz’altro più significativo che sarebbe potuto derivare dalla previsione di vere e proprie quote di risultato rispetto all’organizzazione ed alla funzionalità dei ruoli apicali e di rappresentatività.

Al fine di incoraggiare le magistrate ad avvicinarsi a ruoli apicali ed elettivi ritengo sia importante valorizzare in termini di comparazione rispetto ad altre esperienze quella giudiziaria vissuta negli uffici.

Occorre far sì che situazioni, quali la gravidanza, la maternità e la genitorialità, ma anche tutte quelle che vengono tutt’ora di norma assunte e fronteggiate dalle donne, penso alla malattia ed alla cura di parenti malati, vengano gestite negli uffici come situazioni strutturali fronteggiabili in maniera ordinaria, perdendo per l’ufficio quella impropria connotazione emergenziale.

In un’ottica di breve periodo il Consiglio, a legislazione invariata, dovrebbe promuovere meccanismi distrettuali attraverso cui fronteggiare le assenze temporanee dei magistrati e, al contempo, farsi portavoce con il Ministero della necessità di aumentare le piante organiche.

Recentemente è stata approvata la riforma ordinamentale con legge n. 71/22. Quali sono, a tuo avviso, gli aspetti critici? Come può il CSM garantirne la corretta attuazione? Pensi che tale riforma sia sufficiente per ristabilire la credibilità nella magistratura da parte dei cittadini e per arginare la deriva carrieristica e correntizia?

La domanda sottende aspetti complessi che in questa sede non credo possano essere adeguatamente scandagliati ed approfonditi.

Ritengo, tuttavia, che le degenerazioni correntizie e carrieristiche emerse negli ultimi anni, così come il recupero della credibilità della magistratura rispetto alla società, richiedano una operazione di senso da parte di tutti i magistrati e, in primo luogo, l’impegno da parte di noi tutti di riacquistare la consapevolezza che la funzione giurisdizionale, secondo il tracciato costituzionale, è un servizio svolto nell’interesse dei cittadini.

Pertanto, proprio perché quotidianamente la maggior parte dei magistrati, pur di portare avanti il proprio servizio si fa carico di molte ed inaddebitabili disfunzioni del sistema, ritengo che possa contribuire ad un concreto cambio di passo l’assunzione di una rinnovata consapevolezza tesa alla rivendicazione dell’orgoglio e della dignità del ruolo unita ad un più ampio senso di responsabilità collettivo.

Dico questo pensando anche ai magistrati di nuova nomina che, oggi più che mai, intraprendendo questo percorso, compiono una scelta coraggiosa del cui futuro non possono non farsi carico quanti di noi hanno maggiore esperienza.

Per tale motivo credo che tale assunzione debba essere compiuta fin da ora, da parte degli elettori nella scelta dei propri rappresentanti e da parte di noi candidati nel proporci alla loro analisi ed al loro giudizio, consapevoli della necessità di assumere un carico ulteriore rispetto alle consiliature precedenti.

Certamente il Consiglio che ci accingiamo ad eleggere, dopo la prima onda d’urto dei gravissimi fatti dell’Hotel Champagne e la successiva emersione di sacche di degenerazione correntizia, sarà quello chiamato a doversi confrontare con gli effetti di più lungo periodo rispetto a quanto accaduto e che, quindi, al di là delle immediate e comprensibili reazioni emotive, risultano ancora più subdoli perché rischiano di incidere più in profondità nella coscienza collettiva della categoria e di radicare sentimenti di disaffezione nei confronti degli organi rappresentativi.

Con l’inevitabile corollario di compromettere lo status professionale e con esso il senso più profondo del nostro lavoro di defibrillazione di conflitti sociali e, unitamente ad altri soggetti costituzionali, di garanzia dell’ordine democratico.

Ad ampliare questo rischio concorre senz’altro l’essere stati destinatari negli anni di riforme legislative frammentate che tradivano e tradiscono la mancanza di volontà politica di farsi realmente carico, in maniera coerente ed efficace, dei problemi e delle disfunzioni della giustizia che, inevitabilmente, si riverberano in maniera negativa sulla stragrande maggioranza dei magistrati che silenziosamente ed operosamente prestano il loro servizio.

In questo senso, quindi, la stessa riforma recentemente approvata, pur contenendo taluni punti positivi, quali il ritorno al concorso di primo grado e la calendarizzazione delle pratiche di nomina dei posti direttivi e semi direttivi, tradisce, a mio giudizio, nel suo complesso, una immeritata sfiducia nella funzione giurisdizionale approcciata in una ottica produttivistico/aziendalistica e sottoposta a pericolose forme di controllo.

Il mio è sul punto un giudizio sostanzialmente negativo, motivo per il quale ho aderito con convinzione allo sciopero indetto dall’Assemblea straordinaria generale dell’Anm.

In particolare, previsioni che attribuiscono un ruolo al Ministero della Giustizia sulla programmazione organizzativa degli uffici di procura, la partecipazione dei componenti laici dei consigli giudiziari alle discussioni in tema di professionalità; il giudizio sulle capacità organizzative del magistrato; l’accertamento di gravi anomalie in relazione all’esito degli affari nelle successive fasi o nei gradi del procedimento, costituiscono tutti aspetti che, letti in combinato disposto, incidono negativamente sulla autonomia e sull’indipendenza dei magistrati, deviando profondamente dal modello di magistrato delineato dalla Costituzione il quale, invece, come dimostra la storia e la coscienza collettiva del Paese, è soggetto attivo dello Stato di diritto che, con il proprio contributo interpretativo, contribuisce al progresso sociale rispondendo ad istanze di tutela talvolta inedite.

Dunque, abbandonando un approccio “burocratico”, per ciò stesso anacronistico, credo che un conto sia prevedere strumenti che permettano l’emersione di casi di inefficienza, altro è intervenire in maniera generalizzata contemplando forme di valutazione del lavoro dei magistrati basate sul rispetto dei numeri previsti o sulla tenuta del provvedimento adottato.

Sarà, pertanto, compito del Consiglio procedere ad una lettura costituzionalmente orientata della riforma.

La riforma Cartabia ha reintrodotto l’accesso diretto al concorso in magistratura ordinaria con la sola laurea in giurisprudenza. Questo vuol dire che, presto, ci saranno magistrati giovanissimi, di 26 o, finanche, di 25 anni, che, inevitabilmente, andranno a ricoprire le sedi di frontiera, spesso connotate da un elevato tasso di criminalità organizzata. Alla luce della tua esperienza presso il Tribunale di Vibo Valentina, come pensi il CSM possa supportare i giovani magistrati e contribuire a far sentire la presenza dello Stato anche in queste sedi periferiche?

Come ho già detto questo è senz’altro un profilo molto positivo della riforma, la cui reintroduzione era stata richiesta ed auspicata in diverse occasioni dalla magistratura, anche associata.

É altrettanto chiaro, tuttavia, che non può esaurire la misura degli interventi necessari soprattutto in sedi periferiche caratterizzate da un elevato tasso di mobilità dei magistrati e spesso da elevata densità criminale.

È, quindi, chiaro che il problema deve essere visto ed affrontato anche dal punto di vista dei capi degli uffici: risulta importante per i dirigenti di quelle sedi disporre di un organico stabile ed adeguato per far fronte alla domanda di giustizia senza che ciò mortifichi o frusti le legittime e naturali aspirazioni personali e familiari dei magistrati più giovani a cui sono naturalmente destinate sedi più disagiate.

In tal senso, allora, in una prospettiva di più lungo termine e considerando i tempi tecnici di espletamento delle procedure concorsuali e del tirocinio, ritengo che misure necessarie di cui il Consiglio deve farsi portavoce siano quelle dell’aumento degli organici, della redistribuzione della geografia giudiziaria e di una maggiore valorizzazione e formazione del personale di supporto dell’ufficio del magistrato.

Nell’immediato ed a legislazione invariata, ritengo che tale risultato possa conseguirsi mediante la introduzione di meccanismi che già in passato hanno sortito effetti positivi a fronte della permanenza dei magistrati in tali sedi per un determinato periodo di tempo.

Penso, in particolare, alla introduzione di incentivi economici e di punteggio, analogamente al trattamento già previsto e vigente per la gestione delle sedi disagiate. 

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